Apocalisse a pagamento
Peste in Russia, Burioni non fa allarmismo. Si spaventa «molto», ma per sapere perché bisogna pagare
Tranquilli, nessun allarmismo. Lo premette Roberto Burioni in persona, mentre dalla Russia arrivano notizie e indiscrezioni sull’incidente di laboratorio di Irkutsk che ha provocato la morte di una ricercatrice per peste.
«Un caso di peste non è in alcun modo preoccupante», esordisce il virologo sui social. Poi, però, mette in fila Russia, ceppi pericolosi di Yersinia pestis, esperimenti sovietici e persino Chernobyl. E avverte i lettori: «Io non sto facendo allarmismo. Sto semplicemente raccontando inoppugnabili dati di fatto».
Fin qui tutto chiaro. O quasi.
Perché poco dopo arriva l’“EDIZIONE STRAORDINARIA”: «Peste. Incidente di laboratorio. Russia. Vi spiego perché leggendo queste tre parole insieme io mi spavento. Molto».
E qui compare un’altra parola, decisamente meno inquietante ma non meno importante: “A PAGAMENTO”.
Insomma, la peste non deve allarmare. Ma per scoprire perché Burioni è invece spaventato «molto» serve l’abbonamento. Anche avere gli aggiornamenti sull’apocalisse, evidentemente, ha i suoi costi.
Peste in Russia, il giallo del secondo decesso
Al di là dell’ironia, sulla vicenda di Irkutsk restano pesanti interrogativi. Gli Stati Uniti hanno chiesto alla Russia maggiore trasparenza, mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità ha invitato alla cautela: sulla base delle informazioni disponibili, la sua valutazione iniziale indica un rischio da moderato a basso per Irkutsk, basso per la Federazione Russa e molto basso per la Regione europea dell’Oms.
Intanto continuano a circolare indiscrezioni non confermate su un possibile secondo decesso e dubbi sulla gestione russa dell’incidente.
Il nostro Burioni richiama invece la lunga storia sovietica delle ricerche sulla peste e ricorda che l’Urss lavorò anche su ceppi modificati per aumentarne virulenza e resistenza agli antibiotici. Quindi tira fuori Chernobyl e i 18 giorni durante i quali Mosca negò la catastrofe.
Il messaggio è decisamente curioso e contraddittorio: non allarmatevi, ma io mi spavento. Molto.
Ma se volete sapere fino a che punto, dovete tirare fuori la carta di credito.