Parola di Baffino
D’Alema affonda Prodi: «Il suo governo cadde per un autocomplotto». E smonta il mito della sinistra unita
Massimo D’Alema non fa sconti a Romano Prodi. E, nel ripercorrere le vicende della sinistra italiana, torna a mettere il dito nella piaga delle divisioni che hanno segnato il centrosinistra. In un’intervista a il Giornale, l’ex presidente del Consiglio rispolvera uno dei passaggi più traumatici della storia dell’Ulivo: la caduta del governo Prodi nel 1998. E offre una ricostruzione tutt’altro che lusinghiera per il Professore.
D’Alema ricostruisce lo “sgambetto” a Prodi
«No, il primo governo Prodi non lo ho affondato io – racconta nell’intervista a Hoara Borselli – Non ci fu un complotto. Casomai fu un autocomplotto». Parole che ribaltano la narrazione, coltivata per anni, di un Prodi vittima delle manovre interne alla sinistra.
D’Alema chiama direttamente in causa le scelte politiche del Professore e i suoi rapporti con Rifondazione comunista. «Prodi fu informato. Io parlai anche con il presidente della Camera, Violante. Prodi tenne il suo discorso alla Camera e non chiese i voti». Poi la ricostruzione del passaggio decisivo: «Qualcuno dei suoi aveva fatto i conti e aveva stabilito, sbagliando, che i voti di Cossiga erano superflui».
Il risultato fu il disastro politico. «Prodi fece un gesto con la mano che significava: “Si votò e il governo cadde”». Una versione che scarica sulle scelte del Professore la responsabilità della crisi, anziché su presunti tradimenti.
D’Alema sulle violenze dei giovani: “Una generazione di immigrati, si sentono apolidi”
Ma nell’intervista emerge anche un’altra contraddizione storica della sinistra: quella tra l’identità comunista e la necessità di governare. D’Alema ricorda la stagione di Rifondazione, «per ragioni politiche, uscì dal governo», e le manovre per costruire una nuova maggioranza. Un precedente che racconta quanto siano antiche le difficoltà di tenere insieme anime politiche diverse. Una lezione che suona attuale anche per il campo largo, continuamente alle prese con il problema della propria tenuta.
Non manca una riflessione sulle proteste giovanili e sulla violenza politica. D’Alema mostra comprensione per il disagio dei ragazzi, ma prende le distanze dagli estremismi: «A questi ragazzi, dei quali capisco le ragioni, voglio dire che la violenza è sempre sbagliata e fa il gioco degli altri».
E aggiunge una critica alla condizione delle nuove generazioni: «Sono una generazione nuova. In parte seconda generazione di immigrati. Si sentono rifiutati, si sentono apolidi».
Alla fine, dalle parole di D’Alema emerge un quadro poco rassicurante per il centrosinistra: vecchie rivalità mai sopite, leadership in conflitto e coalizioni fragili. Il campo largo di oggi non viene chiamato direttamente in causa, ma il passato raccontato dall’ex premier sembra un avvertimento per il presente. Schlein, Conte e compagni sono avvertiti.