Il processo bis
Giulia Tramontano, ci fu premeditazione: riconosciuta l’aggravante per Impagnatiello. La procuratrice: “Una personalità orribile”
La pg Maria Pia Gualtieri: "La cifra dell’imputato è la menzogna nella vita e nel processo". Chiara, la sorella della vittima: "L’assassino deve marcire in galera"
I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano hanno riconosciuto l’aggravante della premeditazione per Alessandro Impagnatiello accusato dell’omicidio della compagna Giulia Tramontano, uccisa quando era incinta di sette mesi del loro figlio Thiago. La decisione è arrivata nell’appello bis, dopo che la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale di rivalutare l’aggravante riconosciuta in primo grado e poi esclusa nell’appello e che comporta un “isolamento diurno di tre mesi” sulla condanna dell’ergastolo, che Impagnatiello sta scontando in carcere. Dopo la lettura della sentenza i familiari di Giulia Tramontano hanno applaudito.
L’appello bis riconosce la premeditazione per Impagnatiello
Le motivazioni arriveranno tra 45 giorni. La procuratrice generale di Milano, Maria Pia Gualtieri, durante la requisitoria, ha sottolineato che Impagnatiello “ha avuto tutto il tempo di tornare sulla sua decisione e invece volontariamente vuole la morte di Giulia Tramontano”. Per la rappresentante della pubblica accusa l’imputato “quando ha avuto contezza di essere stato sbugiardato” da Giulia e dall’altra donna, ciascuna inconsapevole dell’esistenza dell’altra, mette in atto il suo proposito. “La cifra dell’imputato è la menzogna nella vita e nel processo. Non badate alle parole, ha diritto di difendersi, ma ciò che conta sono le sue azioni”, ha proseguito Gualtieri, aggiungendo che Impagnatiello “poche ore prima dell’omicidio fa la ricerca internet ‘ceramica bruciata vasca da bagno’ perché sa che vuole uccidere Giulia e bruciarne il cadavere”, copre il divano, invia un messaggio alla compagna per depistare.
La durissima requisitoria della procuratrice generale
E, ancora, ha detto la pg, quella di Impagnatiello, presente in aula e seduto in prima fila a pochi passi di distanza dai familiari della vittima, è “una personalità veramente orribile”: avvelena con un topicida “la donna che si doveva fidare di lui, con la quale condivideva il talamo”, che portava in grembo Thiago. “Questa condotta mostra che non c’è solo premeditazione nel giorno del delitto, ma una perseveranza” nella “volontà di farle del male, ledere o uccidere”.
“Una personalità veramente orribile”
“La premeditazione, questo dolo si esprime nella massima intensità già da dicembre (da allora sono presenti tracce di veleno nel corpo della 29enne secondo l’autopsia, ndr), da allora inizia questa volontà omicida”, ha spiegato ancora la pg Gualtieri, per la quale “non si può dare spazio e credito all’imputato, da sempre aduso alla menzogna e che ha sempre ingannato tutti costruendo un castello di bugie, mentendo agli inquirenti”.
Giulia Tramontano fu colpita con 37 coltellate la sera del 27 maggio 2023 mentre si trovava nell’appartamento a Senago, alle porte di Milano, dopo che aveva scoperto la relazione parallela del compagno con un’altra donna. Le indagini mostrarono che il barman le aveva già somministrato del veleno per provocarle un aborto, oltre che organizzato il tutto anche qualche settimana prima dell’omicidio.
Chiara Tramontano, sorella di Giulia: “Deve marcire in galera”
“L’assassino deve marcire in galera. Oggi è entrato a testa alta, pieno del suo stesso ego e si è messo in prima fila. Mi fa rabbia: è un soggetto inumano e ridicolo, lui e la sua famiglia sono l’esempio del fallimento sociale”, ha detto Chiara Tramontano, sorella di Giulia, mentre si attendeva la la sentenza. Chiara Tramontano, insieme alla mamma Loredana Femiano e al fratello Mario sono andati a salutare e abbracciare la pm Alessia Menegazzo, rappresentante dell’accusa in primo grado. “Per noi è una persona importantissima”, ha spiegato la madre della vittima.