Non un passo indietro
Nordio boccia il tribunale islamico di Padova: “La legge italiana non si negozia. Nessuna giustizia parallela”
Il Guardasigilli interviene sul caso della Camera arbitrale islamica: "Un sistema alternativo non può nemmeno essere preso in considerazione"
«La legge italiana è un principio non negoziabile. Non può esistere una alternativa civile o penale all’ordinamento italiano». Carlo Nordio chiude la porta a qualsiasi ipotesi di giustizia parallela, intervenendo sul caso della Camera arbitrale islamica di Padova, finita sotto la lente della Procura per il richiamo alla sharia nella risoluzione delle controversie. Alla “Festa dell’ottimismo” organizzata dal Foglio a Firenze, il ministro della Giustizia fissa un confine preciso: la libertà di stipulare accordi privati non può trasformarsi nella possibilità di sostituire le leggi dello Stato con precetti religiosi.
«È un argomento molto delicato», premette il Guardasigilli, richiamando l’indagine in corso. Ma sulla questione di principio non lascia margini: «L’idea che nel nostro sistema processuale o giuridico possa essere introdotto un sistema alternativo ispirato non solo alla legge islamica ma a qualsiasi altra fonte che non sia quello della legislazione e costituzione italiana è metafisico, non può nemmeno essere preso in considerazione».
Il caso Padova e il richiamo alla sharia
Le parole del ministro arrivano dopo l’apertura, giovedì 8 ottobre, di un fascicolo da parte della Procura di Padova sulla Camera arbitrale islamica italiana, organismo privato costituito per risolvere controversie civili e commerciali facendo riferimento ai principi della sharia.
Il procedimento, avviato dal procuratore Angelantonio Racanelli dopo un esposto dell’avvocato Francesco Minutillo, è stato iscritto a modello 45: nessun indagato e nessuna ipotesi di reato. Gli stessi promotori sostengono di non voler istituire un tribunale alternativo, ma ricorrere agli strumenti di arbitrato già consentiti dall’ordinamento.
Una distinzione che Nordio tiene a precisare: «Che poi nell’ambito di alcuni diritti disponibili si possano trovare forme di accordo, non necessariamente ispirate a una legge religiosa piuttosto che a una legge laica o a principi etici, questo fa parte di tutti i paesi civili». Tutt’altra questione, ribadisce, sarebbe riconoscere un sistema giuridico concorrente a quello italiano. L’arbitrato è ammesso dalla legge, una giustizia parallela no.
Garlasco, Nordio attacca: “Questo è un sistema demenziale”
Dalla sharia alle contraddizioni del processo penale italiano. Interpellato sul caso Garlasco, il ministro chiarisce che «non può, non deve, né vuole pronunciarsi sui processi in corso e nemmeno su quelli passati». Ma ne trae una considerazione durissima: «Questa vicenda dimostra nel complesso quanto sia non solo obsoleto, ma contraddittorio e per certi aspetti irragionevole il nostro sistema processuale penale».
Nordio ricorda che Alberto Stasi «è stato assolto una volta poi assolto una seconda volta poi alla fine, senza rifare il processo ex novo, è stato condannato sulla base di quelle stesse prove per le quali era stato assolto ben due volte». La conclusione è lapidaria: «Questo è un sistema demenziale». Il Guardasigilli critica anche i processi mediatici: «La libertà di stampa è sacra e inviolabile», osserva, ma «dovrebbe esserci un limite nei commenti che giornalisti, mass media e social fanno ai processi».
“Non rinnego le critiche alle correnti”
Inevitabile il passaggio sul referendum che ha bocciato la riforma della giustizia. «Il risultato ci ha sorpreso», ammette Nordio, ricordando di essersi assunto «la piena responsabilità politica di questa sconfitta». E sulle correnti della magistratura non arretra: «La penso esattamente come la pensavo prima sul sistema correntizio».
«La riforma che volevamo è stata bocciata dagli italiani, anche se non in maniera catastrofica, ne prendiamo atto. Se il sistema continua a essere quello di prima questo corrisponde alla volontà degli italiani».
Infine, le intercettazioni. Per mafia e terrorismo, sottolinea, «non si deve e non si può esitare». Negli altri casi, invece, «deve prevalere la riservatezza e la libertà individuale garantita dall’articolo 15 della Costituzione». Un principio sul quale il ministro confida di raggiungere un’intesa: «Penso che arriveremo sicuramente a un accordo, sono ottimista».