Il paradosso
L’ultimo incredibile rimprovero alla famiglia nel bosco: “Catherine fredda coi servizi sociali”
Dopo averle tolto i figli, pretendono anche che la madre li accolga con il sorriso e il tappeto rosso
I tre bambini della famiglia nel bosco hanno trascorso un altro fine settimana con mamma e papà. Pancake a colazione, compiti, giochi all’aperto e finalmente una notte tutti insieme. Il ricongiungimento dei Trevallion-Birmingham procede, ma nelle relazioni dei servizi sociali continua a emergere un problema: Catherine sarebbe troppo fredda nei confronti degli operatori. Non verso i figli, si badi bene, ma verso chi segue una vicenda che l’ha privata della convivenza con loro per quasi un anno. Come se, oltre a dimostrare di essere una buona madre, dovesse anche accogliere con il sorriso chi ha partecipato alla gestione del suo allontanamento dai bambini.
Famiglia nel bosco, il secondo weekend insieme
«Tutto bene. Ieri mattina colazione con i pancake di Catherine. Sabato giochi e compiti», ha raccontato l’avvocato Simone Pillon al Giornale, che assiste la coppia anglo-australiana. Nell’abitazione messa gratuitamente a disposizione dal Comune di Palmoli, i tre fratellini hanno ritrovato per due giorni quella quotidianità familiare interrotta dall’allontanamento disposto nel novembre 2025. Sono tornati anche nel bosco di contrada Mondola, tra gli animali e i luoghi nei quali sono cresciuti. Questa volta senza la presenza degli operatori.
Domenica pomeriggio, però, è arrivato nuovamente il momento di separarsi. Catherine ha rassicurato i bambini, accompagnandoli nel rientro nella casa famiglia di Vasto. Un altro saluto, un’altra settimana lontani dai genitori.
Catherine, «una donna provatissima ed esausta»
Eppure, nelle valutazioni dei servizi sociali continuano a pesare gli atteggiamenti definiti «ostili» e «oppositivi» della madre. Il paradosso è evidente: si registra la freddezza di una donna nei confronti degli operatori, mentre persino le relazioni riconoscono la qualità del rapporto con i suoi bambini.
A contestare questa lettura è Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente della famiglia, che non usa mezzi termini: «Anche le relazioni degli operatori messi in campo per gli incontri protetti e quant’altro, pur continuando a ripetere di una presunta freddezza di Catherine verso gli operatori (non riuscendo a comprendere il significato profondamente difensivo del comportamento di una donna provatissima ed esausta), non possono più negare la bontà, l’autenticità e la profondità del legame affettivo che vive questa famiglia nei momenti della riunione».
Insomma, Catherine non stende il tappeto rosso ai servizi sociali. Tuttavia, da quando la cordialità nei confronti degli operatori è diventata il metro per misurare l’affetto di una madre? È la contraddizione che emerge dalle osservazioni dello psichiatra, secondo il quale gli stessi resoconti degli incontri finiscono per confermare ciò che dovrebbe contare maggiormente: «Gli incontri sono positivi e significativi».
Cantelmi richiama inoltre la valutazione della neuropsichiatria di Vasto che, secondo quanto riferisce, «certifica la necessità di favorire il ricongiungimento familiare». E definisce l’ultimo fine settimana «un passo avanti verso il recupero di un’intimità spappolata da un distacco artificiale sempre più incomprensibile».
Il 3 novembre il ricorso
Ora la vicenda torna nelle aule giudiziarie. Il 30 ottobre scade il termine per depositare le memorie al Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Il 3 novembre è prevista l’udienza cartolare davanti alla Corte d’Appello sul reclamo presentato da Pillon.
Nel ricorso di 66 pagine, la difesa chiede il ricongiungimento immediato e il riconoscimento dell’istruzione parentale, sostenendo che le criticità precedentemente contestate alla famiglia, dalla casa alla scuola, siano state superate o valutate parzialmente.
Spetterà ai giudici esaminare gli elementi aggiornati e stabilire come proseguirà il percorso.