Crisi politica
Tusk schiera gli agenti davanti alla Corte Costituzionale. Fidanza: “Colpo di Stato light, Bruxelles tace”
"Ciò che sta accadendo è di una gravità inaudita. Il governo di centro-sinistra sta cercando di sovvertire l’ordine costituzionale", dichiara il capogruppo di FdI a Bruxelles
Esteri - di Alice Carrazza - 31 Ottobre 2026 alle 14:50
«Ciò che sta accadendo in Polonia è di una gravità inaudita». È l’allarme lanciato da Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e vicepresidente di Ecr party, di fronte alla crisi istituzionale esplosa a Varsavia.
La polizia schierata davanti al Tribunale costituzionale, i vertici della Corte sospesi, il presidente della Repubblica Karol Nawrocki costretto a interrompere una missione all’estero e a rientrare in Polonia nel cuore della notte. Tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre, lo scontro tra l’esecutivo di Donald Tusk e la presidenza conservatrice ha raggiunto un nuovo livello di tensione, con al centro la legittimità e il controllo della massima autorità di garanzia costituzionale.
«Il governo di centrosinistra sta cercando di sovvertire l’ordine costituzionale», denuncia Fidanza, che parla apertamente di «una specie di colpo di Stato “light”» e di una «deriva illiberale» consumata nel «silenzio di Bruxelles».La crisi accende lo scontro anche tra le forze politiche europee. A Varsavia, Jarosław Kaczyński, leader del PiS, arriva a denunciare lo «Stato di polizia». «La legge deve vincolare ogni governo, senza alcuna eccezione», fanno eco i Conservatori europei.
La notte della crisi
Tutto precipita ieri sera. Anna Korwin-Piotrowska, magistrata eletta dal Parlamento al Tribunale costituzionale, ma mai insediatasi secondo la procedura riconosciuta, dispone la sospensione per un mese di Bogdan Święczkowski e Bartłomiej Sochański, rispettivamente presidente e vicepresidente della Corte. Ne assume provvisoriamente la guida.
Il ministro della Giustizia Waldemar Żurek presenta intanto cinque richieste di revoca dell’immunità dei due magistrati. Davanti al palazzo vengono schierate le forze dell’ordine. TV Republika denuncia persino l‘ingresso degli agenti nell’edificio, nonostante la polizia lo neghi. I manifestanti tentano di superare le barriere, scoppiano incidenti e tre persone vengono fermate.

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Karol Nawrocki, presidente indipendente sostenuto dai conservatori, fa invertire la rotta all’aereo diretto in Senegal. Raggiunge Varsavia dopo mezzanotte e si presenta al Tribunale, dove resta per diverse ore. «Questa notte è stato violato l’ordine costituzionale della Repubblica di Polonia e un organo costituzionale dello Stato è stato preso con la forza», denuncia il capo dello Stato. Lo sostiene anche Zbigniew Kapiński, primo presidente della Corte suprema, che giudica illegittima l’operazione.
Nawrocki convoca quindi consultazioni con le forze parlamentari, denunciando una «minaccia alla sicurezza interna». Come riporta Polskie Radio, Tusk non intende prendervi parte, nonostante anche altre formazioni hanno annunciato la propria disponibilità. L’uomo delle élite si blinda “nel castello”.
“Stato di polizia”
Kaczyński, presidente del PiS, già alla guida del Paese dal 2006 al 2007, non risparmia le accuse: «Da oggi la Polonia diventa uno Stato di polizia, e da qui la strada verso l’autoritarismo e poi il totalitarismo è diretta». Invita i cittadini a proseguire la protesta, che definisce pienamente legittima.
La risposta del premier? Paradossale: «Ripristinare lo Stato di diritto è nostro dovere. Dopo anni sotto il PiS, è un processo difficile, talvolta doloroso, che richiede azioni decise. Non c’è altra strada».
I precedenti
Non è la prima volta che Tusk viene accusato di aggirare le regole in nome della legalità. Nel dicembre 2023, appena tornato al potere, il primo ministro avviò attraverso il ministro della Cultura la sostituzione dei vertici della televisione e della radio pubbliche e dell’agenzia di stampa PAP, poi messe in liquidazione. Una manovra contestata dall’allora presidente conservatore Andrzej Duda. Anche l’autorità nazionale di regolamentazione dei media denunciò l’illegittimità della procedura. L’esecutivo sosteneva invece di voler “liberare” l’informazione pubblica dall’influenza del PiS.
Come dimenticare poi il caso di Zbigniew Ziobro, ex ministro della Giustizia conservatore, che ottenne asilo politico in Ungheria prima di trasferirsi negli Stati Uniti, denunciando una «caccia alle streghe» da parte dell’esecutivo.
Ora, con le parlamentari del 2027 all’orizzonte, la posta in gioco supera ormai la guida del Tribunale costituzionale.

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