L'editoriale
Giorgia lotta e (con)vince in Ue, il campo largo si aggrappa al caos. La scelta è tutta qui
La premier a Bruxelles porta a casa il taglio delle bollette e costruisce una manovra per famiglie e imprese. La sinistra “su Marte” sponsorizza gli studenti senza piattaforma e spera nel contagio francese: ennesima prova di immaturità
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 18 Ottobre 2026 alle 06:00
In Francia studenti, casseur e i filo-islamisti di Mélenchon da settimane devastano le scuole, aggrediscono docenti, sfogano il loro nichilismo cogliendo l’assist dei tagli – veri – di un Macron agli sgoccioli della sua disastrosa parabola. In Spagna quella faccia tosta di Sanchez spera di cavarsela dal disastro di Ceuta, e dal fallimento del suo terzo governo, eccitando la piazza che manifesta sul tema dell’emergenza abitativa contro…di lui. In Germania l’intero sistema politico che ha retto per vent’anni è terremotato dall’avanzata di Alternative für Deutschtland che incalza popolari e socialisti sui temi dell’immigrazione e della deindustrializzazione. E in Italia? Non accade nulla di questo.
Per diversi motivi. Perché non esiste un problema casa drammatico come quello spagnolo, aggravato dalla folle politica immigrazionista del premier socialista (qui da noi, in tempi non sospetti, il governo ha approvato un “Piano casa” decennale da 100mila alloggi). Perché in Italia non esistono tagli al sistema dell’istruzione, anzi fra rinnovi contrattuali e investimenti sulle strutture i fondi destinati dall’esecutivo superano i quattordici miliardi. Perché non esiste, poi, alcun sintomo di crisi di governo o di scollamento dall’opinione pubblica: non a caso il governo Meloni è l’unico, fra i grandi dell’Ue, che può legittimamente ripresentarsi agli elettori con la possibilità, tutt’altro che peregrina, di essere confermato alla guida della Nazione.
Tutto bene quindi? Ci mancherebbe: la situazione è seria. Ma la diagnosi su occupazione, povertà, conti pubblici, crescita, esportazioni, testimonia che chi governa ha fatto bene il suo e che l’Italia ha le energie e la capacità di affrontare i marosi e di rovesciare la piramide. In un contesto così complicato Meloni, a margine del Consiglio europeo, ha ottenuto poi ulteriori risultati importanti. Dopo la clausola di emergenza sull’energia – proposta italiana sulla quale si sono allineati in tanti – è giunto il sì di Bruxelles al dispositivo del Decreto bollette. Risultato? Il tanto invocato disaccoppiamento del gas sul prezzo dell’energia elettrica è passato: si tradurrà in una riduzione di un quarto dei costi sul conto. Altro provvedimento mirato nel fornire sostegno a cittadini e imprese.
Per il resto ci si ritrova purtroppo un’Ue che continua a ragionare sulla dicotomia “frugali” contro “spendaccioni”, “ambientalisti” contro “inquinatori”. Una lettura ragioneristica ed ideologica totalmente fuori dalla realtà – ad esempio sul tema del bilancio e degli Ets – e dalla velocità della competizione internazionale. Anche sul sostegno a Kiev e sulla crisi dell’inflazione aggravata dal disastro Hormuz: l’Ue non può non contemplare quel “fattore rilevante” inserito nel suo stesso Patto di stabilità a sostegno delle Nazioni che hanno scelto di non abbandonare Kiev al proprio destino. Su tutti questi dossier – senza dimenticare il contrasto all’immigrazione – il governo italiano ha dimostrato di avere idee e prassi: sta nella partita, incalza la Commissione, crea e alimenta alleanze di scopo. Così la goccia del realismo meloniano, per usare la metafora, sta scavando con pazienza la pietra dell’ottusità dei burocrati.
Nel frattempo le opposizioni italiane che fanno? Non una parola sui dossier veri: come il duello in Europa, dove l’Italia lotta per sostenere un impianto europeo che mantenga la coesione contro gli «egoismi» e sostenga la flessibilità e lo sviluppo contro i «rigoristi». Silenzio imbarazzato sul tema da Schlein, Conte e compagnia: tutti aggrappati, invece, agli studenti (e ai tanti teppisti) del “No Meloni day” o all’ennesimo sciopero preventivo della Cgil. In nome di una rivolta sociale montante anche in Italia? Macché. Nella speranza (sic!) che si inneschi un meccanismo di rabbia anarcoide “stile francese” o “modello spagnolo” da incanalare contro il governo. Campioni di immaturità: all’ennesima prova.