La sentenza
La Cassazione ha deciso: Saviano risarcirà 10mila euro per articoli copiati e inseriti in “Gomorra”
La sentenza, in un certo senso, è favorevole a Roberto Saviano: diecimila euro di risarcimento per gli articoli di giornale riprodotti, o sarebbe il caso di dire copiati, senza citare la fonte sul libro “Gomorra”, ma senza ulteriore aggravio economico. Magra consolazione, per Saviano, da anni alle prese con le cause di plagio di giornalisti campani che negli anni in cui lui preparava “Gomorra” scrivevano articoli in cui raccontavano le vicende di camorra, poi riprese nel libro, e in alcuni casi dovevano anche difendersi dalle accuse di essere conniventi. Negli anni, a partire dall’undicesima ristampa di “Gomorra“, la Mondadori è stata costretta dalle sentenze avverse a inserire nel libro le fonti citate da Saviano, sia i cronisti, tra cui Simone Di Meo, sia gli articoli e le testate da cui sono state attinte le notizie.
Saviano e gli articoli copiati per scrivere “Gomorra”
La Libra Editrice, che edita “Cronache di Napoli” e “Corriere di Caserta“, aveva fatto ricorso contro la decisione della Corte d’appello di Napoli che, nel 2024 (sentenza 1033/2024) aveva fissato a 10mila euro il risarcimento in favore della società, a distanza di molti anni dalla prima denuncia di plagio contro Saviano arrivata nel 2008.
Secondo i giudici, però, il best seller che ha venduto due milioni e 250mila copie solo in Italia e circa 10 milioni nel mondo, con profitti enormi, ha beneficiato solo in minima parte degli articoli copiati, “dal momento che gli articoli illecitamente riprodotti sono assai brevi rispetto al libro”. Dai giudici di appello viene sottolineata anche «l’innegabile abilità di Saviano nella rielaborazione degli articoli e nell’inserimento degli stessi in una trattazione ben più ampia e caratterizzata da particolare pregevolezza letteraria». Un bel complimento, ma anche la firma in calce a una figuraccia, quella di Saviano.