La denuncia social
Saviano, ci risiamo? Racconta Dario Fo, ma dimentica la fonte. E spunta il fantasma di Gomorra
Cronaca - di Valter Delle Donne - 19 Ottobre 2026 alle 16:28
C’è chi prende appunti, chi prende spunto e chi, a quanto pare, dimentica di citare le fonti. Roberto Saviano finisce nuovamente al centro di una polemica sulle attribuzioni, e stavolta a metterlo in imbarazzo è un ringraziamento. Quello, ironico e velenosissimo, di Matthias Martelli, attore e drammaturgo, che in un reel su Instagram lascia intendere che lo scrittore abbia attinto al suo libro senza degnarlo di una citazione.
«GRAZIE SAVIANO! Leggendo il suo articolo su Dario Fo, ho intuito che deve aver letto il mio libro…», scrive l’autore de Il giullare ribelle. Vita apocrifa di Dario Fo, pubblicato da Baldini+Castoldi nel 2026.
Il riferimento è all’articolo «Caro Dario, la censura oggi non è più il silenzio», firmato da Saviano su Repubblica il 13 ottobre, con un richiamo in prima pagina.
A insospettire Martelli sono alcuni episodi raccontati da Saviano e già presenti nel suo volume: Dario Fo che nel 2016 torna sul palco a recitare Mistero buffo, nonostante i medici gli avessero dato pochi giorni di vita, e un incontro del 2021 con cinquecento studenti delle superiori. Quest’ultimo, sostiene l’attore, è un aneddoto mai divulgato altrove. Eppure, secondo la sua ricostruzione, del libro nell’articolo non c’è traccia.
I social prendono in giro Saviano: «Il libro citato con l’inchiostro simpatico»
Il ringraziamento scatena l’ironia dei social. «Deve esserci, deve esserci una motivazione che ci sfugge! Concentriamoci tutti insieme…», commenta un utente.
Un altro affonda il colpo: «Ho finito di leggere il tuo libro (quello citato con l’inchiostro simpatico nell’articolo, bisogna scaldare la carta) proprio questo mese».
Qualcuno ringrazia Saviano per l’involontaria pubblicità: «Compro subito il libro! Grazie Saviano, grazie Martelli… Altrimenti come mi ricordavo io che mi dovevo comprare questo libro?».
Altri sono meno indulgenti. «Da Saviano, uno che viene considerato tra gli intellettuali della nostra epoca, non mi sarei mai aspettata un comportamento così intellettualmente disonesto», scrive una commentatrice.
E c’è chi tira in ballo il passato: «Tra i partecipanti ai commenti noto una grande abbondanza di memoria cortissima; non è mica la prima volta eh…».

Il precedente di Gomorra e le sentenze della Cassazione
Il riferimento è alla controversia giudiziaria che ha coinvolto Saviano e Mondadori per alcuni passaggi di Gomorra ripresi da articoli dei quotidiani Cronache di Napoli e Corriere di Caserta, pubblicati dall’editore Libra.
Con la sentenza 12314 del 2015, la Cassazione ha affrontato la questione della riproduzione illecita di brani giornalistici senza adeguata attribuzione. La Suprema Corte ha precisato che non era in discussione l’originalità complessiva di Gomorra, ma l’utilizzo di parti specifiche e limitate di articoli altrui. La vicenda è proseguita anche sul terreno della quantificazione del risarcimento, con un nuovo intervento della Cassazione nel 2021.
Un precedente giudiziario ben diverso dalla vicenda attuale, nella quale non esiste alcun accertamento di plagio. Ma sufficiente a spiegare perché, sui social, la questione delle fonti abbia immediatamente risvegliato la memoria di molti lettori.
La lezione del giullare allo scrittore di Repubblica
Il paradosso è che Saviano intitola il suo articolo: «Caro Dario, la censura oggi non è più il silenzio». E proprio mentre impartisce lezioni sulla libertà della parola e sull’eredità di Fo, finisce al centro di una polemica per una fonte che, secondo il suo autore, avrebbe dimenticato di citare.
Naturalmente, le somiglianze non bastano a dimostrare un plagio. Ma dopo i precedenti giudiziari di Gomorra, un po’ di attenzione in più alle fonti non guasterebbe.