Il profilo
Youssef Siher prima del Movimento 17 ottobre: gli universitari musulmani, gli studi sull’islam politico, le piazze pro-Pal
Italiano di seconda generazione, studi di alto livello, esperienze lavorative qualificate eppure presunto sobillatore delle rivolte di piazza: crolla il mito della rivolta degli esclusi
C’è un dato che colpisce nel curriculum di alto profilo di Youssef Siher, il trentenne di origine marocchina e italiano di seconda generazione considerato dalla polizia presunta mente del Movimento 17 ottobre e indagato per istigazione a delinquere: la specializzazione sull’islam politico. Si tratta di un elemento che fa molto riflettere rispetto a certe dinamiche che si vanno affermando in Europa e che sono state anche al centro di una recente risoluzione adottata dal Parlamento europeo che chiede alla Commissione di vigilare su quello che viene definito “entrismo islamista”.
Il focus europeo sull’islam politico
La sinistra all’europarlamento – compresi Pd, M5S e Avs – ha votato contro quella risoluzione, che è passata grazie alla cosiddetta “maggioranza Giorgia”, un fronte politico che trova il suo perno nel Ppe e in Ecr e che ha aggregato anche i Patrioti, i sovranisti e parte dei liberali di Renew. Il testo lancia l’allarme sui predicatori di odio e sulle pratiche in contrasto con i principi cardine della nostra società, a partire dai diritti delle donne, e avverte come le politiche antidiscriminazione siano spesso usate per depotenziare gli allarmi. Soprattutto, però, con particolare riferimento ai Fratelli musulmani e alla galassia contigua, chiede controlli accurati su collaborazioni e finanziamenti a quel mondo, a partire dalle organizzazioni giovanili e studentesche. La risoluzione chiede insomma di prendere consapevolezza dei tanti modi in cui “l’entrismo islamico” si manifesta e di adottare le misure necessarie affinché non scardini il nostro modello di vita.
Il video di Siher sull’associazione degli studenti musulmani
Dopo la sua identificazione come presunta mente del Movimento 17 ottobre, è emerso un video di Youssef Siher del 2023 del canale youtube “Medio Oriente e dintorni”, che lo presenta come l’organizzatore del “primo iftar (pranzo serale che interrompe il digiuno del Ramadan, ndr) pubblico di Milano”. “Sono un giornalista freelance, scrivo per il Fatto Quotidiano, e sono stato invitato per parlare di iftar ma anche tante altre cose”, dice Siher presentandosi. Il ricercatore racconta la sua esperienza accademica e il suo ruolo come socio fondatore e primo presidente dell’associazione degli studenti musulmani dell’Università Statale di Milano, dove si è laureato, spiegando le motivazioni che hanno spinto alla creazione del gruppo. “Sono stato il primo presidente effettivo e uno dei soci fondatori” nel 2018, racconta, aggiungendo che “ho fatto molte esperienze per la comunità musulmana della Statale di Milano e sono bresciano. Sono di Brescia, nato e vissuto fino al liceo in provincia di Brescia, poi sono andato a Milano per studiare all’università statale”.
Il tentativo di creare una rete nelle università italiane
“Sono stato presidente dell’associazione alla Statale di Milano, quindi rappresentavo gli studenti lì, ma abbiamo cercato di creare una specie di federazione, abbiamo cercato di capire se in altre università si potesse per prima cosa creare delle associazioni e poi federarsi in una struttura nazionale di rappresentanza, magari anche a livello ministeriale”, dice ancora Siher, sottolineando che “quindi a cascata i diritti arrivavano in tutte le università dove gli studenti musulmani non hanno avuto le possibilità di fondarle queste associazioni”. “Il lavoro è stato molto complicato. Il progetto – conclude – è nato ma poi è morto perché dobbiamo considerare anche il fatto che chi fa questo tipo di attivismo sono principalmente studenti, hanno i corsi, hanno lavori part time”.
Un quadro preoccupante
È certamente presto per fare una valutazione solida del caso Siher, ma per quello che è emerso finora si ha la disturbante sensazione che l’Italia e l’Europa si siano appena ritrovate faccia a faccia con il volto più pulito e insieme più insidioso dell’entrismo islamista: un italiano di seconda generazione, laureato e con master, collaboratore di un quotidiano nazionale e con esperienza in un importante istituto di ricerca, all’apparenza perfettamente integrato eppure presunto sobillatore di rivolte di piazza nelle quali molti vedono una strategia per destabilizzare le nostre democrazie e legato agli ambienti pro-Pal e antagonisti, agitatori d’animi e manifestanti già da molto prima dei fatti del 17 ottobre.
Quello che la sinistra non vuole vedere
“Il pericolo per l’Europa rappresentato dall’entrismo islamista è sotto gli occhi di tutti. Tranne che della sinistra europea – Pd, M5S e Avs compresi – che, con un incredibile voto finale contrario, si schiera di fatto con l’Islam politico radicale che sta prendendo piede in tutta Europa”, ha commentato il capodelegazione di FdI-Ecr al Parlamento europeo Carlo Fidanza, dopo il voto della risoluzione al Parlamento europeo. Resta da capire se quanto sta emergendo intorno a Youssef Siher, qualora dovesse essere confermato, sarà motivo di riflessione per l’opposizione o se continueremo a sentire lezioni sulla necessità di “capire il disagio degli esclusi” e ad assistere alla progressiva, rischiosa saldatura tra sinistra e islam politico.