A sinistra solo geni
George Clooney affetto dalla sindrome Bonaccini: “Gli elettori di destra votano i peggiori”
Il divo di Hollywood rispolvera la “cachistocrazia”, il presidente del Pd misura il consenso con titoli di studio e reddito: quando perde, i compagni non fanno autocritica. Bocciano direttamente il popolo
Politica - di Alice Carrazza - 10 Settembre 2026 alle 16:53
La democrazia ha un difetto insopportabile: votano anche gli altri. E qualche volta, aggravando la propria posizione, vincono. È allora che la sinistra radical chic apre il registro, sale in cattedra e comincia a distribuire voti. Elettore progressista: colto, consapevole, responsabile. Elettore di destra: impaurito, manipolato e possibilmente con qualche titolo di studio in meno.
L’ultimo a indossare i panni del professorino è George Clooney. Sbarcato alla Mostra del cinema di Venezia per ricevere il Leone d’oro alla carriera, il divo hollywoodiano ha regalato al pubblico anche una lezione di greco applicato alla politica. La parola scelta è “cachistocrazia”, da kákistos, “il peggiore”, e krátos, “potere”: il governo dei peggiori, delle persone meno capaci e qualificate. “Avete votato male” sarebbe stato troppo brusco. “Cachistocrazia”, invece, possiede la sonorità giusta per il red carpet ed un plauso progressista.
Il popolo sovrano, ma sotto sguardo sinistro
«Penso che forse oggi abbiamo una cachistocrazia, ma la supereremo», ha sentenziato Clooney in conferenza stampa, confidando nelle prossime scadenze elettorali statunitensi e nel ritorno a una non meglio precisata “normalità” nel 2028. Una normalità che, guarda caso, coinciderebbe con la sconfitta della parte politica oggi al governo.
Clooney, naturalmente, non ha definito direttamente ignoranti gli elettori. Ha soltanto stabilito che le persone scelte da quegli elettori sarebbero le peggiori disponibili. Una foglia di fico che copre ben poco: non ti dà dell’incapace, dice soltanto che sei incapace di scegliere.
Il popolo resta dunque formalmente sovrano, purché eserciti la sovranità sotto la supervisione dei progressisti. Può entrare nella cabina elettorale, ricevere la scheda e impugnare liberamente la matita. Subito dopo, però, arriverà un attore, un intellettuale o un dirigente di partito a spiegargli se ha messo la croce nel posto giusto.
I “buoni”? Solo nei salotti radical
Da questa parte dell’oceano, dopotutto Stefano Bonaccini aveva già esposto la versione italiana dello stesso teorema. Il presidente del Pd aveva spiegato che il consenso alla destra arriva soprattutto da chi ha studiato poco, vive nelle periferie o nelle aree interne e sta peggio economicamente.
Bonaccini giudica gli elettori, Clooney boccia ciò che hanno scelto. Uno parla il linguaggio dell’assemblea di partito, l’altro rispolvera il greco antico. Ma il programma è identico: educazione civica elitista, corso obbligatorio per popoli che insistono a votare a destra.
Cambiano gli insegnanti, non la lezione. Se vince la sinistra, il popolo ha dimostrato maturità democratica. Se perde, quello stesso popolo diventa vittima della paura, della propaganda, dell’ignoranza o del disagio sociale. Mai che possa aver osservato le politiche progressiste e averle semplicemente giudicate peggiori delle alternative.
I competenti, i responsabili e i moralmente irreprensibili sono sempre loro: i buoni in abito da sera, convinti di possedere il monopolio dell’intelligenza e della democrazia. Agli altri rimane la libertà di votare, accompagnata però dall’obbligo di farsi correggere costantemente. Resta soltanto un dubbio: se i professorini continuano a perdere la classe, siamo proprio sicuri che siano sempre gli alunni a non capire la lezione?