Il cronoprogramma
Piano Casa, il governo Meloni accelera: 10 miliardi per 100mila alloggi. Calandrini: «Risposte concrete alle famiglie»
Il Piano Casa del governo Meloni entra nella fase operativa. Oltre 10 miliardi di euro di investimenti, l’obiettivo di rendere disponibili circa 100mila alloggi nei prossimi dieci anni e un primo intervento sul patrimonio di edilizia popolare oggi inutilizzato. Un programma che punta ad ampliare l’offerta di abitazioni a prezzi accessibili, con particolare attenzione alle giovani coppie, alle famiglie e alle categorie più fragili.
Calandrini: «Il Piano Casa risponde a uno dei problemi più sentiti dalle famiglie»
«Il Piano casa del governo Meloni – sottolinea il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini – entra finalmente nella sua fase operativa, con un investimento complessivo di oltre 10 miliardi di euro e un obiettivo ambizioso: rendere disponibili circa 100mila alloggi nei prossimi dieci anni. Una risposta concreta a uno dei problemi più sentiti dalle famiglie italiane, soprattutto dalle giovani coppie, per le quali l’accesso a un’abitazione rappresenta spesso il primo ostacolo alla costruzione di un futuro».
«Il cronoprogramma – prosegue il presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama – annunciato dal commissario straordinario Felice Squitieri, con il primo bando entro ottobre, l’avvio dei cantieri a gennaio 2027 e le prime consegne previste a marzo, dimostra la volontà di trasformare gli stanziamenti in risultati. Partire dal recupero degli alloggi popolari oggi inutilizzati significa inoltre valorizzare il patrimonio pubblico e dare risposte più rapide a chi è in attesa di una casa. Il diritto all’abitare è anche una questione di natalità, stabilità sociale e prospettive per le nuove generazioni. È su questi temi – conclude Calandrini – che si misura la capacità della politica di affrontare i problemi reali degli italiani».
Piano Casa 2026, come funziona: 100mila alloggi e recupero delle case popolari
Il programma straordinario, indicato come Piano Casa 2026, prevede un intervento articolato su più fronti: nuove abitazioni accessibili, recupero degli immobili pubblici inutilizzati e strumenti per favorire l’accesso alla casa da parte delle fasce sociali maggiormente esposte al caro-affitti.
Uno degli obiettivi è il recupero di circa 60mila alloggi popolari attualmente sfitti o non assegnabili a causa di problemi manutentivi.
Per questo capitolo sono previsti 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, con il coinvolgimento di Invitalia e del commissario straordinario.
La scelta di intervenire innanzitutto sugli immobili già esistenti punta ad abbreviare i tempi necessari per rendere disponibili nuove abitazioni, evitando di affidare l’intero programma esclusivamente alla costruzione di nuovi edifici.
Affitti più bassi del 33% e agevolazioni per under 35 e genitori separati
Un altro pilastro riguarda l’housing sociale e l’edilizia convenzionata. Il programma prevede che almeno il 70% degli investimenti nei progetti interessati sia destinato ad abitazioni offerte in locazione o vendita a condizioni agevolate, con valori inferiori di almeno il 33% rispetto ai parametri OMI.
È inoltre previsto un vincolo di destinazione d’uso trentennale, accompagnato dal dimezzamento degli onorari notarili per gli atti collegati.
Tra le misure indicate figura anche una riduzione del 50% dell’IMU per gli immobili concessi a canone concordato a giovani under 35 e a genitori separati o divorziati che non abbiano ottenuto l’assegnazione della casa coniugale.
Per contrastare le difficoltà economiche degli inquilini sono inoltre previsti 22 milioni di euro nel 2026 per la morosità incolpevole, insieme a interventi rivolti agli studenti fuori sede e ai lavoratori.
Cantieri da gennaio 2027: il calendario dei primi interventi
Il cronoprogramma richiamato da Calandrini prevede il primo bando entro ottobre 2026, l’apertura dei cantieri a gennaio 2027 e le prime consegne nel successivo mese di marzo.
L’obiettivo complessivo è aumentare la disponibilità di abitazioni a costi sostenibili, intervenendo sia sul patrimonio pubblico inutilizzato sia sull’offerta di edilizia sociale. Un percorso che, come sottolinea Calandrini, intreccia la questione abitativa con la stabilità delle famiglie e le prospettive delle nuove generazioni.