Il messaggio della premier
Meloni si congratula con Lula e con il popolo brasiliano. La sinistra riceve l’ennesima lezione di democrazia
“Mi congratulo con il presidente Lula per la rielezione e con il popolo brasiliano per la straordinaria prova di partecipazione elettorale. Italia e Brasile continueranno a lavorare insieme sui principali dossier bilaterali e sulle tante sfide comuni che ci attendono, nello spirito di amicizia che unisce i nostri popoli”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato l’esito delle elezioni in Brasile, che si sono concluse con il 51,7% dei voti per Lula contro il 48,2% del figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro.
Meloni si congratula con Lula Tajani: “Il Brasile un Paese amico, chiunque sia al governo”
“La democrazia è chi ha vinto le elezioni. Abbiamo un buon rapporto con il Brasile, è un paese amico chiunque sia al governo. Il Brasile ha scelto Lula e avremo rapporti con questo governo come abbiamo avuto fino a oggi”, ha detto anche il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, confermando una linea che il governo ha sempre portato avanti e che riassume due principi cardine per il centrodestra: il voto dei cittadini merita sempre rispetto, anche quando chi vince la pensa diversamente, e i rapporti tra Stati sono altra cosa rispetto ai rapporti politici delle forze che li governano.
La lezione di democrazia che la sinistra stenta a capire
Una lezione che la sinistra stenta a fare propria e a riconoscere, come plasticamente rappresentato da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che si sono presi la briga di diramare una nota congiunta nella quale accusavano la premier di rischiare di causare “un incidente diplomatico e di indebolire i rapporti con un Paese strategico” per non essersi precipitata a mandare le proprie congratulazioni a Lula, parlando niente di meno di “fatto di gravità inaudita”. “Meloni chiarisca subito se rappresenta gli interessi dell’Italia o quelli dei suoi alleati dell’estrema destra internazionale”, hanno detto i co-leader di Avs. Che anche su questo tema, dopo quattro anni di governo, non sembrano aver fatto i conti con la realtà.