L'Anm difende gli aumenti
Magistrati, 100mila euro di arretrati a testa: Del Debbio e Sallusti all’attacco. Il conto da un miliardo
Centomila euro di arretrati per ogni magistrato. E ulteriori aumenti di stipendio che potrebbero arrivare a 20mila euro l’anno. Il tutto con un conto complessivo vicino al miliardo di euro, destinato a pesare sulla manovra economica. Il caso dei maxi-adeguamenti retributivi delle toghe, che il Secolo d’Italia è stato tra i primi a rilanciare, diventa ora una polemica nazionale.
Del Debbio: «Una sentenza fa arricchire le toghe»
Sulla Verità, Paolo Del Debbio dedica alla vicenda un intervento dal titolo eloquente: «Una sentenza fa arricchire le toghe: spuntano 100.000 euro in più a testa».
Nel suo articolo sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, Del Debbio insiste sul confronto con gli altri lavoratori pubblici, molti dei quali attendono i rinnovi contrattuali, e mette in discussione un sistema nel quale la giustizia amministrativa è chiamata a pronunciarsi su una materia che riguarda anche il trattamento economico dei magistrati. Un meccanismo che, secondo il giornalista, pone un problema di equità e di rapporto tra poteri dello Stato.
Sallusti: «Centomila euro a ogni magistrato!!!»
Non meno duro il direttore di Libero Alessandro Sallusti, che in prima pagina sul quotidiano sceglie un titolo a caratteri cubitali: «Centomila euro a ogni magistrato!!!».
Il suo ragionamento parte dalla situazione economica del Paese. Mentre il governo cerca le risorse per finanziare la manovra, osserva Sallusti, la giustizia amministrativa ha prodotto decisioni che potrebbero comportare un esborso vicino al miliardo.
Il direttore di Libero denuncia il divario tra il trattamento riservato alle toghe e quello riconosciuto ad altre categorie del pubblico impiego, richiamando professori universitari, militari e medici. E collega la vicenda al dibattito sulla riforma della giustizia, sottolineando il paradosso di una magistratura che rivendica autonomia e indipendenza ma beneficia di garanzie economiche non riconosciute agli altri lavoratori pubblici.
La sua critica si concentra soprattutto sul rischio che il conto degli aumenti finisca per ricadere sui contribuenti.
Il Giornale titola: “Favori” tra toghe e arretrati da 100mila euro
A ricostruire il meccanismo è anche il Giornale di Tommaso Cerno che titola: «“Favori” tra toghe: 100mila euro di arretrati».
L’articolo richiama le sentenze 6003 e 6004 del Consiglio di Stato del luglio 2025 e una successiva decisione del Tar del Lazio dell’agosto 2026. Secondo la ricostruzione del quotidiano, il sistema degli adeguamenti stipendiali, disciplinato da norme risalenti al 1981, potrebbe portare al riconoscimento di circa 970 milioni di euro di arretrati per 11mila magistrati, con importi individuali vicini ai 100mila euro lordi.
Il Giornale sottolinea che non si tratta soltanto di somme pregresse: il meccanismo produrrebbe effetti anche sulle retribuzioni future. Una differenza significativa rispetto agli altri dipendenti pubblici, i cui aumenti sono generalmente legati alla contrattazione e alle risorse stanziate.
Anche il Tempo di Daniele Capezzone dedica un richiamo in prima alla questione con il sapido titolo che evoca un “bingo” per le toghe.
Il miliardo per le toghe e l’autodifesa dell’Anm
In difesa degli aumenti scende in campo l’Associazione nazionale magistrati, esprimendo preoccupazione per eventuali misure di contenimento della spesa che possano penalizzare soprattutto i magistrati più giovani e i nuovi assunti.
Resta però evidente la questione che va oltre le singole sentenze: la differenza tra il sistema retributivo delle toghe e quello degli altri lavoratori dello Stato.
Mentre milioni di lavoratori attendono rinnovi contrattuali e il governo cerca risorse per famiglie e servizi pubblici, il conto degli arretrati dei magistrati pone una domanda inevitabile: chi pagherà il miliardo destinato alle toghe?