L'editoriale
Maranza, “antifa” e mente islamista: la saldatura che la sinistra non vuole vedere
Le tesi rivendicate da Siher rappresentano plasticamente la base ideologica per la famosa saldatura che a Parigi è ormai realtà: quella fra sinistra radicale e "antifa", islamismo politico e i casseur (i maranza d’Oltralpe) come nuova manovalanza
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 25 Ottobre 2026 alle 06:00
«Maranza? Ingrati che odiano l’Italia», li avevamo definiti così i protagonisti della devastazione del centro di Milano. Giovani figli di immigrati senza rivendicazioni né programmi – a meno di non considerare il furto delle “griffe” del capitalismo come la prassi del nuovo proletariato. Giovani sradicati tanto da sentirsi nel limbo: né italiani né stranieri. Colpevoli senza se e senza ma delle violenze di piazza e vittime, a loro volta, del fallimento delle politiche immigrazioniste sponsorizzate dalla sinistra.
Il crollo del sogno progressista potrebbe trovare la sentenza definitiva con il clamoroso risvolto della vicenda: dietro il “Movimento 17 ottobre” – la sigla che da settimane sfida lo Stato chiamando a raccolta antifa, black bloc e giovani di seconda generazione – ci sarebbe Youssef Siher. Non un “semplice” maranza o un disadattato: parliamo di un accademico, giornalista ed esperto di Islam politico. Un tassello della catena decisamente importante perché confermerebbe appieno la tesi: ossia di ragazzi e giovani di seconda e terza generazione che godono di tutti i diritti dei coetanei italiani (scuola, sanità, istruzione), incluso l’ascensore sociale. Eppure riversano un odio viscerale per ciò che questa società, la stessa che li ha accolti garantendogli un welfare impensabile nei Paesi di provenienza, rappresenta.
Con un in più: qui non si tratta di rabbia da parte di una fantomatica generazione indecifrabile, di sfogo fomentato da improbabili artisti di trap, ma di un super-integrato, almeno sulla carta. Una “mente” nelle vesti di istigatore di maranza e teppisti di varia natura da scatenare contro il governo. Attenzione, parliamo al momento di un indagato, del quale va sottolineata l’assoluta presunzione di innocenza. Resta in ogni caso il profilo di Siher: quello di un esponente dell’Islam anti-occidentale con venature che ricalcano le grossolanità della lettura storica della cultura woke. La sua pagina social e i suoi interventi (con immancabile posizionamento proPal e filo-Hamas) sono un impasto di tesi radicali e militanti: tutte incentrate sulle colpe dell’Europa dell’Occidente nei confronti dei popoli del Sud del mondo. Un rancore che per il suo estensore doveva trovare, necessariamente, uno sbocco “politico”.
Che cosa restituisce questo spaccato? In attesa degli sviluppi dell’indagine giudiziaria due aspetti possiamo darli per certi. Prima di tutto la sconfessione della tesi secondo cui l’integrazione sia un fatto burocratico (come sostengono i promotori dello ius soli) o meccanico, conseguenza materiale di un percorso di istruzione. È evidente, come sosteniamo da sempre, che ciò non basta: se non vi è una scelta di piena adesione a un sistema sociale, culturale e normativo, l’integrazione semplicemente non c’è.
C’è poi il fenomeno inquietante, l’approdo in Italia dell’islamo-gauchismo. Le tesi e la metodologie rivendicate da Siher sulle pagine del “Movimento 17 ottobre” rappresentano plasticamente la base ideologica per la famosa saldatura che a Parigi è ormai realtà: quella fra sinistra radicale e “antifa”, islamismo politico e i casseur (i maranza d’Oltralpe) come nuova manovalanza. Un’intesa pericolosa, da disinnescare in casa nostra con la massima urgenza: perché la sinistra pensa di cavalcarla ma non si rende conto, come accade nella Francia profetizzata da Houllebecq, che avverrà l’esatto contrario. Finirà col risultare un tassello di quella guerra, “mimetizzata” dal multiculturalismo, che è in atto da decenni contro la nostra civiltà. Perché è chiaro che ciò che siamo è esattamente ciò che odiano. È chiaro a tutti, ad eccezione degli utili idioti delle cause altrui.