Tutti i dossier
Meloni a Spalato per il Med9, dal controllo dei migranti all’energia: ecco la strategia che l’Italia porta al tavolo
Al vertice con Macron e i leader Ue, Roma punta su sicurezza del Mediterraneo, fianco Sud, Balcani e rapporti con Africa e Medio Oriente. Assente solo il socialista Sánchez
Il Mediterraneo come frontiera da difendere, corridoio energetico da sviluppare e cerniera geopolitica tra Europa, Africa e Medio Oriente. È con questa agenda che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà mercoledì a Spalato per il vertice Med9, il formato che riunisce i nove Paesi mediterranei dell’Unione europea. Sul tavolo ci saranno sicurezza, immigrazione, competitività, energia e allargamento ai Balcani occidentali. A incombere sui lavori, però, sarà soprattutto la situazione mediorientale, dalle prospettive per Gaza alle tensioni con l’Iran, passando per Libano, Siria e sicurezza delle rotte marittime.
Ad accogliere i leader sarà il premier croato Andrej Plenković. Con Meloni ci sarà il presidente francese Emmanuel Macron, mentre Pedro Sánchez non parteciperà personalmente: a pochi giorni dall’annuncio delle elezioni anticipate in Spagna, Madrid sarà rappresentata dal segretario di Stato per l’Unione europea Fernando Sampedro Marcos. Al tavolo anche la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa.
Il Mediterraneo non è più il fianco dimenticato dell’Europa
Il primo confronto, significativamente intitolato A Resilient Mediterranean at the Heart of a Stronger Europe, servirà anche a preparare il prossimo Consiglio europeo. La questione di fondo è nota: la sicurezza europea non può essere osservata soltanto guardando verso Est. Esiste un fianco Sud nel quale si intrecciano instabilità politica, traffici illegali, pressione migratoria, approvvigionamenti energetici e arterie commerciali decisive.
Per l’Italia significa riportare dentro un unico quadro dossier che Roma considera ormai inseparabili: protezione delle frontiere esterne, rapporti con Nord Africa e Medio Oriente, diversificazione energetica e infrastrutture strategiche. Sul capitolo migratorio, Palazzo Chigi punta a consolidare la linea europea maturata negli ultimi anni: maggiore cooperazione con i Paesi di origine e transito, contrasto alle partenze irregolari, procedure di rimpatrio più efficaci e utilizzo degli strumenti introdotti dalla nuova legislazione comunitaria.
Energia e competitività, il dossier italiano
L’altro fronte sarà economico. L’Italia arriva a Spalato dopo aver intensificato il confronto europeo sul rapporto tra costo dell’energia e competitività industriale, tema che per i Paesi mediterranei rischia di diventare tutt’altro che tecnico. Se produrre in Europa costa strutturalmente più che altrove, la transizione energetica finisce infatti per trasformarsi da vantaggio strategico in zavorra industriale.
Dentro lo stesso ragionamento rientra il futuro bilancio dell’Unione. Roma intende sostenere nuove priorità europee senza sacrificare agricoltura e politiche di coesione, mentre sull’allargamento ribadirà il sostegno all’ingresso dei Balcani occidentali attraverso un percorso fondato sui progressi effettivamente compiuti dai Paesi candidati.
Dal Piano Mattei alla sponda Sud
La seconda sessione allargherà lo sguardo alla crescita sostenibile, alla blue economy, alla pesca, al turismo e agli investimenti. Ospite sarà Alberto II di Monaco. Per Roma sarà anche l’occasione per riportare nel quadro europeo il Piano Mattei, insieme al Patto per il Mediterraneo e ai collegamenti energetici con il Nord Africa, a partire dall’Elmed —il collegamento elettrico sottomarino tra Italia e Tunisia destinato a creare un ponte energetico tra il Vecchio continente e il Nord Africa.
Il passaggio politicamente più delicato arriverà però a pranzo, quando ai leader si unirà il principe ereditario di Giordania Al Hussein bin Abdullah II. Gaza, Iran, Siria e Libano saranno affrontati insieme alla sicurezza del Mar Rosso e delle rotte energetiche.
Ed è qui che il Med9 mostrerà la sua vera utilità: ricordare a Bruxelles che il Mediterraneo non è la periferia meridionale dell’Europa. È uno dei luoghi nei quali, sempre più spesso, si decide la sua sicurezza.