Il comico a tutto campo
Andrea Pucci fa il pienone a Milano e sfotte i sinistri: «Non mi sono mai piegato al circolino woke»
Tredicimila spettatori e tutto esaurito a Milano. Andrea Pucci torna sulle polemiche di Sanremo e, in due interviste a Libero e Il Giornale, attacca la sinistra, il politicamente corretto e l’«intellighenzia» che lo ha bersagliato. «Non mi sono mai piegato alla sinistra», rivendica. E non risparmia una battuta a Silvia Salis, moglie del regista Fausto Brizzi, che lo ha voluto nel suo nuovo film: «È la regina del woke».
Pucci: «Non mi sono mai piegato alla sinistra»
«Non mi sono mai piegato alla sinistra. So quello che valgo», dice a Libero nell’intervista firmata da Fabio Rubini, alla vigilia dello spettacolo del 31 ottobre all’Unipol Dome, dove sarà il primo comico a esibirsi. Ma respinge l’idea che il successo sia una rivincita: «Non cerco rivincite. Non devo dimostrare niente a nessuno». E ricorda: «Sono 35 anni che riempio teatri e palazzetti, segno che la mia comicità piace».
Quanto alle sue idee politiche, non si nasconde: «Non sono di sinistra. Sì lo so e non l’ho mai nascosto. Ma questo cosa c’entra con la comicità? Io ho le mie idee, ma quando salgo sul palco prendo in giro tutti».
Ancora più esplicito nell’intervista a Paolo Giordano per Il Giornale: «Direi che è un pensiero che attribuisco soltanto alla sinistra. Se non sei come loro, se non pensi come loro, se non mangi come loro, allora non va bene». Il riferimento è alla tendenza, che Pucci attribuisce alla sinistra, a confondere la leggerezza della comicità con la derisione. «Faccio una comicità del popolo, sintetizzo ciò che accade nella vita di tanti, tantissimi, e lo riporto con ironia».
Il caso Sanremo: «Ho preferito tacere davanti alla lobby e all’intellighenzia»
Inevitabile il ritorno sulle polemiche che lo hanno spinto a rinunciare alla coconduzione di una serata del Festival di Sanremo al fianco di Carlo Conti. «Ho preferito tacere e fare un passo indietro davanti alla lobby e all’intellighenzia», racconta a Il Giornale. «Chi ha scatenato tutto quel putiferio ha la capacità di scatenare gli animi».
Ma Pucci non intende farsi condizionare: «Grazie alla mia carriera e alla mia intellighenzia ho raggiunto dei risultati che posso fregarmene e basta».
L’affondo contro il woke e la battuta su Giorgia Meloni
A Libero il comico rivendica soprattutto la libertà di far ridere senza autocensure. «La cosa fondamentale è non snaturarsi mai. Se, per esempio, per andare in televisione, devi rinunciare al tuo modo di fare comicità, meglio non andarci».
E attacca quello che considera un doppio standard del politicamente corretto: «Fare battute scorrette è consentito solo a chi fa parte di qualche circolino woke».
Poi tira in ballo anche Giorgia Meloni: «Se un comico di sinistra fa una battuta anche volgare, pesante sulla presidente del Consiglio Meloni, tutti ridono e la cosa finisce lì. Se un comico che la pensa diversamente, fa una battuta su un leader della sinistra, ecco arrivare prima gli insulti e poi le querele…».
Secondo Andrea Pucci, il pubblico sa distinguere una battuta da un’offesa: «Io riempio i teatri perché ci sono persone che vogliono divertirsi e che comprendono che se fai una battuta su questo o su quello, non è che sei omofobo o razzista».
La stoccata a Zelig e il nuovo film «anti woke» con Fausto Brizzi
Nell’intervista a Il Giornale non manca una frecciata a Zelig. Pucci ricorda l’abbraccio ricevuto da Giancarlo Bozzo, storico autore della trasmissione, dopo una sua esibizione. Salvo poi leggere, racconta, una dichiarazione dello stesso Bozzo su Vanity Fair: «Mai piaciuti i comici di destra, specialmente quel Pucci lì». Il commento è amaro: «È una battaglia impari, basta».
Intanto si prepara al debutto cinematografico da protagonista in Se c’ero dormivo, diretto da Fausto Brizzi con Martina Colombari, in uscita a febbraio 2027. E scherza sul regista, marito di Silvia Salis: «Proprio con lui, che è un intellettuale di sinistra marito di Silvia Salis, insomma ci siamo capiti subito, cosa me ne frega se è comunista».
Poi la battuta sul film: «Un film anti woke e dire che la moglie è la regina del woke».
Quanto al futuro, Pucci annuncia di voler ridurre l’esposizione televisiva. Per ora, però, parla il pubblico: tredicimila spettatori per il suo spettacolo milanese. E nessuna intenzione di cambiare registro per piacere ai sinistri.