L'approvazione in Senato
L’Archivio centrale di Stato diventa “Nazionale” e la sinistra grida allo scandalo. FdI: “Diamo un’anima all’istituzione”
I pentastellati salgono sulle barricate, con la senatrice Barbara Floridia che ha parlato di «un’insidia», un «percorso pericoloso», con aggiunta una «volontà inesorabile di puntare tutto sul concetto di nazione e di identità». A spiegare le motivazioni della nuova denominazione ci ha pensato Alessandro Amorese di FdI
Politica - di Gabriele Caramelli - 29 Ottobre 2026 alle 17:48
Ogni scusa è buona per gridare allo scandalo e al ritorno dell’autoritarismo. Basti pensare alla polemica per l’approvazione del cambio di denominazione per l’Archivio centrale dello Stato, che diventerà Archivio nazionale su proposta del deputato di FdI Alessandro Amorese e passata in via definitiva in Senato. Basti pensare alle parole della senatrice pentastellata Barbara Floridia, che ha accusato l’esecutivo di aver istituito «un’insidia», un «percorso pericoloso», con aggiunta una «volontà inesorabile di puntare tutto sul concetto di nazione e di identità».
Hanno forse paura della parola “Nazionale”? Magari per lei ha un’accezione troppo italiana, tanto che poi ha sostenuto: «Io sono araba, normanna, spagnola, sono un insieme». Buon per lei, ma qui si sta parlando del cambio di un nome, non di un eventuale discriminazione della persona in base alle origini. Comunque sia, a chiarire i fatti ci ha pensato proprio il promotore della proposta, Alessandro Amorese, spiegando che si tratta di«Una proposta nata dalla volontà di riconoscere pienamente il valore del patrimonio documentale custodito dall’istituto e il suo ruolo nella conservazione della memoria storica della nostra Nazione».
Archivio di Stato diventa “Nazionale”, FdI: «Così riconosciamo il patrimonio documentale»
In seguito, il deputato di FdI ha risposto alle critiche mosse dalle opposizioni, ricordando che «la nuova denominazione si ispira anche a modelli consolidati in altri Paesi: in Francia esistono gli Archives nationales e nel Regno Unito The National Archives. Non c’è alcuna forzatura ideologica, ma la volontà di valorizzare un’istituzione fondamentale per la nostra storia. La Nazione è una comunità che condivide radici, cultura, identità e memoria». Inoltre, «la legge si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione del patrimonio archivistico, nella direzione annunciata proprio ieri con la presentazione del Portale Archivi Nazionali, che punta a rendere la memoria italiana più accessibile attraverso gli strumenti digitali. Restano le sfide della digitalizzazione, dell’innovazione tecnologica e della valorizzazione degli immobili, ma questo provvedimento rappresenta un passo concreto per dare all’Archivio il riconoscimento che merita e trasmettere alle future generazioni la ricchezza della nostra storia».
La proposta approvata in Senato serve a dare «un’anima all’archivio»
Come ha spiegato il sottosegretario alla Cultura, Giampiero Cannella, il cambio di nome serve a dare «un’anima all’archivio e non relegarlo nel freddo ruolo di un edificio o una struttura all’interno del quale impilare documenti». Poi ha espresso un giudizio «molto positivo» sul provvedimento, evidenziando che la nuova denominazione intende rappresentare in maniera più compiuta il valore storico e culturale del patrimonio documentale conservato dall’istituto.
In conclusione, Cannella ha spiegato che «come è stato espresso soprattutto dai banchi della maggioranza, si tratta di denominare l’Archivio ex Centrale dello Stato con una ridenominazione che esprime il reale contenuto dell’archivio stesso, che non è soltanto una stratificazione di documenti che testimoniano una fredda evoluzione di ciò che è avvenuto all’interno dello Stato, ma è in qualche modo una stratificazione anche culturale che testimonia ciò che è avvenuto all’interno della nazione, intesa come comunità umana, che ha condiviso territorio, storia e quindi condivide anche un progetto futuro».