Una svolta in tv
Mentana, annuncio al veleno: “Lascio La7, il tg interessa solo i vecchi”. Le liti con Gruber e le critiche a tele anti-Meloni
“Voglio darvi una notizia: lascio il Tg La7 il 23 dicembre. Voglio passare il Natale in famiglia…”. E’ l’annuncio a sorpresa di Enrico Mentana. Il giornalista, direttore del Tg dell’emittente di Urbano Cairo, annuncia l’addio nella cerimonia in cui riceve il premio Marchiaro a Alessandria. L’evento è l’occasione anche per una riflessione ad ampio spettro sul giornalismo e sui telegiornali. “La televisione è ciò che resta di quello che, all’età di 20 anni, vivevamo come qualcosa di estremamente innovativo. La media dei telespettatori dei tg si avvcicina più ai 70 che ai 65 anni. Nessun giovane guarda i telegiornali, le modalità di percezione delle notizie sono diverse. E’ più probabile che un giovane conosca la realtà israelo-palestinese da Cecilia Sala e non dal telegiornale. Ognuno, come la pittura, è figlio e fratello del suo tempo. Oggi nessun ragazzino può appassionarsi al giornalismo guardando un telegiornale“, dice Mentana.
L’addio di Mentana a La7
Enrico Mentana era arrivato a “La7” nel 2010, dopo una lunga esperienza a Mediaset, dove aveva fondato e diretto il Tg5, contribuendo a trasformarlo in uno dei principali telegiornali italiani. Il rapporto con il Biscione si era concluso nel 2009, dopo un contrasto con l’azienda.
A La7 ha costruito un telegiornale credibile e si è impegnato nelle cosiddette «maratone Mentana», dedicate alle elezioni, alle crisi di governo e ai grandi avvenimenti internazionali, a trasformarsi in un marchio di fabbrica. Ore di diretta, collegamenti, ospiti, risultati elettorali e commenti in tempo reale. Nel 2013 La7 era passata sotto il controllo di Urbano Cairo. Mentana rimane al suo posto, attraversando stagioni politiche molto diverse, dai governi di centrosinistra all’ascesa del Movimento 5 Stelle, fino alla vittoria elettorale del centrodestra guidato da Giorgia Meloni.
La frattura più clamorosa all’interno della rete era esplosa nel maggio 2024. A innescarla, uno sforamento del TgLa7 che aveva ritardato l’inizio di Otto e mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber. La giornalista aveva apertura la trasmissione con una battuta sull’«incontinenza», riferita al ritardo con cui ha ricevuto la linea. Mentana non aveva gradito replicando pubblicamente, giudicando offensive quelle parole e chiedendo all’azienda di intervenire. A riportare la calma una nota aziendale che richiamava tutti al rispetto reciproco e alla responsabilità professionale. Mentana legge il comunicato durante il telegiornale, lo sottoscrive e chiude formalmente la vicenda. Ma le scintille non sono scomparse del tutto. Nel luglio 2025, dopo il ritardo provocato dalla diretta del Palio di Siena, Mentana tornava ironicamente sull’argomento, facendo riferimento a chi si infastidisce quando il programma precedente si prolunga. Una frecciata interpretata come un nuovo riferimento alla collega. È però sul terreno politico che era emersa una divergenza ancora più significativa.
Le accuse alla tv troppo faziosa e anti-meloniana
Il 31 maggio 2026, durante il Festival della Tv di Dogliani, Mentana aveva affrontato apertamente il tema dell’identità editoriale di La7. La sua valutazione era stata netta: la rete è diventata una sorta di nuova Rai 3, una televisione «anti-Meloni». Secondo il direttore del Tg, un elettore di centrodestra fatica a riconoscersi nella programmazione complessiva dell’emittente. Mentana aveva messo in discussione la tendenza a rappresentare il confronto politico attraverso schieramenti contrapposti e rivendicando, invece, la necessità di raccontare i fatti senza trasformare l’informazione in tifoseria.
La replica di Urbano Cairo arrivava l’8 luglio 2026. L’editore respingeva l’idea che La7 sia una televisione costruita per combattere un singolo governo. Qualche giorno fa, a rendere ancora più incerto il quadro era intervenuta, il 21 ottobre, l’assemblea di redazione di La7.
In una nota diffusa dalla Federazione nazionale della stampa, i giornalisti hanno denunciato la mancanza di chiarezza sul futuro della direzione del Tg, proprio mentre si avvicina la scadenza del contratto di Mentana. La protesta riguarda anche questioni economiche e contrattuali, sulle quali la redazione lamenta la chiusura dell’azienda. Ma il riferimento alla direzione del telegiornale dimostra quanto il futuro del giornalista fosse ormai diventato una questione rilevante anche per gli equilibri interni della rete.