L'esperienza diretta
“Occidente o niente”: Mario Sechi racconta i retroscena del “potere” e le sfide dell’atlantismo nel suo nuovo libro
“L’atlantismo non è una formula di politica estera, una collocazione da rinegoziare a ogni stagione secondo convenienza. È l’identità dell’Italia e dell’Occidente: una scelta di civiltà, non di campo. E ogni leader che in epoche diverse e in scenari differenti l’ha tenuta ferma – da Bernabei a Cossiga, da Berlusconi a Meloni – ne ha pagato un prezzo personale. Si negozia, non si vende. Perché è scomoda, e perché ora: il libro arriva nel momento esatto in cui l’America comincia a chiedersi se l’Occidente le convenga ancora, e le due fedeltà – atlantica ed europea – che per settant’anni erano state una cosa sola oggi cominciano a separarsi. Le elezioni in Israele e il voto di Midterm in America sono il primo appuntamento, il test di un’epoca”.
La domanda cruciale
E’ questo il contenuto del nuovo libro di Mario Sechi, direttore dell’agenzia di stampa Dire, dal titolo “Occidente o niente” edito da “Piemme” e in uscita in questi giorni che ruota intorno a un quesito: non quello «se l’Occidente possa ancora vincere: ha il sapere, guida l’evoluzione della macchina intelligente. La domanda è se lo voglia ancora.»
Sullo sfondo dello scollamento epocale tra Stati Uniti ed Europa, il volume racconta l’esperienza vissuta dal giornalista nella veste di capo ufficio stampa del governo Meloni e “gli incontri, i fatti, i retroscena di alcuni momenti della nostra storia recente in un libro che esplora le nuove sfide dell’Occidente, i dilemmi dell’Europa e le scelte di oggi e domani dell’Italia”.
La tesi che va controcorrente
La tesi del libro “va controcorrente sia rispetto all’antiamericanismo di sinistra sia rispetto al sovranismo di una parte della destra che vorrebbe un Occidente à la carte. Mario Sechi non argomenta da una scrivania: è stato testimone e scrive quello cheche ha visto in prima persona, dallo “ Studio Ovale, al pranzo con Zelensky e Netanyahu a Palazzo Chigi, dalla firma di Kissinger a Washington sulle sue memorie, Putin sullo schermo all’alba” Per l’autore ogni convinzione assunta e raccontata nasce non da un’opinione percepita ma da una scena vissuta e da lì sale all’universale – mai il contrario. Il risultato è un’autorità che non si può simulare: non un’opinione in più sul mondo, ma il racconto di chi c’era”.