L'intervista
«C’è una strategia di destabilizzazione. La sinistra usa i maranza, ma ignora i rischi». Parla Vincenzo Sofo
Per l'ex eurodeputato di FdI e profondo conoscitore della realtà francese, gli scontri in Francia e in Italia sono parte di uno stesso disegno e condividono la stessa filiera: «La sinistra politica sta al vertice, gli Antifa organizzano il disordine e i "maranza" sono la manovalanza»
Dalle violenze di piazza in Francia agli scontri di Milano. Vincenzo Sofo, ex europarlamentare di Fratelli d’Italia e conoscitore della realtà francese, analizza le convergenze tra movimenti Antifa, sinistra radicale e gruppi giovanili di origine immigrata. E individua analogie che, a suo giudizio, vanno ben oltre i singoli contesti nazionali.
Sofo, che idea si è fatto: sono episodi isolati?
«A mio avviso, siamo di fronte a un fenomeno di portata internazionale, che ha il suo principale punto di osservazione in Francia e che sta cercando di estendersi anche all’Italia. C’è una strategia di destabilizzazione evidente. Non è casuale che, durante gli scontri di Milano e di altre città italiane, siano comparsi slogan simili a quelli utilizzati nelle manifestazioni francesi, accompagnati da giustificazioni politiche analoghe».
Qualche esempio?
«Se osserviamo le recenti proteste in Francia, ritroviamo espressioni come “Siamo tutti antifascisti”. In Italia, invece, sono comparsi anche slogan in francese, come “Tout le monde déteste la police”, cioè “Tutti odiano la polizia”, accanto a espressioni in arabo e a richiami religiosi, anche in nome di Allah. Questi elementi, insieme alle modalità degli scontri, inducono a interrogarsi sull’esistenza di collegamenti tra gruppi e movimenti che agiscono in Paesi diversi».
Qual è la sua tesi?
«Noi oggi abbiamo una sinistra europea che sta cambiando volto, che si sta evolvendo e sta diventando sempre più radicale».
Quale ruolo attribuisce a Jean-Luc Mélenchon, leader de La France insoumise?
«Un punto fondamentale: Mélenchon non è soltanto un politico, ma anche un ideologo, che ritiene violenza e insurrezione ingredienti di una strategia politica ben più vasta. Il movimento che guida, in vista delle prossime elezioni in Francia, parla apertamente di “terzo turno”».
Che cosa sarebbe?
«Dopo le presidenziali e le legislative, se vincerà la destra, ci sarà la rivendicazione della rivolta sociale. E lo rivendicano esplicitamente».
Sia in Italia sia in Francia abbiamo visto in piazza movimenti Antifa e giovani di origine maghrebina, i cosiddetti «maranza». Quale sarebbe il punto di saldatura?
«I movimenti di estrema sinistra hanno tradizionalmente trovato una parte del proprio bacino di reclutamento tra studenti, giovani militanti e frequentatori dei centri sociali. Ritengo che, negli ultimi anni, questa disponibilità si sia ridotta e che una parte delle nuove generazioni si sia progressivamente allontanata da quelle organizzazioni. Alcuni gruppi di giovani di origine maghrebina potrebbero assumere un ruolo crescente nelle mobilitazioni più conflittuali».
Un ruolo crescente, in che termini?
«In questi giorni abbiamo assistito a una scena allucinante: a Saint-Denis, alcuni studenti danno fuoco ai cassonetti e con loro c’è il sindaco, di origine immigrata e militante del partito di Mélenchon, che festeggia. Questa è la situazione. E qualcuno sta puntando a esportarla qui da noi».
Come valuta le analisi che puntano a mettere al centro il disagio di questi giovani e a comprenderlo?
«Sono le analisi, evidentemente, di chi non ha capito che dietro c’è una strategia ben definita».
Lei ha criticato anche esponenti della sinistra istituzionale, da Beppe Sala a Nicola Fratoianni. Che cosa contesta loro?
«Quando vediamo che Ilaria Salis sostiene subito, anche sul piano legale e giudiziario, chi ha commesso queste violenze, o quando vediamo una certa sinistra mobilitarsi a favore di queste realtà, è evidente che c’è una filiera politica: la sinistra politica sta al vertice, gli Antifa organizzano il disordine e i “maranza” ne costituiscono la manovalanza».
Come fa a dirlo?
«Guardi, la cosa inquietante è che tutto questo è teorizzato pubblicamente: non c’è alcun complottismo».
Lei ritiene che, in ultima istanza, una parte della sinistra possa non riuscire a gestire dinamiche che essa stessa avrebbe in qualche modo favorito?
«È quello che sta già accadendo in Francia. Una parte della sinistra considera le comunità immigrate un bacino elettorale da influenzare e controllare. L’errore è pensare di poter gestire queste realtà dall’alto, secondo una mentalità da coloni».
Mentalità da coloni, ho capito bene?
«Confermo. Ma in Francia alcuni esponenti delle comunità immigrate, comprese quelle di cultura musulmana, cominciano a rivendicare autonomia politica. “Saremo noi a rappresentare i nostri interessi, non voi”, dicono ai loro alleati. Il rischio per la sinistra è che queste stesse strategie finiscano per travolgerla e che sia proprio lei a pagarne per prima le conseguenze».