Il sondaggio
Francia in rivolta, tre lettori su quattro puntano il dito contro la sinistra radicale: “Ha trasformato il disagio in battaglia politica”
Su 1.466 partecipanti il 74,9% indica nella sinistra la principale responsabilità della crisi. Il 14,1% accusa Macron e il suo governo, mentre l’11,1% mette al primo posto le ragioni degli studenti
Tre settimane di blocchi, migliaia di fermi, centinaia di feriti e una crisi nata tra i banchi che ormai parla apertamente il linguaggio della politica. Per i lettori del Secolo d’Italia, però, il principale responsabile di quanto sta accadendo in Francia non siede all’Eliseo e neppure nelle aule occupate: il dito è puntato contro la sinistra radicale, accusata di aver trasformato un disagio reale in una battaglia politica più ampia.

È la risposta scelta dal 74,9% dei 1.466 partecipanti al nostro sondaggio. Molto più distanti le altre due interpretazioni: il 14,1% attribuisce la responsabilità maggiore a Macron e al suo governo, accusati di avere sottovalutato la crisi e di essere intervenuti tardi e con troppa durezza; l’11,1%, invece, mette al centro le ragioni degli studenti e considera legittima una mobilitazione forte contro carenza di insegnanti, sovraffollamento e condizioni degli istituti, purché resti lontana dalla violenza.
La protesta continua, Macron prova a rincorrerla
Nel frattempo la Francia non è ancora tornata alla normalità. Giovedì 8 ottobre altre 71.500 persone sono scese in piazza, 24.500 soltanto a Parigi. Il ministero dell’Interno ha contato 504 fermi e 48 poliziotti e gendarmi feriti nella giornata, mentre in diverse città non sono mancati incendi, vandalismi e aggressioni. Il movimento, nato a settembre dalle difficoltà della scuola pubblica, è ormai entrato nella sua terza settimana.
Il governo prova adesso a recuperare il terreno perduto. Il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha annunciato l’impiego di oltre 3.000 docenti supplenti negli istituti più in difficoltà e nuove misure. Venerdì risultavano ancora chiusi 141 licei, meno del 4% del totale, mentre gli studenti hanno già annunciato nuove iniziative per la prossima settimana.
Mélenchon entra nella partita
Ma è sul terreno politico che lo scontro è diventato esplosivo. Il governo francese ha accusato esplicitamente La France insoumise di strumentalizzare il movimento. Jean-Luc Mélenchon ha respinto l’accusa di dirigere le proteste e ha invitato alla non violenza, ma Lfi ha sostenuto apertamente la mobilitazione fin dalle prime settimane. Lo stesso Mélenchon ha definito quella in corso la più importante mobilitazione giovanile dai tempi del Maggio francese e, in una successiva riflessione, ha sostenuto che questa «crisi politica globale» possa favorire il suo “programma di rottura”.
Un intreccio che spiega perché nel nostro sondaggio l’interpretazione politica prevalga così nettamente sulle altre.
Questo non significa che l’altra faccia della crisi sia scomparsa. La gestione dell’ordine pubblico è finita sotto pesante scrutinio: l’Igpn, la cosiddetta “polizia delle polizie”, ha aperto 24 indagini, oltre 6.800 persone, in gran parte minorenni, sono state sottoposte a fermo dall’inizio delle mobilitazioni e il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riconosciuto circa 200 studenti feriti. Dopo alcuni casi particolarmente gravi, il governo ha anche sospeso l’utilizzo delle granate stordenti durante queste manifestazioni.