Al Forum Moneta
Descalzi (Eni) dà la scossa all’Europa in letargo: “Ha trascurato l’energia, ma oggi la vera guerra si combatte lì”
“Se l’Europa subisce questa situazione, è colpa dell’Europa”. Parla chiaro, Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, durante il Forum Economico Moneta, in corso a Palazzo Colonna, a Roma, sulla posizione del continente nella competizione energetica internazionale. Contestato l’idea che l’Europa sia esclusa dalla corsa globale alle risorse e sostiene che la sua debolezza dipenda dalle scelte compiute negli anni. “L’Europa è un grandissimo mercato, è molto ricco”, ha ricordato, paragonando la competizione economica a una gara sportiva nella quale chi arriva ultimo non può considerarsi automaticamente una vittima. Secondo il manager, il problema è non aver riconosciuto all’energia un ruolo strategico. “Se l’Europa non capisce che la competizione è sulla vera energia, sull’avere o non avere energia, e poi è vittima perché è esclusa da questa competizione, non è esclusa: partecipa ma non la vince”, ha affermato. Descalzi ha quindi criticato chi in Europa ha considerato l’energia “un qualcosa di accessorio, non di centrale”, paragonandone l’importanza a quella del cibo e dell’acqua per la vita.
Descalzi e la guerra per l’energia
“Oggi l’energia ce l’hanno Usa, Golfo, Russia, Iran, ha spiegato. Questi player in passato erano una sorta di “negozi”, dice Descalzi, dove comprare energia. “Nel resto del mondo non è così: per poter andare a comprare energia devi investire, devi prendere rischi perché devi investire nell’esplorazione, e poi vendi. Metti un sacco di soldi e aspetti anni. Un mondo molto diverso ora”, visto che i “negozi” hanno qualche problema.
Il numero uno di Eni ha spiegato come le tensioni mondiali, soprattutto nel Golfo, abbiano comportato l’aumento dei costi della logistica, riflettendosi sul costo dell’energia. Per una nave dal Golfo a Rotterdam il costo arriva fino a “40 dollari al barile”, ha affermato. E mentre il prezzo del petrolio è lievitato a oltre 120 dollari al barile, c’è un problema sulla quantità di prodotto disponibile: “Non è tanto il volume che manca ma è proprio tutta la parte di logistica che ha dei costi altissimi”.
Dal conto mancano 150 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia rimpiazzati da Usa e in parte altri Paesi, e poi c’è il Golfo con altri 120 miliardi di metri cubi di gas che fluivano verso la Cina non ci sono più, e bisognerà verificare quanto durerà il conflitto per capire l’impatto sul Paese. Con Biden la Chevron ha avuto un’apertura incredibile in Venezuela ancora con Maduro, ha aggiunto, “ma gli Usa hanno bisogno di più energia, perché sta crescendo necessità sui data center”. L’energia Usa è tantissima, è quasi a plateau, ma adesso “deve dare energia all’Europa, naturalmente perché ci guadagna. E ha bisogno di nuove fonti di energia, il backyard è il Sud America. Si è creata una energy dominance per trovare energia per il futuro fino ai prossimi 40 50 anni”, ha detto l’Ad.