Odio rosso
“Sbirri morti e fasci appesi”, “10, 100, 1000 Acca Larenzia”: al Mamiani gira la lista choc dei cori per cortei e occupazioni
Tra gli slogan del Liceo classico Terenzio Mamiani, che è noto per la presenza dei collettivi rossi sin dagli anni di piombo, ce ne sono alcuni a favore dei No Tav, degli anarchici e delle femministe che minacciano di morte
Politica - di Gabriele Caramelli - 19 Ottobre 2026 alle 18:40
Non è un mistero che l’estrema sinistra studentesca, sin dai tempi del ’68, sia la massima esperta in cori beceri e minacce di morte. Lo dimostra perfettamente il prontuario dei cori del Liceo Classico Terenzio Mamiani di Roma, da sfoderare durante i cortei. Tra le frasi indecenti ce ne sono alcune che destano grande scalpore e che ricordano l’atmosfera degli anni di piombo, come: «Mia nonna partigiana, me l’ha insegnato, uccidere un fascista non è reato». Ma non finisce qui, perché ce ne sono altri ugualmente gravi: «E se un fascista muore? (champagne!), e se non muore? (molotov!). Champagne! Molotov! Champagne! Molotov!».
Non è mancato un chiaro riferimento alla strage dei giovani missini a Roma, avvenuta il 7 gennaio 1978: «Contro ogni fascista, sempre più violenza, 10, 100, 1000 Acca larenzia». Ce ne sono tanti altri anche contro la Polizia, ma anche sulla guerra in Medio Oriente: per l’ennesima volta, i compagni non disdegnano l’aumento del clima di tensione e il pessimo gusto.
I cori beceri dei collettivi di sinistra a Roma: minacce di morte alla Polizia e insulti ad Acca Larenzia
«Molotov champagne viene giù la caserma, alza lo skimask, questa notte è guerra, il fascio lo sa, tira aria di m*a, siamo gli antifà, ti facciamo la festa». Questo è uno dei cori contro la polizia, oltre all’arcinoto e insensato: «Gli unici stranieri, gli sbirri nei quartieri». E magari gli antagonisti sono gli stessi che chiamano le forze dell’ordine quando subiscono un furto. Tra gli altri canti deprecabili ce n’è un altro altrettanto grave: «Com’è bello far rivolte dalle scuole al Miur, com’è bello fare a botte contro i caschi blu, sbirri morti, sbirri morti sempre più, fasci appesi, fasci appesi a testa in giù».
L’ignoranza non si denota soltanto dalle minacce di morte verso gli agenti e i fascisti immaginari, ma anche nella conoscenza degli argomenti: sono anni che il Miur ha cambiato nome in Mim. E ancora, tra le righe spunta anche un coro contro l’ex presidente del Consiglio ucciso dalle Brigate rosse: « Si muore d’eroina, si muore di lavoro, che cazzo ce ne frega se muore Aldo Moro». Un altro ancora svilisce la strage di militari italiani morti in Iraq nel 2003: «Sei andato a Nassirya a esportar democrazia, hai fatto boom, hai fatto boom», oppure: «Nella vecchia nassirya, ia ia o quanti sbirri volan via, ia ia o sono nove-no, nove-no diciannove!». Non è mancato un incitamento al sequestro dell’attuale ministro delle Infrastrutture: «Lega Salvini e lascialo legato».
Minacce femministe, cori beceri contro Israele, frasi a favore di Cospito e No Tav
«Fasci appesi col reggiseno, non una, non una, non una di meno!». Questo è uno dei cori presenti nella lista degli studenti antifascisti, che non disdegnano una vicinanza con una certa ideologia violenta. Lo dimostrano anche un altro detto: «Mia nonna partigiana me l’ha insegnato, uccidere un machista, non è reato». Insomma, un’altra evidente giustificazione d’omicidio a fronte di una deduzione settaria. Sembra essere ancora molto lontano il giorno in cui capiranno che uomini e donne non sono nemici.
Quanto alla questione mediorientale, gli studenti antifascisti hanno scelto un coro che inneggia alla cancellazione dell’Idf: «Palestina libera dal fiume fino al mare». Un altro è ancor meno velato: «Si chiama Palestina, non si chiama Israele, sionista maledetto, ti meriti le pietre». Altre frasi, invece, richiamano gli ambienti anarchici: «Fuori Alfredo dal 41 bis», oppure: «Il 41 bis è tortura, solidarietà, lotta dura». Non sanno che senza questa misura sarebbe difficile contenere i mafiosi dentro le carceri. Qualche coro attiene anche all’area dei No Tav: «Il piccolo celerino entra nel boschetto, fa due passi inciampa e dopo perde anche l’elmetto e dopo aver passato un brutto quarto d’ora lo sbirro torna a casa ma senza la pistola. gli sbirri della valle, gli sbirri di città, si prendono le pietre se arrivano i no tav». L’ultimo in assoluto, invece, riguarda la contrarietà al Ponte sullo Stretto di Messina, non sia mai che i compagni siano a favore delle grandi opere utili: «Vogliamo l’acqua dal rubinetto, v*o al ponte sullo stretto».