Verso la legge di Bilancio
Calderone: “L’Italia è fondata sul lavoro, non sul sussidio”. E rilancia: “Incentivi solo alle aziende che fanno riferimento al salario giusto”
Confermata la tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali e sui premi di produttività. Il ministro ricorda l'approvazione del provvedimento che conferisce rilievo alla contrattazione e e risponde secca alle critiche del Pd
Meno tasse sugli aumenti in busta paga, incentivi alle assunzioni legati al salario giusto e nuove misure per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori. Sono le priorità della prossima legge di Bilancio anticipate dal ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone, che in un’intervista a La Verità delinea la strategia del governo Meloni e rispedisce al mittente le critiche dell’opposizione. «Il lavoro è al centro. Daremo continuità ai provvedimenti già presi per sostenere i salari. Riconfermiamo la tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali e sulla produttività. E poi insisteremo sul percorso del “salario giusto”», annuncia la titolare del dicastero. «Continuiamo a pensare che l’Italia sia fondata sul lavoro, e non sul sussidio».
Calderone: “L’inclusione non si fa con gli aiuti a pioggia”
«La vera inclusione sociale si raggiunge facendo leva proprio sul lavoro, e non sugli aiuti a pioggia. Per questo il primo passo è stato la riforma del reddito di cittadinanza e l’introduzione di due strumenti di presa in carico delle persone (Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro) per arrivare all’ultimo decreto Primo Maggio, con cui abbiamo detto in modo inequivocabile che il lavoro deve essere retribuito con il salario giusto. Un percorso all’interno di una strategia», sottolinea il ministro. L’obiettivo è dare continuità alle agevolazioni già introdotte con la manovra 2026: dall’imposta sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi contrattuali alla tassazione ridotta all’1% sui premi di produttività. Ma il punto centrale resta la valorizzazione della contrattazione collettiva.
«Gli investimenti sui salari si fanno partendo dalla valorizzazione della buona contrattazione, quindi consentendo alle parti di rinnovare i contratti e di poter avere il nostro supporto attraverso appunto la tassazione agevolata», spiega. Un principio destinato a incidere anche sulle politiche occupazionali: «Solo le aziende che riconoscono questi principi e questi valori, quelli che fanno riferimento al salario giusto, potranno avvalersi degli incentivi per chi assume giovani, donne e lavoratori fragili».
Da qui la distanza rispetto al salario minimo sostenuto da Cgil e sinistra. Una proposta che il ministro giudica «irrealizzabile proprio perché nega la buona contrattazione, di cui l’Italia è eccellenza mondiale». E precisa: «Ovviamente i contratti pirata vanno combattuti, ma il nostro sistema di contrattazione è formidabile e dobbiamo insistere su questo percorso».
“Un milione e 300mila persone al lavoro in più”
Non manca la risposta diretta alla segretaria del Pd Elly Schlein, che accusa l’esecutivo di aver fallito sul potere d’acquisto. «Ci hanno già provato in passato e non ci sono riusciti. Ricordiamo che negli ultimi 80 anni non ha governato solo il centrodestra», ribatte Calderone, rivendicando i risultati occupazionali della legislatura.
«Parliamo di 1.300.000 persone al lavoro in più, con contratti per lo più stabili. Dietro a questi numeri ci sono le storie di persone e famiglie», sottolinea il ministro. Che non nasconde, tuttavia, le difficoltà ancora aperte: «È vero che gli stipendi non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto perso nel corso del tempo per via dell’inflazione». Ma, aggiunge, «negli ultimi anni, come rilevano Commissione europea, Ocse e Oil, i salari reali italiani hanno ripreso a crescere».
Una lettura che trova riscontro nella crescita dell’occupazione permanente: secondo l’Istat, ad agosto 2026 i lavoratori erano 24 milioni e 352mila, con 370mila dipendenti stabili in più rispetto a un anno prima, mentre la disoccupazione si attestava al 6,2%.
Previdenza per i nuovi nati e intelligenza artificiale
Sul tavolo del governo c’è anche l’ipotesi di un fondo di previdenza complementare destinato ai nuovi nati, con possibili versamenti pubblici. «Ci stiamo lavorando da tempo, si tratta di una previdenza aggiuntiva per tutelare il futuro dei nostri figli», conferma Calderone, spiegando che sono ancora allo studio le garanzie sulla gestione delle risorse.
Infine, la sfida dell’intelligenza artificiale, che il ministro considera un’opportunità soprattutto sul fronte della sicurezza sul lavoro. Con un limite invalicabile: «La macchina non può impartire ordini, provvedimenti disciplinari, non può definire dei percorsi di licenziamento. È l’uomo che deve continuare a governare questi processi». Dopotutto, «il primato umano l’abbiamo già espresso e garantito con i nostri interventi normativi. Nelle nostre direttive abbiamo stabilito che una piattaforma, cioè un soggetto astratto, non può assumere decisioni che condizionino la presenza umana all’interno di un’organizzazione lavorativa».
Perché, conclude Calderone, «il lavoro vale più di ciò che produce, perché non si limita alla busta paga, ma è il mezzo attraverso il quale esprimere la propria personalità e accrescere la dignità delle persone. Non consentiremo all’Intelligenza artificiale di svuotare di senso il lavoro dell’uomo».