Il varietà secondo Fiore
Fiorello, ritorno col botto: in 12 minuti fa il record d’ascolti, disintegra la sinistra, smonta le “due Salis, punge Vannacci e Ranucci
Niente predicozzi, solo satira vera: il conduttore riconquista la prima serata Rai con un format mordi e fuggi che sbriciola il politicamente corretto e fa il botto... non solo di telespettatori
Basta meno di un quarto d’ora a Fiorello, (per l’esattezza il suo show modello “Cinque minuti senza Vespa” è durato 12 minuti minuti e 45 secondi), per assestare il colpo di spugna alla tv soporifera e per pungere e graffiare la propaganda degli outsider della politica, dalle due Salis sulla scena, al generale Vannacci del recente esordio da attore e promulgatore del suo nuovo partito. Ed è subito boom d’ascolti. Un risultato che sa di liberazione tv: 4.826.000 spettatori e il 26,3% di share.
Basterebbero questi numeri a raccontare il trionfo del Tg1 edizione più che straordinaria: il varietà smart con cui il multitasking Rosario Fiorello profana simpaticamente in stile social lo studio dell’ammiraglia Rai e i suoi protagonisti dell’informazione chiamati a divertenti siparietti e micro-coreografie danzerecce modello stacchetti da telequiz, subito dopo l’edizione delle 20. Un’operazione che sa di televisione d’altri tempi ma che, come sempre accade con Fiorello, viene reinventata attraverso un linguaggio contemporaneo, tra satira, improvvisazione, musica e meta-televisione.
Il varietà formato Fiorello che spazza via la tv soporifera
Ma, ed è questo il punto, il vero miracolo dello showman siciliano non sta soltanto nelle cifre record: sta nell’aver riesumato il ritmo pirotecnico dei Caroselli d’un tempo per polverizzare, a colpi di satira irriverente, i conformismi del tele-tribunale progressista e le paranoie dei guru dem della politica. Allora, in uno studio dal tradizionale blasone trasformato in palcoscenico surreale – tra carrellate di battute, incursioni di Fabrizio Biggio e siparietti irresistibili – è Fiorello a indossare i panni dell’unico vero outsider della tv italiana, del fustigatore dei costumi social-televisivi degli attori sulla scena nazionale.
Stoccate alla sinistra e vignette su Vannacci
Così, da navigato giullare della realtà, prima stuzzica i santoni del giornalismo d’inchiesta in un paio di veloci scambi con Tony Pitony che passa e spassa nello studio del Tg1 alla ricerca di una toilette («I bagni? Sono liberi quelli di Ranucci e Milo Infante»)… Poi mette a ferro e fuoco la retorica dell’opposizione. E con una verve degna del miglior Benigni dei tempi d’oro – quello che graffiava senza guardare in faccia a nessuno – Fiore si diverte a disintegrare le contraddizioni del panorama politico contemporaneo progressista.
«Attenzione che di Salis ce ne sono due: prendete quella che paga l’affitto!»
«Non abbiamo un programma, siamo un po’ come il Campo largo», ironizza con una stoccata al fianco di Pd, M5S e Avs il mattatore, infierendo comicamente sul caos della sinistra. Poi, a stretto giro di telecamere, regala un consiglio per gli acquisti che è già cult: «Attenzione che di Salis ce ne sono due: prendete quella che paga l’affitto!». Infine, tra un duetto (non duetto) con la meravigliosa Annalisa e uno scambio di battute con la fida spalla destra Bigio, lancia un altro dei suoi fulminei affondi al generale in prestito alla politica: «Siamo al limite, è un po’ come un addio al celibato senegalese a casa di Vannacci!». Risate in studio, applausi a casa e proseliti del politicamente (s)corretto colti di sorpresa.
Fiorello, il coraggio di pungere e dissacrare, la capacità di saper divertire
Così, in un finale che ammicca ironicamente a talent, balletti e cantanti – irresistibile anche il cameo di Gigi D’Alessio in versione operaio dello spettacolo – tra un finto lancio di servizi e comparsate sbalordite delle più affascinanti telegiornaliste del Tg1, Fiorello dimostra che per fare grande intrattenimento e tornare al varietà, per quanto rivisitata in lessico e tempistiche la sua grammatica tradizionale, non servono predicozzi. Ma il coraggio di pungere e divertire, con sfrontatezza e vis dissacrante. E tutto in 12 minuti e 45 secondi…