Il Mezzogiorno cresce e traina
Ciaone divanismo e mancette, governo Meloni e manovra fanno volare il Sud. La premier: no risorse a pioggia, puntiamo su chi vuole restare e lavorare
La crescita del meridione supera la media nazionale tra primati industriali e agroalimentari: il riscatto di un territorio che ha scelto la possibilità di realizzarsi attraverso l'occupazione e la formazione in cambio dei sussidi
Ciaone a sterile assistenzialismo e bye bye meridione che arranca dalle retrovie del Belpaese: un cambio di paradigma epoca assesta la mazzata finale alla atavica narrazione di un Mezzogiorno ritardatario e rinunciatario. Sì perché oggi, tra l’azione di governo con investimenti e ottimismo propositivo, e risultati acclarati su carta con l’attendibilità della matematica di dati e report, il Sud non è più – finalmente – terra di sussidi e rassegnazione, ma motore trainante dell’economia nazionale.
Manovra e sud, Meloni: ciaone assistenzialismo
È questa, allora, la linea rivendicata con fermezza dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la convention di Sud chiama Nord, dove ha tracciato il bilancio di una politica che ha finalmente smesso di elargire mance per scommettere sul lavoro e sul merito. I numeri del resto parlano chiaro, e non mentono: il Mezzogiorno cresce a ritmi superiori rispetto ad altre aree della nazione, registrando un record storico di occupazione con il superamento della soglia del 50%.
La lezione del Mezzogiorno che cresce e la scommessa vincente del governo
Merito di una visione fondata su strumenti strategici come la Zes unica, misura capace di generare un giro d’affari da oltre 60 miliardi di euro e confermata in Bilancio con uno stanziamento potenziato a 2,4 miliardi.
Sud e manovra, Meloni: no risorse a pioggia ma la scelta di stare dalla parte di chi lavora, ha figli e vuole restare
Numeri che traducono fatti e che testimoniano impegno e fiducia del governo, tanto che la stessa premier Meloni ne rilancia potenziale e risposte concrete, sottolineando chiaramente la traiettoria dell’esecutivo: nella manovra «non abbiamo distribuito risorse a pioggia, ma abbiamo fatto delle scelte: abbiamo scelto di stare dalla parte di chi lavora. Di chi fa figli. E di chi vuole restare, perché non ci arrenderemo mai all’idea che un ragazzo non abbia altre alternative che fare le valigie e lasciare il Sud o l’Italia per doversi costruire un futuro», ha ribadito con fermezza il presidente del Consiglio intervenendo alla convention nazionale di Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia.
Sud, Meloni: scritta la parola fine all’assistenzialismo puntando su formazione e lavoro, senza lasciare indietro nessuno
Un messaggio che, oltra alle dichiarazioni d’intenti e alla conseguente azione di governo, tra le righe segna il superamento definitivo delle ricette della sinistra e del Movimento 5 Stelle: «La principale priorità che ci siamo dati è quella di liberare le grandi energie inespresse di un pezzo fondamentale della nostra nazione che è il Sud – ha rilanciato Giorgia Meloni –. Abbiamo affrontato questa sfida cambiando radicalmente paradigma; abbiamo scritto la parola fine alla stagione dell’assistenzialismo; abbiamo mantenuto l’impegno solenne che abbiamo preso in campagna elettorale di offrire a chi non vuole rimanere schiavo di un sussidio di Stato la possibilità di realizzarsi attraverso il lavoro e la formazione. E non abbiamo lasciato indietro di nessuno, anzi: abbiamo aumentato le tutele per proteggere chi non era nelle condizioni di poter lavorare».
Bye Bye divanismo e mancette di Stato: la ricetta del governo Meloni per rilanciare il potenziale del Sud
E i dati, aggiunge a stretto giro la premier, «ci dicono che la strada intrapresa è quella giusta. In questi anni il Sud è cresciuto più del resto d’Italia registrando un record storico di occupazione superando la soglia del 50%. Un risultato frutto del dinamismo e dell’ambizione delle imprese e dei lavoratori del Mezzogiorno, figlio anche di provvedimenti che hanno sostenuto quel dinamismo, quell’ambizione come è stata la Zes unica, misura che ha generato un giro d’affari da oltre 60 miliardi di euro, che abbiamo scelto di confermare e potenziare con questa legge di bilancio alzando lo stanziamento a 2,4 miliardi di euro», ha sottolineato giustamente la premier Meloni.
Modello Sicilia, mare e agroalimentare trainano la crescita: la regione prima in Italia per traffico di merci portuale
Ma non è ancora tutto. Perché a dimostrare la concretezza di questa svolta ci sono le evidenze che arrivano dalla Sicilia, evidenziate dal Rapporto strategico di Teha Group, in base ai quali l’Isola si impone come prima Regione d’Italia per traffico merci portuale (82,6 milioni di tonnellate movimentate) e al vertice per addetti nell’agroalimentare (oltre 124.800 occupati).
L’Isola tra primati e sviluppo industriale
Non solo. Mare e viticoltura d’eccellenza, ma anche innovazione industriale: a Catania, con il Silicon Carbide Campus di STMicroelectronics, è in corso un investimento da 5 miliardi di euro che porterà a circa 3.000 nuove assunzioni ad alta qualificazione.
La battaglia per il riscatto del Sud anche in Europa. Meloni: «Difenderemo Pac e pesca»
La battaglia per il riscatto del Sud si combatte anche sui tavoli comunitari, dove il governo rivendica la tutela delle filiere tradizionali e delle risorse territoriali: «Difenderemo sempre le nostre eccezionali produzioni agroalimentari. Lo abbiamo fatto in Europa, dove abbiamo sventato i tagli proposti da Bruxelles alla Politica agricola comune. Non siamo disposti ad accettare che il prossimo bilancio europeo ridimensioni l’agricoltura e la pesca. Ma non siamo neanche disposti ad accettare che ridimensioni la politica di coesione, perché non può esserci vera competitività se lasciamo indietro qualcuno: tutti i territori devono crescere insieme».Un must che segna la road map di Giorgia Meloni e dell’esecutivo di cui alla guida.