Dopo le devastazioni a Milano
La Russa: «Non vogliono il pane, vogliono i Rolex». E attacca «C’è una saldatura tra i “maranza”, i centri sociali e la sinistra radicale»
Per Ignazio la Russa «La storia non si ripete mai nella stessa maniera. Per fortuna. Certo la violenza si assomiglia sempre e quello che stiamo vedendo in questi giorni è una violenza molto vasta». Dunque non sembra esserci un ritorno agli anni ‘70, anche perché 50 anni fa «le devastazioni e gli espropri proletari erano di tipo ideologico. Oggi sono di tipo consumistico e ne sono protagonisti immigrati o figli di immigrati».
Saldatura tra maranza e sinistra radicale
E secondo il Presidente del Senato, intervistato dal Giornale, nulla hanno a che fare nemmeno con i grandi temi mondiali al centro del dibattito pubblico, come il confitto a Gaza: «Si tratta di strumentalizzazioni di eventi internazionali per finalità tutte nazionali. C’è una saldatura tra frange giovanili di immigrati, i cosiddetti “maranza”, i centri sociali e la sinistra radicale». Soggetti che oltretutto non commettono violenze sulla base di un disagio sociale ma che «Vogliono il pezzo griffato e pregiato. Non vogliono il pane. Quando c’era il disagio sociale assaltavano le panetterie, oggi vogliono i Rolex e assaltano i negozi del Quadrilatero».
Sbagliata la condanna con il ‘ma’
La Russa torna poi su uno dei punti focali del dibattito politico: la condanna della violenza, che non è stata unanime e che nemmeno stavolta ha risparmiato i ‘distinguo’. Per lui «Se con la condanna ci metti subito un “ma”… allora non va bene». E «Ci sono ampi settori della sinistra – non tutti – che con la condanna aggiungono sempre quel “ma…”, quei “però…”, che finiscono per essere un alibi di chi conta su coperture e impunità».
La sinistra lo attacca sul 1973, La Russa risponde
E c’è chi addirittura ha attaccato la seconda carica dello Stato, «Un certo giro di sinistra che ha iniziato a dire: “La Russa non è abilitato a parlare di violenza”. Si sono risentiti perché ho attaccato i delinquenti». Hanno ritirato fuori «Un episodio del 1973. E mistificano. Una manifestazione del Movimento sociale italiano che all’ultimissimo fu proibita dalla Questura. Senza motivo o, peggio, per provocare incidenti. Non si vieta prima il corteo è poi a due ore dall’inizio, un semplice comizio in periferia con la incredibile motivazione “E’ il giorno di apertura della Fiera e sono vietati tutti i comizi”. In quella manifestazione, purtroppo, morì un poliziotto che si chiamava Antonio Marino. Era un ragazzo. Quelli che polemizzano con me oggi dicono che io guidavo quel corteo…».
L’ennesima notizia falsa e il certificato penale pulito
Ma è l’ennesima fake news «Non c’ero io tra i tanti imputati anche solo di resistenza. Ci sono foto nelle quali sono ripreso insieme all’on. Franco Servello mentre andiamo a protestare dal Prefetto. Lontano da noi avveniva la tragica morte dell’agente Marino. E la condanna del Msi per quel crimine fu immediata e nettissima. Senza se e senza ma». Del resto «Nella mia lunghissima vita politica non ho mai ricevuto una condanna. Il mio certificato penale è sempre stato pulito».
La prevenzione e il suo ruolo centrale
Sulle misure messe in campo dal governo Meloni sul tema sicurezza, la Russa non ha dubbi: «Prevenire è sempre meglio. Più è larga la prevenzione, meglio è. Quelle quattro ore seduti su una sedia in commissariato, senza che nessuno ti torca un capello, è molto educativo per chi è tentato dalla voglia di creare episodi di violenza». Sul potenziamento delle forze dell’ordine è d’accordo anche perché «Paura per le divise ce l’hanno solo i criminali e qualche sessantottino in ritardo con la storia». ma si stupisce il Presidente del Senato di fronte alle posizioni di certa sinistra che oggi «chiede più polizia ma che non vuole più soldi per sicurezza e difesa e grida al lupo se gli agenti fanno il loro dovere di contrasto alla violenza».
Il plauso a Mattarella
Infine un plauso al Capo dello Stato che sui fatti di Milano è intervenuto: «Mattarella ha fatto la cosa giusta. Mi è piaciuto molto, separando la condanna dai se e dai ma» conclude La Russa.