I passi avanti
Autoimpiego, oltre 5mila domande e il 40% è femminile. Calderone: “Creano più lavoro per le donne”
La ministra, intervenuta nella trasmissione poadcast dell'Associazione "Giornaliste Italiane" sottolinea l’effetto moltiplicatore dell’imprenditoria femminile e indica produttività e retribuzioni tra le prossime priorità del governo Meloni
Oltre cinquemila domande già presentate e un dato che, più di molte dichiarazioni di principio, fotografa una tendenza: il 40% arriva da imprese a titolarità femminile. È il primo bilancio tracciato dalla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone sulle misure destinate a sostenere autoimpiego e autoimprenditorialità.
Intervistata nel podcast di Giornaliste Italiane da Paola Ferazzoli, Calderone ha messo in evidenza soprattutto quel quattro su dieci. «Per noi è importante far crescere l’imprenditoria femminile perché laddove ci sono imprese femminili c’è una maggiore propensione a dare lavoro alle donne», ha spiegato.
L’impresa femminile che crea altro lavoro
Il punto, dunque, non è soltanto aiutare una donna ad aprire un’attività. È l’effetto che quella scelta può produrre a cascata sul mercato del lavoro. Un vero e proprio domino. Giovani donne, professioniste e aspiranti imprenditrici che decidono di mettere a frutto competenze e idee diventano, nella lettura della titolare del dicastero, uno degli strumenti attraverso i quali aumentare la partecipazione femminile all’occupazione.
Le agevolazioni rientrano nel Piano Integrato Autoimpiego, istituito con il decreto Coesione e gestito da Invitalia, che comprende Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord ed è rivolto ai giovani under 35 per l’avvio di attività imprenditoriali, professionali e di lavoro autonomo.
Non esiste, però, una bacchetta magica. «L’inclusione richiede un insieme di interventi, non c’è un’unica strada», ha osservato Calderone. Insomma, non basta una misura simbolica: servono strumenti diversi per situazioni diverse.
Calderone: “Anch’io sono partita da zero”
La ministra ha legato il tema anche alla propria esperienza di vita. «Io ho costruito il mio studio professionale da zero perché non ho ereditato nessuna attività professionale», ha ricordato. Significava produrre ogni giorno il reddito necessario per sé e per la propria famiglia, senza reti già predisposte e senza certezze. «Non c’era niente di scontato».
Anche conciliare professione, maternità e vita privata, ha ammesso, «è stato complesso, non sarebbe giusto dire il contrario». Dalla famiglia, ha raccontato, arrivò soprattutto «la libertà di poter scegliere chi volevo essere».
Il nodo non è nella busta paga
La ministra affronta quindi l’altro grande capitolo, quello delle retribuzioni. Alla domanda se si arriverà alla parità salariale tra uomini e donne, la risposta è netta: «Certo che si arriverà».
La ministra introduce però una distinzione spesso persa nel dibattito. Nei contratti collettivi nazionali non esiste una paga diversa per uomini e donne. Il divario si costruisce piuttosto lungo il percorso: avanzamenti di carriera, continuità professionale e responsabilità aziendali possono scontrarsi con il peso della cura dei figli o degli anziani non autosufficienti, ancora più spesso sostenuto dalle donne. «Queste cose a volte tendono a rendere più complicati i percorsi», ha spiegato, rilevando però che la situazione sta cambiando. Richiamando poi alle difficoltà delle lavoratrici autonome nella gestione del proprio reddito. «So perfettamente qual è la vostra battaglia, la vostra rivendicazione, che è la rivendicazione di tante donne professioniste».
Ed è qui che entra l’altro dossier del governo. «Lavoreremo sulla produttività», assicura Calderone, perché imprese più produttive sono anche più solide di fronte alle turbolenze internazionali. Parallelamente, «guarderemo anche alla modalità con cui viene formata la retribuzione».
Un percorso nel quale si inserisce il principio del “salario giusto”, diventato legge a giugno e ancorato al trattamento economico complessivo previsto dalla contrattazione collettiva più rappresentativa.