Il contagio
Parigi chiama Bruxelles: gli studenti mettono a ferro e fuoco la capitale belga. Molotov, barricate, bus incendiati: oltre cento fermi (video)
Autobus distrutti, pietre e bottiglie contro gli agenti. Marion Maréchal lancia la stoccata ai rivoltosi: "È per difendere le condizioni nei licei francesi?"
Politica - di Alice Carrazza - 10 Ottobre 2026 alle 18:11
Dopo Parigi, Bruxelles. Le proteste studentesche che da settimane scuotono la Francia trovano terreno fertile anche in Belgio, dove la mobilitazione contro l’austerità si è trasformata in una giornata di guerriglia urbana. Biciclette e monopattini incendiati, barricate, pietre e bottiglie contro gli agenti, autobus devastati. E soprattutto un dato che racconta la giovanissima età di molti protagonisti: 17 minorenni tra le 21 persone messe a disposizione della Procura dopo gli scontri di venerdì 9 ottobre. Il bilancio complessivo della polizia, ancora provvisorio, aveva superato i cento fermi, tra 80 amministrativi e circa 30 giudiziari.
Bruxelles sotto assedio: incendi e molotov
La manifestazione nazionale, promossa dai sindacati Fgtb e Csc contro le politiche economiche del governo di Bart De Wever, ha portato nelle strade della capitale europea 30mila persone secondo la polizia, 50mila per gli organizzatori. Il corteo principale si è svolto pacificamente. A trasformare la giornata in un campo di battaglia sono stati gruppi di giovani incappucciati, vestiti di nero, che già dalla mattina cercavano lo scontro con le forze dell’ordine.
Dalla stazione Centrale alla Gare du Midi, gli agenti sono stati bersagliati con mattoni, petardi e materiale pirotecnico. La risposta è arrivata con idranti e lacrimogeni. Secondo la ricostruzione dell’emittente belga BX1, un autobus del trasporto pubblico è stato incendiato, altri danneggiati, insieme a veicoli e mezzi della polizia. Sequestrati anche bottiglie molotov, carburante, un coltello e un martello.
Il sindaco di Bruxelles, Philippe Close, ha condannato le devastazioni: «È assolutamente scandaloso». La Procura ha mobilitato tre magistrati supplementari per esaminare i casi di incendio doloso, vandalismo, violenza e resistenza armata.
La protesta arriva dalla Francia. E il governo punta il dito sugli Antifa
La miccia studentesca si era già accesa a Liegi, dove le proteste contro i tagli all’istruzione erano degenerate in ripetuti scontri. Il ministro dell’Interno belga Bernard Quintin aveva denunciato la presenza di ambienti riconducibili alla galassia Antifa, accusando alcuni adulti di manipolare i ragazzi per veicolare messaggi politici violenti. «È anche per difendere le condizioni di lavoro nei licei francesi?», ha scritto sui social, sottolineando il paradosso, Marion Maréchal, presidente di Identité-Libertés, formazione francese alleata di Fratelli d’Italia nel gruppo dei Conservatori e Riformisti europei al Parlamento europeo.
D’altronde, dalla vicina Francia arrivano immagini tutt’altro che rassicuranti: oltre 500 fermi nella sola mobilitazione di giovedì, mentre l’organismo di controllo della polizia francese ha aperto 24 inchieste su presunti abusi degli agenti.
In Belgio, intanto, la contestazione ha anche un bersaglio economico. L’esecutivo cerca 10 miliardi di euro entro il 2029 per rimettere ordine nei conti pubblici. I sindacati respingono possibili aumenti dell’Iva, modifiche all’indicizzazione salariale e maggiore flessibilità degli orari. La Fgtb minaccia già uno sciopero generale nella settimana del 23 novembre. Venerdì, soltanto all’aeroporto di Bruxelles, sono stati cancellati circa 140 voli.
Ma adesso si apre un’altra partita, quella delle responsabilità. Georges-Louis Bouchez, presidente del partito liberale, aveva chiesto invano di rinviare il corteo per prevenire nuove violenze. Dopo gli scontri è passato al contrattacco, annunciando un’iniziativa parlamentare per chiamare i sindacati a rispondere economicamente delle devastazioni.
Una questione che promette di dividere il Belgio. Perché il diritto di manifestare non è in discussione. Quello di trasformare una città in un bersaglio, invece, non esiste. E mentre tutti protestano contro il conto dell’austerità, quello delle devastazioni rischia di finire ancora una volta nelle tasche dei contribuenti.