Gioco, partita, incontro
La sfida-boomerang di Schlein alla premier. Meloni la gela: “Più di 10 giorni per rispondermi con bugie, con questo ritmo ce la vedo a governare”
In gergo tennistico si direbbe “gioco, partita, incontro”. Con un post lapidario su Facebook la premier Giorgia Meloni rovina i sogni di gloria di Elly Schlein che dal palco della direzione dem gioca la carta dell’orgoglio sfidando il governo con una lista di presunti flop smentiti dai fatti, “Siccome Giorgia Meloni recentemente mi ha chiesto di dirle una cosa vera. Io gliene sto dicendo 10 coi numeri alla mano. Perché i numeri sono testardi e non sono di sinistra”. Immediata la replica a distanza della presidente del Consiglio. “Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando dieci falsità”.
Scontro Meloni-Schlein, la premier: mi risponde dopo quasi 2 settimane, con questi ritmi…
Il sarcasmo è inevitabile visto che la leader del Nazareno non si mostra esattamente una campionessa di tempismo e riflessi pronti. Il riferimento di Schlein è a una provocazione della premier che risale al 20 settembre. Quando dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, Meloni aveva ironizzato sugli attacchi inconsistenti delle opposizioni e della segretaria dem. Rispondendo alle critiche di Schlein sui finanziamenti all’università aveva detto: ” Se non trovi argomenti veri per attaccarci, te li passo io sottobanco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”,
Il decalogo dei presunti flop del governo per scaldare la platea
Elly gioca in casa, deve scaldare gli animi di un partito diviso e sceglie la strada sicura del mega comizio spot contro Palazzo Chigi. Un decalogo di domande retoriche e obiezioni ripetute come un copia incolla da mesi. “Dicevate che avreste abbassato le tasse siamo al record di pressione fiscale degli ultimi 12 anni”. Parole smentite dai fatti e da tutti i provvedimenti del governo adottati in questi 4 anni improntati al taglio delle tasse. E ancora parole in libertà sugli stipendi “tra i più bassi d’Europa”, sul costo dell’energia, “all’ingrosso più caro d’Europa provate a negare questo”. Ma anche tutti i luoghi comuni delle opposizioni sul tema della povertà, della salute e della natalità. Fino a smentire clamorosamente la realtà denunciando la penalizzazione delle madri sul lavoro. Poi la chicca finale: “Quando la stabilità si trasforma in immobilismo vuol dire che i nodi vengono al pettine questi sono i nodi. Più tasse più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita questa è l’eredità che lasciano”. Per non dire dello stanco racconto sulla “‘spregiudicatezza con cui hanno occupato ogni spazio di potere”. Un j’accuse ossessivo di cui la premier non si prende neppure la briga di rispondere punto per punto. “Sono un elenco di falsità”, replica. E chiude la partita.