Il prezzo della propaganda
La regia della rivolta e la retorica anti-italiana della sinistra: il mix incendiario che ha sobillato i maranza
Il profilo di Youssef Siher, presunta mente del Movimento 17 ottobre, cancella la narrazione della sinistra sulla protesta degli esclusi ma non il ruolo di certa politica nel crescente clima di contrapposizione e le responsabilità di chi giustifica le devastazioni
Youssef Siher, 31 anni, è la presunta mente dietro al Movimento 17 ottobre. Un nuovo italiano con tanto di laurea e master, già ricercatore all’Ispi, specializzato sull’Islam politico e fervente sostenitore della causa palestinese, in contatto con gli ambienti antagonisti. Non si tratta di un ultimo, di un ragazzo di periferia cresciuto nell’indigenza ma di qualcuno a cui l’Italia ha offerto enormi possibilità, garantendogli welfare, istruzione di alto livello e lavoro. Qualcuno organicamente inserito nel circolino di una certa intellighentia, che vanta anche una collaborazione con uno dei principali quotidiani nazionali. Crolla, quindi, la narrazione che ci è stata propinata per giorni da sinistra, che voleva le devastazioni e i saccheggi di una settimana fa frutto del disagio e dall’emarginazione.
Il crollo della narrazione della sinistra
Una narrazione perfettamente sintetizzata nelle parole del deputato di Avs Marco Grimaldi: «Sapete cosa lega, spesso, queste manifestazioni di rabbia assoluta, che potete pure negare, ma esiste? La razzializzazione di questi ragazzi, il fatto che si sentano esclusi, il fatto che in qualche modo si sentano già vivere dentro a delle prigioni a cielo aperto…». «Potete pure scagliarceli addosso, dire che siamo noi i capi dei maranza, ma la responsabilità di quell’esclusione ve la dovete sentire anche addosso, perché questo è un fenomeno che non andrà via se non bonifichiamo i giacimenti d’odio», ha detto ancora Grimaldi, uno, per intenderci, che ha improntato la propria attività parlamentare alla strenua difesa di presidi di cultura e legalità come il centro sociale Askatasuna, considerato dalla Procura di Torino in odor di terrorismo e le cui manifestazioni sfociano puntualmente in violenze e devastazioni in nome della libertà.
L’approccio ideologico della sinistra
Le parole del deputato di Avs hanno il pregio di fotografare in maniera impeccabile l’approccio ideologico della sinistra di fronte a quanto sta accadendo nelle nostre città nelle ultime settimane: non una parola sulle violenze e i saccheggi, nessuna solidarietà ai duecento esponenti delle Forze dell’Ordine finiti in ospedale e, ovviamente, nessuna assunzione di responsabilità per la propria vicinanza a certi ambienti.
Le devastazioni a cui abbiamo assistito sarebbero giustificate dalla rabbia di ragazzi “razzializzati” e di questa rabbia sarebbe responsabile la destra con i suoi “giacimenti di odio”. Insomma, i nuovi italiani, quelli che nelle piazze sventolano le bandiere dei loro Paesi di provenienza, quelli che dopo le vittorie delle loro nazionali di calcio invadono le nostre strade creando disordini e non disdegnando danneggiamenti e violenze, quelli che a capodanno accerchiano e palpeggiano le donne italiane – taharrush gamea la chiamano -, avrebbero tutte le ragioni per mettere a ferro e fuoco i nostri centri e noi dovremmo anche scusarci perché la colpa è nostra. Così predica la sinistra, in perfetta coerenza con la propria atavica anti-italianità, tutta intenta a coccolare e giustificare chiunque spali fango sulla nostra bandiera.
Le recriminazioni dei maranza
Il fatto che a questi giovani e alle loro famiglie l’Italia abbia offerto una straordinaria opportunità di riscatto non conta: sanità, istruzione, welfare sono a disposizione loro come di qualunque ragazzo italiano, e forse di più. Lo Stato, a tutti i livelli, investe risorse per il loro inserimento scolastico, per sostenere economicamente le loro famiglie e per fornire loro persino una casa eppure il web brulica di influencer extracomunitari che accusano gli italiani di essere razzisti, che rivendicano una qualche forma di superiorità morale rispetto all’italiano medio, personaggetto mediocre che ha avuto solo la fortuna di nascere nel posto giusto, e ci spiegano che sono loro, gli stranieri, a tenere in piedi l’Italia con il loro sudore e che noi dovremmo essere grati a loro.
I video di questi capipopolo trasudano disprezzo per noi, per la nostra cultura e per il nostro modo di vivere e tradiscono un enorme desiderio di rivalsa: se poi a costoro, così rabbiosi e sprezzanti, chiedi cos’è che gli manca, non sanno rispondere. Sanno solo che gli mancano i diritti, che nell’epoca del dirittismo sfrenato è già un’ottima ragione per sfasciare tutto.
Il paravento del razzismo
Qualche giorno fa, ospite di Corrado Formigli, Fouad Krarmi, fondatore dell’organizzazione politica 2GEN, ha dichiarato di non condannare le violenze di piazza perché, anche se “politicamente scorrette”, sono frutto di una “rabbia disorganizzata” e ha aggiunto che la sua organizzazione si propone di “aggregare e politicizzare” questi ragazzi. Aggregarli intorno a quale idea? Per rivendicare cosa? Perché l’impressione è che l’unica cosa su cui questi giovani di seconda generazione sono d’accordo è che gli italiani siano razzisti. Un mantra che vale per tutto: un passante chiede di non gettare cartacce a terra? Italiano razzista. Un passeggero ti prega di non spingere in metropolitana? Italiano razzista. Un negoziante ti invita a non importunare i suoi clienti? Italiano razzista. Un agente di Polizia ti chiede i documenti? Italiano razzista.
La lezione appresa da certa politica
Glielo hanno insegnato quelli che ogni giorno, dagli scranni del Parlamento, ripetono ossessivamente che siamo in dittatura, che il governo è fascista, che proteggere i confini è razzismo e persino che voler inserire i bambini stranieri in classi con più italiani sia un atto di discriminazione. Coloro che raccontano che senza gli immigrati l’Italia finirebbe a gambe all’aria, che siamo loro debitori, che dovremmo scusarci continuamente e ringraziare con il cappello in mano.
Il rischio che si assume chi alimenta sentimenti anti-italiani
Una propaganda utile a compattare gli stranieri contro l’Esecutivo e magari a raccattare qualche voto ma a che prezzo? Perché raccontare che gli italiani siano un popolo di razzisti, in una nazione in cui quasi il 10% della popolazione è straniera e gli extracomunitari sono circa 4 milioni è molto, molto pericoloso: pericoloso quanto l’idea di poter accogliere tutti indiscriminatamente, di poter vivere in un mondo senza frontiere o, come vorrebbe qualcuno, senza Forze dell’ordine armate e senza carceri. Pericoloso come alimentare un sentimento antitaliano nella convinzione che possa portare qualche vantaggio politico, senza capire che quelli che stanno coccolando li disprezzano, li considerano infedeli e considerano la loro Patria terra di conquista. Quello stesso sentimento, prima o poi, diventerà odio incontrollato, li travolgerà e li avvolgerà in quel velo che oggi difendono con tanto ardore.