L'intervista
“Il tema casa lasciato per decenni nelle mani del mercato. Ora lo Stato torna e collabora con il privato”. Parla Felice Squitieri
Il commissario del governo per il Piano Casa spiega come si è generata l'emergenza e illustra la risposta dell'esecutivo: tre pilastri e un punto di equilibrio tra l’edilizia pubblica, quella convenzionata e quella privata per dare risposte anche al ceto medio
La scorsa primavera il governo ha varato il Piano Casa Italia, un intervento in risposta al disagio abitativo che si muove lungo più direttrici con l’obiettivo dichiarato di investire 10 miliardi per realizzare, nei prossimi 10 anni, 100mila alloggi.
Ne abbiamo parlato con Felice Squitieri, nominato lo scorso giugno Commissario straordinario per la ricognizione dei fabbisogni e il programma di interventi in materia di edilizia residenziale pubblica e sociale.
Commissario, quello voluto dal Governo è il primo Piano casa dal Governo Berlusconi del 2009. Si tratta di un’iniziativa molto ambiziosa per cui l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha stanziato risorse imponenti. Con quale spirito affronta questa sfida?
«Effettivamente questo piano ha una proiezione di investimento davvero imponente – 10 miliardi in 10 anni – articolata lungo tre pilastri: uno totalmente pubblico, un altro pubblico-privato e un terzo totalmente privato con controllo pubblico. Certamente, il primo miliardo sarà destinato all’edilizia residenziale pubblica e al recupero del patrimonio già esistente e non utilizzato. Questo è un primo passo per consentire alle famiglie, ai lavoratori e a chi nutre la speranza della casa, di trovare una risposta a questa esigenza fondamentale. È per questo che lo spirito con cui affronto questo incarico è quello del servizio: sono orgoglioso di essere stato nominato Commissario e ancor più di essere stato incaricato di gestire l’esecuzione del primo pilastro, quello relativo all’edilizia pubblica, perché è un’opportunità per la politica di dare risposte concrete e misurabili».
L’investimento, come dicevamo, è imponente.
«Sì, e c’è di più: i 10 miliardi stanziati che, secondo me, saranno investiti anche in un tempo più breve dei 10 anni ipotizzati dal Governo, sono un’importante leva anche dal punto di vista finanziario per un mercato, quello dell’edilizia, che fino ad oggi non vedeva altre prospettive dopo il Pnrr e a valle dell’operazione Superbonus con le note conseguenze che lo hanno accompagnato. Questo piano offre, quindi, anche al settore dell’edilizia, con cui ci stiamo confrontando proficuamente, una nuova prospettiva».
In che senso parla di leva finanziaria?
«L’investimento del Governo ha dato nuovo impulso anche alle Regioni che stanno iniettando finanza per accompagnare, con altre iniziative, il Piano casa e stanno mettendo finalmente a terra fondi, soprattutto europei, che già erano nella loro disponibilità. La forza di questa iniziativa è proprio questa: innescare un circolo virtuoso. Se è vero, come sostiene uno studio della Bocconi, che quando lo stato investe 1 i privati investono 3, la prospettiva è che complessivamente il piano casa possa produrre 60 miliardi di investimenti privati».
Quando si pensa alle “case popolari” l’immagine che viene immediatamente alla mente è quella di luoghi degradati e spogli. Quasi dei ghetti. Il piano interviene anche nella direzione della riqualificazione?
«Certamente. Si tratta di un aspetto che è previsto dalla legge: l’utilizzo dei fondi è, infatti, subordinato al rispetto di determinati standard energetici, tecnici, ambientali e di efficientamento. Ma noi stiamo andando oltre, perché posso anticiparle che stiamo sottoscrivendo una convenzione con il Consiglio nazionale degli architetti – 115 ordini professionali – per indirizzare la nostra azione verso la qualità, attraverso i concorsi di idee: qualità dell’edificio, qualità urbana e qualità della vita saranno le linee guida della nostra azione. Vogliamo realizzare una compenetrazione sociale che impedisca la nascita di nuovi ghetti, anche attraverso il mix tra edilizia libera, convenzionata e sociale che creerà ambienti cittadini composti da persone di diversa estrazione sociale, cercando di scongiurare quanto più possibile l’emarginazione».
Nonostante qualcuno, da sinistra, apostrofi i proprietari di casa come “parassiti”, la casa di proprietà rimane il grande sogno degli italiani. Si tratta di qualcosa che, ineluttabilmente, appartiene alla nostra cultura: il piano interviene anche in questa direzione?
«Gli obiettivi di un certo modo di far politica li conosciamo bene. È chiaro che la casa è un’esigenza ed è diventata un’emergenza proprio perché per decenni il tema è stato lasciato nelle mani del mercato. Il fenomeno casa è oggetto di studio da diversi anni ed è ormai pacifico che quando Stato, mercato e professioni non dialogano si generano buchi impressionanti. È un problema che non riguarda solo l’Italia ma interessa molti Paesi in Europa. Si stima che 1,5 milioni di famiglie abbiano bisogno di una casa. Di queste, 250mila appartengono alla fascia più bassa, che può trovare risposte nell’edilizia pubblica, ma tutte le altre si trovano in quella fascia grigia in cui sono troppo ricche per avere diritto all’edilizia residenziale pubblica ma non hanno i requisiti per poter accedere a un mutuo o acquistare ai prezzi attuali di mercato, ormai elevatissimi. A questa fascia non resta che allontanarsi dai centri, creando ulteriori fratture di carattere sociale ma anche urbano. Ed è anche per rispondere alle esigenze di questa categoria che il piano interviene, cercando un punto di equilibrio tra l’edilizia pubblica, quella convenzionata e quella privata».
Quando vedremo i primi frutti del piano casa?
«Io conto di aprire i primi cantieri a gennaio. Sto incontrando i Comuni e le Regioni per chiedere di avviare le procedure necessarie di loro competenza per le assegnazioni. Uno dei miei obiettivi è fare in modo che ciascuna procedura di assegnazione sia conclusa entro la fine della ristrutturazione dell’immobile, in modo da ottimizzare i tempi e immettere nel possesso i beneficiari immediatamente, evitando anche il rischio di occupazioni abusive. Questa è un’assoluta novità, che consentirà di consegnare la casa a chi ne ha diritto nel momento esatto in cui verrà sottoscritto il verbale di fine lavori, senza ulteriori ritardi. Con la collaborazione degli enti preposti sui bandi di gara, entro la primavera del 2027 i primi beneficiari entreranno nelle loro case».