L'audizione del virologo
Clamoroso in commissione Covid: il professor Giorgio Palù smonta i dogmi su campagna vaccinale e lockdown
La presenza in commissione Covid del professor Giorgio Palù, ex presidente dell’Aifa e del Comitato tecnico-scientifico (Cts), la struttura che in teoria avrebbe dovuto supportare scientificamente le scelte politiche durante la pandemia, ha fatto crollare tutti i dogmi sanitari, securitari e vessatori, imposti dai governi di allora
Politica - di Gabriele Caramelli - 23 Ottobre 2026 alle 14:11
Green pass, campagna vaccinale, lockdown per i bambini e anticorpi monoclonali. L’audizione in commissione Covid del professor Giorgio Palù, ex presidente dell’Aifa e del Comitato tecnico-scientifico (Cts), la struttura che in teoria avrebbe dovuto supportare scientificamente le scelte politiche durante la pandemia, ha fatto crollare tutti i dogmi sanitari, securitari e vessatori, imposti dai governi di allora.
Palù conferma: “Green Pass scelta politica, non scientifica”
Il virologo, nel corso del suo intervento, sostanzialmente ribadisce quanto già rivelato nel fuori onda del maggio 2021: il Green Pass fu una scelta politica priva di evidenze scientifiche. Il vaccino non impediva il contagio, ma era utile soltanto per prevenire gli effetti gravi della malattia. Palù conferma che il Cts subì pressioni da parte della politica per incentivare la campagna vaccinale di massa. Pur sostenendo che tali pressioni fossero giuste in quel momento, l’ex presidente dell’Aifa spiega che arrivano per motivi economici in quanto c’era la necessità di smaltire le dosi di vaccino Astrazeneca comprate in eccesso. Ma non solo. Palù esprime nuovamente tutta la sua contrarietà verso gli Astra-Day, gli Open-Day per i vaccini a vettore adenovirale che portarono alla morte della 18enne Camilla Canepa.
“Per quale motivo il Governo durante la pandemia di Covid adottò una campagna vaccinale di massa, coinvolgendo anche categorie poco vulnerabili a forme gravi del virus, persino ricattandole con lo strumento simil-dittatoriale del Green Pass?”, si chiede la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, che punta il dito contro il Cts, “la struttura che doveva in teoria assistere la politica nelle decisioni scientifiche”.
Buonguerrieri attacca l’allora coordinatore Franco Locatelli che, in epoca pandemica, si definì un servitore delle istituzioni: “Un senso di servizio verso la politica di allora che evidentemente si è spinto fino ad andare contro il parere di altri esperti, contro la scienza. Chi all’epoca governava ha premuto perché i vaccini fossero fatti a tutti gli italiani, sotto ricatto, noncuranti degli effetti avversi, per ragioni economiche e politiche”. Anche il senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini, presidente della commissione Sanità e componente della commissione bicamerale Covid, avanza un dubbio: “Non furono questioni sanitarie, bensì politiche e forse anche economiche a spingere la campagna vaccinale?”.
Palù smonta mix tachipirina-vigile attesa e il lockdown per i bambini in commissione Covid
Nel corso della sua lunga audizione, Palù si lascia andare a due ammissioni importanti. “Tachipirina e vigile attesa? Una caz**ta madornale, lo dissi subito appena arrivai in Aifa”. E ancora: “Ma come avete potuto fare una roba del genere?”. Poi, la seconda ancora più grave: “Il lockdown per i bambini fece più danni che benefici”. Il virologo spiega che secondo lui i bambini, sebbene non si ammalassero, erano diffusori del virus e, pertanto, finirono sotto la scure delle restrizioni.
“La categoria dei più piccoli, infatti, fu in quel periodo privata della scuola e delle fondamentali attività sociali, i bambini furono reclusi in casa, per un virus che su di loro aveva un’incidenza grave estremamente rara”, commenta Lucio Malan, presente ieri in quanto componente della commissione Covid. Il presidente dei senatori di FdI ricorda che molti adolescenti hanno subito effetti avversi a seguito dell’inoculazione del vaccino anti-Covid e conclude: “Compito della politica dovrebbe essere quello di tutelare i più deboli, durante la pandemia invece i governi di allora trascurarono le esigenze dei bambini per portare avanti misure restrittive scientificamente infondate”.
Zedda: “Governo Conte 2 favorì gli amici degli amici”
Grande spazio è stato dato anche al tema delle 10mila dosi di anticorpi monoclonali che l’azienda americana Eli Lilly avrebbe voluto donare all’Italia, ma che furono rifiutate. Palù, favorevole al loro arrivo, precisa che in qualità di presidente dell’Aifa non aveva potere decisionale, a differenza dell’allora direttore generale dell’ente, il dottor Nicola Magrini. “Avremmo potuto accettare quella proposta, applicando il principio di precauzione, e usare l’anticorpo su bambini e anziani con la malattia da Covid-19.
In quella specifica fase della pandemia, con quella variante, si sarebbero salvate vite”, dice Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid che contesta la scelta dell’allora governo giallo-rosso di spendere 40 milioni di euro per acquistare un prodotto che avremmo potuto avere gratis. “Anche in questo caso, invece di pensare agli italiani, agli ultimi, a chi stava morendo, si è preferito tutelare gli amici degli amici e finanziare l’anticorpo monoclonale italiano, che non è mai arrivato in produzione, nonostante i 380 milioni di euro, soldi dei contribuenti, dati a TLS (Toscana Life Sciences). La verità, nonostante tutto, alla fine viene sempre fuori”, conclude Zedda.