La Giornate del Risparmio
Banche, elogi sinceri da Giorgetti ma niente sconti: “Hanno il dovere di aiutare la finanza pubblica”
Parole al miele, quelle del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ma niente sconti alle banche rispetto a quanto già deciso in manovra, quel contributo pari a 5 miliardi di euro chiesto in una fase critica per le finanze pubbliche. “Il sistema bancario italiano è solido, redditizio, con i crediti deteriorati ai minimi: è un patrimonio del Paese e lo riconosco“, ha detto Giorgetti, intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio. “E’ anche un sistema plurale – ha osservato il ministro – e la pluralità è una ricchezza che va preservata. I grandi gruppi capaci di competere in Europa sono un bene, se accanto a loro restano banche popolari, cooperative e locali, che conoscono i territori, i volti, le energie e le storie di chi fa impresa, perchè la concorrenza non si misura nelle statistiche: si misura nelle possibilita’ di scelta di chi cerca credito, con gli occhi dell’imprenditore”, ha detto il ministro dopo le critiche di Antonio Pautelli, presidente dell’Abi, alla Giornata mondiale del Risparmio, che ha contestato il contributo aggiuntivo chiedi dal governo Meloni al mondo del credito.
Banche, la posizione di Giorgetti
“Il sistema bancario italiano ha il dovere di aiutare lo Stato nel miglio decisivo per la sostenibilità della finanza pubblica. Tutte le componenti del Paese devono contribuire al perseguimento del percorso di risanamento della finanza pubblica, in primis chi, come il sistema finanziario, ha beneficiato dei risultati del risanamento negli scorsi anni: ci rendiamo conto che sono oneri significativi ma che riteniamo nel complesso assorbibili e senza riflessi negativi”. Giorgetti ricorda che “nelle situazioni difficili lo Stato con le Gacs ha aiutato il sistema bancario e il sistema bancario ha il dovere di aiutare lo Stato”.
I conti in ordine, la priorità
“Un mese fa, l’Istat ha confermato il disavanzo al 3,1 per cento per il 2025. Un decimale. Tanto è bastato per non uscire quest’anno dalla procedura europea. Chi fa il mio mestiere impara due cose sui decimali: non vanno drammatizzati e non vanno ignorati. La nostra direzione non cambia. E la direzione l’hanno riconosciuta i mercati e le agenzie di rating”, dice il ministro dell’Economia. “La stabilità dei conti viene prima di qualsiasi politica economica. Nessuna impresa programma, se non sa il costo del credito, nessuna banca presta, se i titoli oscillano a ogni turbolenza. Prima la stabilità, poi la crescita. Questa è una lezione che l’Italia ha imparato”. Infine, una stoccata al partito del superbonus. “Abbiamo chiuso la stagione dei contributi a fondo perduto, che aveva abituato troppi a chiedere e pochi a rischiare. Personalmente, ritengo che sia importante dedicare energie e attenzione a linee di lavoro che costano poco al bilancio e cambiano i comportamenti, come abbiamo fatto con la previdenza complementare e con le garanzie pubbliche. Una promessa, a chi oggi ha vent’anni: non useremo il vostro futuro per pagare il nostro presente”.