Controcorrente
Ignoranza e bestemmia civile: fenomenologia di un pentastellato
Se non ci fosse il calco mentale dell’”uno vale uno”, sospetterei che quello dell’onorevole Riccardo Ricciardi (M5S) nell’aula di Montecitorio, possa essere un discorso suicida o una suprema provocazione. Invece no, si tratta di mera e mesta “ignorantia”. Certo grave, se alberga in un deputato della Repubblica che occupa pure la postazione di capogruppo e vice di Giuseppe Conte nel suo partito. Ma tant’è. In assenza di correzioni fraterne e di improbabili auto-correzioni, serve spiegare all’onorevole, che è un ridevole tragico accomunare in un’unica regia la pista, che è e resta mafiosa, l’assassinio del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella (1980), fratello dell’attuale inquilino del Quirinale e la strage di Portella della Ginestra (1947). La distanza di oltre un trentennio tra i due delitti di mafia, rende irrazionale l’accostamento; ed è immaginifica l’unicità di una pista, nera o di qualunque colore, che colleghi i due luoghi. Logici, non fisici: tra Portella e Palermo corrono pochi chilometri ma un incolmabile tempo, politico e non. Nel quale a Chiara Colosimo, classe 1986, non c’è verso di trovare brutta collocazione.
Il punto è che per anni tra i mandanti della strage siciliana fu indicato un parlamentare democristiano di lungo corso, con una brillante ed estesa carriera di Ministro. Si chiamava Bernardo Mattarella (1905-1971). Accuse di collusione con banditi e clan gli furono rivolte negli anni da personalità di spessore, dal sociologo Danilo Dolci al deputato comunista Pio La Torre, unico parlamentare nazionale assassinato dalla mafia, in onore del quale un presidente della Camera espresso dalla destra – si chiamava Gianfranco Fini – fece porre una lapide commemorativa, nell’anniversario della morte (30 aprile 2009): Ricciardi se ne sarà accorto passando nei paraggi. In verità, pure Claudio Martelli riprese, al tempo, la relazione di minoranza firmata da La Torre e dai deputati del Pci in Antimafia.
Esecutori materiali dell’eccidio, in cui persero la vita 11 persone (8 adulti e 3 bambini), furono Salvatore Giuliano e la sua banda, ma come mandanti furono accusati alcuni politici eccellenti, dei quali il più alto in grado era appunto l’onorevole Bernardo; il padre di Piersanti e Sergio, però, in sede dibattimentale, fu pienamente assolto da ogni accusa in ben tre gradi di giudizio. Per schermare il collega Roberto Scarpinato, accusato di depistaggio nel decreto di un giudice, l’onorevole Ricciardi, ha perso la testa. Tuttavia accoppiare i delitti di Portella della Ginestra e di Piersanti Mattarella per scagliarli a occhi chiusi e testa bassa contro i banchi della destra, non è un atto di rabbiosa opposizione; è un gesto di crassa ignoranza; e una imperdonabile bestemmia.