Cade la maschera
Il sindaco Sala ingrato con i centri occupati, la lettera-ricatto dei rom: siamo di sinistra, non puoi sgomberare
Il sindaco di Milano Beppe Sala nel mirino del fuoco amico. Se qualcuno avesse dubbi sulla storica benevolenza del primo cittadino verso i centri sociali e le occupazioni abusive arriva dai campi rom una lettera in cui rivendicano la loro ‘identità” di sinistra e si lamentano degli sgomberi previsti. Roba da ridere. Ma andiamo per ordine. La colpa dell’amministrazione dem è la stretta sul campo (il Villaggio delle Rose) di via Chiesa Rossa 351 alla periferia sud, da decenni palestra di furti, rapine, ricatti e violenza. intimidazioni. Di fronte all’escalation di episodi perfino il Comune di provata fede progressista alla fine del 2024 ha approvato una delibera che decretava lo sgombero e la chiusura del “Villaggio delle rose”.
Milano, i rom del Villaggio delle Rose scrivono a Sala: non puoi cacciarci
Il piano comunale prevede il superamento del villaggio (e non un semplice sgombero in armi), legato anche alla necessità di bonificare il terreno per problemi di inquinamento. E la sistemazione, già avviata, delle famiglie occupanti in alloggi temporanei. L’azione di forza degli agenti è prevista nei prossimi giorni. Apriti cielo. “Gli abitanti del Villaggio delle Rose”, come si firmano, non ci stanno. Dopo proteste, sit in, mobilitazioni, adesso hanno scritto a Sala per rivendicare di essere sempre stati dei compagni doc. Dunque meritano un trattamento diverso: da lì non se ne vogliono andare.
“Abbiamo sempre votato a sinistra” e ora chiedono il conto
“Abbiamo scelto e votato a ogni elezione il centrosinistra perché lo credevamo più attento a rispettare le identità e le differenze. Abbiamo invitato e ospitato dibattiti politici nel nostro villaggio con figure come Cecilia Strada e Emanuele Fiano, oltre a candidati sindaci, consiglieri”. Insomma hanno risposto come soldati fedeli agli input elettorali delle sinistre e ora pretendono un trattamento di favore. Con le solite formule della gestione diretta del centro attraverso le cooperative.
Sono milanesi di origine croata arrivati negli anni ’60
Ma chi sono? Nella lettera al sindaco ricordano che sono “cittadini milanesi, arrivati negli anni ’60, rom di origini croate, 70 famiglie, 250 persone”. In realtà molte famiglie hanno già accettato soluzioni abitative alternative. Ammettono pure i problemi di ordine pubblico ma – scrivono – “le responsabilità individuali non possono diventare una condanna collettiva”. I rom – ben istruiti da qualche avvocato amico – propongono la soluzione di una cooperativa di abitanti per gestire lo spazio. E gli alloggi provvisori proposti dal Comune? “Molti hanno firmato – si legge nella lettera – per paura di finire in mezzo a una strada e comunque hanno mantenuto l’adesione alla coop”. L’epistola che sa provocazione getta la maschera sulla storica alleanza che lega l’amministrazione dem agli occupanti, visto che oggi chiedono il conto per aver votato sempre a sinistra. Perché – scrivono a Sala – destinare 70 alloggi Sat a famiglie che hanno già una casa regolare mentre tante altre aspettano un alloggio”, Poi la chicca finale. “Signor sindaco, se fossimo tutti criminali è meglio tenerci in un posto controllabile o disperderci nelle periferie milanesi?”. Il primo cittadino è avvertito: se si mette a fare lo sceriffo contro l’illegalità alle prossime elezioni pagherà il conto.