Il convegno
“Piedi nudi sulla Concordia”, alla Fondazione An il libro che racconta il volto umano della tregedia
Emozioni e testimonianze alla presentazione del volume di Silvia Santini e Giancarlo Trapanese. Giordano: "Accanto al dramma, il miracolo dell'umanità"
«Sono state tre ore veramente molto, molto difficili. Mai avrei creduto di trovarmi in una situazione del genere». A quasi quindici anni dal naufragio della Costa Concordia, Silvia Santini torna a quella notte del 13 gennaio 2012, quando una crociera si trasformò in una tragedia costata la vita a 32 persone. La sua testimonianza ha commosso la sala della Fondazione Alleanza nazionale a Roma, dove martedì 20 ottobre è stato presentato “Piedi nudi sulla Concordia. Egoismo e amore in un naufragio“, il libro scritto con il giornalista Giancarlo Trapanese.
L’incontro, promosso dalla Fondazione An, dal Secolo d’Italia e dall’associazione M.ARTE, è stato moderato da Maria Antonietta Spadorcia, vicedirettore del Tg2. Al centro non soltanto gli errori che provocarono il disastro, ma il coraggio di chi scelse di salvare altre vite.
Giordano: “Il miracolo dell’umanità”
Ad aprire i lavori è stato Antonio Giordano, vicepresidente della Fondazione An e deputato di FdI: «Da una parte il dramma delle persone, ma anche il miracolo dell’umanità». Un evento capace, ha ricordato, di tenere milioni di italiani incollati alla televisione. «In ogni tragedia c’è il risvolto dell’umanità e, in molti casi, dell’eroismo».
Ma dalla vicenda della Concordia arriva anche una lezione sulla responsabilità. «Attenzione a chi ci guida», ha ammonito Giordano nel confronto conclusivo: «Chi ci guida ha un’enorme responsabilità, ma anche il grande potere di destinarci a un triste futuro».
La commozione: “Devo la vita a mio marito”
Il momento più intenso è arrivato durante la lettura di alcune pagine del libro da parte di Francesca Conti. Nel racconto, i passeggeri ricevono rassicurazioni su un presunto blackout, mentre la nave si inclina e la confusione cresce. Domenico, marito di Silvia, comprende che bisogna cercare un’altra via e la trascina lontano dalla calca.
«Devo ringraziare mio marito se ha trovato una soluzione per scappare», ha raccontato Santini, visibilmente emozionata. Il pensiero della figlia Elisa, allora all’asilo, rende ancora oggi doloroso il ricordo. La coppia ha cercato negli anni di proteggerla dal trauma e di ricostruire la quotidianità. Per Silvia, raccontare è diventato un altro passo verso quella rinascita.
“Questo non è un libro, è un pezzo di speranza”
«Questo non è un libro. Questo è un pezzo di speranza», ha spiegato Trapanese, raccontando l’incontro con Silvia e Domenico e la decisione di scrivere una storia che non fosse soltanto cronaca. Speranza nei rapporti umani, nella solidarietà, nella capacità di mettere gli altri davanti a sé.
Tra gli episodi ricordati, quello del cameriere indiano Russel Rebello, morto dopo aver aiutato i passeggeri, e del fratello Kevin, accolto dagli abitanti dell’Isola del Giglio durante le estenuanti ricerche. Porte aperte, assistenza ai bambini, ripari improvvisati: la generosità degli isolani è l’altra protagonista del racconto.
Durante il confronto Roberto Petri, presidente di Assoporti, ha richiamato l’importanza economica della crocieristica per l’Italia e i danni che un disastro simile provoca all’immagine del Paese. La senatrice Simona Petrucci ha invece toccato il paradosso tra «la competenza di chi ha fatto una grande nave» e «l’incompetenza di chi l’ha guidata. Come fa un comandante a non sapere quello che c’è sotto?».
Umanità, umiltà e amore: la lezione della Concordia
In chiusura, Spadorcia ha chiesto ai relatori una parola per racchiudere il significato della serata: «umanità» per Petri, «umiltà» per Petrucci, «resilienza» per Santini, «amore» per Trapanese. Giordano ha invece aggiunto «famiglia».
«Credo che, oltre alla bellezza, sia solo l’amore che possa salvare il mondo», ha concluso Trapanese. Una riflessione che restituisce il senso più profondo dell’incontro: anche nella notte più buia c’è chi trova il coraggio di non lasciare indietro nessuno.