Il solito copione sinistro
Non bastavano le star pro-Pal, ora arriva Richard Gere e attacca l’Italia sui migranti. Salvini: “Caro radical chic, continui a fare l’attore”
La star di Pretty Woman attacca il modello Albania e avverte l’Europa contro i "malvagi" centri in Albania. Il vicepremier replica: «Radical chic che vive nel lusso, eviti lezioni non richieste agli italiani»
Non bastavano gli attori e i registi italiani arruolati nella diplomazia da red carpet, pronti a trasformare la Mostra di Venezia nell’ennesimo palcoscenico pro-Pal. Ora, per non lasciare scoperto il fronte migranti, dagli Stati Uniti arriva anche Richard Gere. La star di Pretty Woman torna infatti a occuparsi dell’Italia, questa volta per contestare il modello dei centri, dei rimpatri e soprattutto l’accordo con l’Albania. A Hollywood, evidentemente, una buona sceneggiatura può anche finire. Le lezioni ai governi europei, invece no, quelle non finiscono mai.
Il sermone di Gere
In un video realizzato a sostegno di ActionAid, Gere mette in guardia dall’approccio europeo alle migrazioni e indica proprio Roma tra gli esempi da non seguire. «La paura sta sostituendo la compassione», sostiene l’attore, secondo il quale migranti e richiedenti asilo verrebbero ormai ridotti a «numeri, problemi o minacce». Il sermone militante si inserisce nella campagna dell’organizzazione contro le politiche fondate su trattenimento ed esternalizzazione del controllo delle frontiere.
Eppure, non è il primo e neanche l’ultimo. Solo poche settimane fa il mondo dello spettacolo italiano era tornato alla carica alla vigilia della Mostra di Venezia con manifesti, appelli e mobilitazioni sul conflitto israelo-palestinese. Attori e registi trasformati per l’occasione in ministri degli Esteri supplenti, con il consueto corredo di firme e richieste politiche. Ora il testimone passa oltre Atlantico: cambia il dossier, non la tentazione dello star system di spiegare ai governi come si governa.
Gere, del resto, sul tema immigrazione non è una comparsa. Nel suo nuovo intervento riconosce che gli esecutivi «hanno il diritto e la responsabilità» di gestire i flussi, salvo precisare immediatamente il confine entro cui, secondo lui, dovrebbero farlo: «La sicurezza non può essere perseguita a scapito dei diritti umani. I diritti umani non si fermano alle frontiere».
Poi arriva il passaggio: «In Italia questa direzione si vede nel crescente ricorso ai centri di detenzione e nel modello sviluppato con l’Albania», afferma Gere, preoccupato che l’esperimento possa fare scuola: «Ciò che accade lì potrebbe diventare un modello per il modo in cui l’Europa gestirà la migrazione in futuro». Ed è precisamente questa prospettiva — che altri governi europei guardino all’esternalizzazione delle procedure migratorie — a diventare per l’attore un campanello d’allarme.
Salvini gli restituisce il copione
Il finale del video non lesina solennità: «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo». Un appello che ha trovato, dall’altra parte, il buon Matteo Salvini decisamente poco disposto agli applausi.
Il vicepremier leghista ha ricordato il precedente dello scontro sui porti chiusi e sul caso Open Arms, tornando a definire Gere un «ricco signore» che avrebbe dovuto testimoniare contro di lui. Poi la stilettata: «Caro radical chic che vive nel lusso, continua a fare l’attore (peraltro bravo) ma evita di dare lezioni non richieste agli italiani».
La replica è ruvida ma fotografa bene un cortocircuito ormai abituale: quello delle celebrità che dall’autorità conquistata davanti a una macchina da presa passano con sorprendente naturalezza alla gestione delle frontiere, delle guerre e della politica estera. A Venezia toccava ai cineasti spiegare come affrontare il Medio Oriente. Adesso Richard Gere indica all’Italia come dovrebbe gestire l’immigrazione. Il casting dell’impegno politico a sinistra continua ad allargarsi. Il prossimo parlerà anche del conflitto in Ucraina?