Orgoglio dem
Schlein va allo scontro con Conte: “Abbiamo il doppio dei voti, non è che uno vale uno. Generosi sì, ingenui no”
Testardamente unitari ma senza fare sconti. Generosi sì, ingenui no. È il giorno dell’orgoglio dem urlato a gran voce da Elly Schlein dal palco della direzione nazionale del Pd che si conclude con la rituale approvazione all’unanimità della relazione della segretaria. Con un dettaglio non da poco: i riformisti non hanno partecipato al voto. Un lungo intervento per scaldare gli animi, per dire ai dirigenti disorientati “io ci sono”. Ma anche per chiarire le regole di ingaggio del campo larghissimo che non decolla mai. Convitato di pietra Giuseppe Conte, molto strapazzato dalla leader del Pd. Senza mai citarlo gli ricorda i pesi all’interno dell’alleanza perché – scandisce tra gli applausi – “non è che uno vale uno”. La leader dem, risvegliata dal torpore degli ultimi mesi, sembra intenzionata a uscire dalla sindrome dell’opossum. Non fa sconti su leadership, primarie e programma e finisce per battezzare un campo diviso almeno in due spezzoni che si guardano di traverso.
Schlein, tra orgoglio dem e attacchi a Conte
“A noi, compagne e compagni, non ci ha regalato niente nessuno. Se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati. Con l’impegno a convincere le persone, una per una, che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze”. Il bersaglio, mai citato, è ancora il leader dei 5Stelle provocato anche sul programma (“noi siamo pronti da febbraio, altri hanno aspettato settembre”). “Il programma dunque si scrive con tutta l’alleanza, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione”. Il programma viene evocato come uno yeti, nessuno lo ha visto ma esiste. “Non partiamo da zero. Prima il programma comune, poi la guida perché chi guida deve guidare l’intera alleanza, non soltanto il suo partito”. Il messaggio è chiaro, su tempi e modalità “Siccome sono giorni che leggo ricostruzioni fantasiose, su questo vorrei chiarire un punto. Noi siamo pronti, possiamo partire anche subito, basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli”. È un vero e proprio ingaggio con Conte che, per ora, non dice sola parola.
Sul programma il Pd è pronto, altri no
“Il Pd è pronto. Io ho proposto agli alleati a novembre dell’anno scorso 2025 dopo le regionali, un grande percorso di ascolto fatto insieme attraverso il paese. Legittimamente c’è chi ha annunciato un proprio percorso che si è concluso solo a settembre di quest’anno. Noi il nostro l’abbiamo fatto a febbraio”. Un’altra punzecchiata a rivendicare la primogenitura rispetto a Nova. Anche sulla leadership Elly non fa sconti all’alleato che la incalza. “Generosi sì, ingenui no. In qualsiasi altro paese europeo non ci sarebbe stata questa discussione perché è normale che guidi il partito che prende un voto in più. Non è egemonia, è democrazia”. Le primarie dunque sono l’unica strada di fronte a chi non riconosce “questo principio democratico”. Lo scatto d’orgoglio però non convince la corrente progressista. “Sulla costruzione del programma e sulla individuazione del percorso che ci porterà alle primarie ci sono punti che abbiamo posto e devono essere ancora chiariti. Per questo abbiamo deciso di non partecipare al voto”. Parola di Lorenzo Guerini.
Bonelli: Elly sbaglia, il tema non è se uno vale uno
Se i fedelissimi la applaudono (tra i primi Marco Furfaro) fuori dal Nazareno è una Babele di lingue. Avs non ci sta. “Quando si deve costruire un programma – dice Angelo Bonelli – il tema non è se uno vale uno ma portare alcuni argomenti importanti a prescindere del consenso, Allo stato attuale mi sembra che solo il Pd voglia le primarie, evidentemente non siamo riusciti a convincerli”.