Le critiche e i rischi interni
L’ultimo record di Trump, licenzia la portavoce dopo cinque giorni: gaffe e menzogne sull’esame da avvocato
Il capo dell'Ufficio stampa della Casa Bianca è stata rimossa dal suo incarico dopo appena cinque giorni, dopo aver mentito sul superamento dell'esame da avvocato e dopo una pessima figura in un'intervista a Fox news
Esteri - di Gabriele Caramelli - 17 Ottobre 2026 alle 09:45
L’amministrazione Trump continua a vivere momenti di tensione, soprattutto dopo le polemiche e le accuse che hanno travolto il suo staff. Dal licenziamento in tronco dell’ex direttore del Centro nazionale antiterrorismo, fino all’esonero degli addetti alla Sicurezza interna e alla Giustizia, Kristi Noem e Pam Bondi, sono molti i casi in cui il presidente americano e il suo team sono finiti nell’occhio del ciclone. L’ultimo caso riguarda il licenziamento del nuovo capo dell’Ufficio stampa, Katie Zacharia, deciso da The Donald. Si tratta di una scelta che l’inquilino della Casa Bianca ha deciso di compiere senza consultarsi con Susie Wiles, il vertice più alto che coordina ogni aspetto dell’amministrazione dietro le quinte.
Secondo Politico, Trump sta pensando a dei sostituti per Wiles, che a quanto pare è diventata persona non gradita nei corridoi presidenziali di Washington. Una possibilità che si è fatta largo dopo che Zacharia ha perso il proprio incarico ad appena 5 giorni dall’assunzione, a causa delle critiche ricevute per essersi presentata come un avvocato senza aver superato l’esame e per una brutta figura nell’ultima intervista con Sean Hannity su Fox News. Alla fine sull’ex funzionaria si è espresso anche il presidente: «Forse il ruolo di portavoce non è per lei». È riuscita a superare anche il primato di Anthony Scaramucci che, durante il primo mandato di Trump nel 2017, era rimasto portavoce soltanto per 11 giorni.
A rischio il posto di Susie Wiles dopo il licenziamento della portavoce di Trump dopo 5 giorni
Trump, dopo la vittoria alle elezioni, aveva presentato Susie Wiles con il soprannome di Ice Baby, per il suo carattere molto freddo e determinato. Adesso, invece, la funzionaria americana rischia di passare da membro temutissimo dello staff a un lontano ricordo della più alta istituzione statunitense. Tra i nomi con cui potrebbe essere rimpiazzata figurano quelli di Stephen Miller, Bill Pulte, Devine McCarthy, Steve Witkoff e il presidente dei New York Yankees, Randy Levine. Nonostante le voci, però, Trump ha tenuto a precisare che non licenzierà Wiles: «Susie è qui e ci resterà per lungo tempo». Poi ha bollato le informazioni trapelate come fake news, senza dare ulteriori spiegazioni.
Ice Baby e i suoi fedelissimi, tra cui figurano gli strateghi elettorali Chris LaCivita e James Blair, si sono chiusi a riccio dopo le critiche per la consulenza politica svolta dagli ultimi due in Republika Srpska, uno Stato a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina capeggiato dalle forze filorusse. In principio, Trump ha minacciato di licenziarli entrambi, ma poi si è calmato, ritenendo che non ci fossero gli estremi per definire le loro azioni come parte di un conflitto d’interessi. A peggiorare la situazione c’è stato il contratto da 35mila dollari al mese firmato dalla figlia di Wiles, Katie, che la società di lobbying Continental Strategy ha sottoscritto con la Republika Srpska. Comunque sia, la società americana ha sostenuto che le relazioni con i funzionari governativi siano state amministrate da un altro socio.
La guerra contro Wiles potrebbe far saltare la disciplina interna dell’amministrazione
Secondo il Washington Post, i rivali di Wiles, LaCivita e Blair hanno foraggiato i sospetti di Trump facendogli vedere gli articoli critici. Tra i detrattori di Susie ci sarebbe anche Corey Lewandowski, ex direttore della campagna elettorale di Trump nel 2016 e uomo vicino a Pulte. Alcuni dei suoi alleati hanno paura del ritorno alle ostilità tra consiglieri e familiari, che si erano già presentate nel corso del primo mandato. Fino a questo momento, le scaramucce sono state limitate grazie alla fermezza di Wiles, mentre nel mondo Maga c’è chi crede che il suo addio possa diventare positivo per l’adozione di politiche più nazionaliste e populiste.
Gli altri problemi interni di Trump
A preoccupare la Casa Bianca, però, non ci sono soltanto le vicende legate a Susie Wiles. Tra i crucci del presidente ci sono infatti le email del vicesegretario di Stato Christopher Landau contro l’inviato speciale Paolo Zampolli, venute fuori poche ore prima della rimozione dall’incarico di quest’ultimo. Un altro caso ha riguardato invece Alina Habba, ex avvocata di The Donald: secondo la ricostruzione della legale, i 5,6 milioni di dollari che il marito avrebbe destinato al Kennedy Center non risultano arrivati all’istituzione. In base a quanto riportato da Axios, i registri non documentano una donazione di quella cifra: c’è però una promessa di versamento di 270mila dollari, poi saldata. L’ex direttore esecutivo del centro, Richard Grenell, è corso ai ripari e ha negato ogni suo coinvolgimento nella vicenda. Per fare chiarezza, Donald Trump ha quindi chiesto all’avvocato della Casa Bianca di analizzare le accuse.