Contro devastazioni e maranza
“Come una Folgore dal cielo”: a Milano arrivano 500 parà. Chi sono e come possono fermare i violenti
“Come Folgore dal cielo” arriveranno a Milano tra oggi domani, direttamente da Siena, in vista del sabato “caldo” preannunciato dalle frange di estremisti che già la scorsa settimana hanno devastato il capoluogo lombardo. La Folgore e i suoi 500 parà, orgoglio dell’esercito italiano, andranno a supporto delle forze dell’ordine nel presidio dell’ordine pubblico, contro eventuali cortei violenti, assalti ai negozi, devastazione da parte di maranza, anarchici o studenti anti-Meloni.
I 500 paracadutisti della Folgore affiancheranno i 5.000 componenti delle forze dell’ordine impiegati Milano, la polizia locale impegnerà «tutte le forze disponibili» e i suoi droni mentre unità di squadre mobili si sposteranno in base alle necessità. Ma con quali compiti saranno impiegati i parà della Folgore? Per il ministro degli Interni Piantedosi “c’è stato tutto un fiorire di ragionamenti sui poteri di polizia giudiziaria, ma i compiti verranno assegnati dall’autorità di pubblica sicurezza, nella fattispecie il prefetto potrà disporre del loro utilizzo sarà il prefetto di Milano, una volta sentito il questore, che chiederà le modalità del loro impiego in base alle esigenze, dal pattugliamento alla sorveglianza statica”.
La Folgore a Milano: perché la scelta dei 500 parà
I compiti, in strada, come già per i Vespri Siciliani di qualche anno fa, saranno ben definiti: pattugliamento, presenza di militari nelle zone considerate più a rischio, anche attraverso pattuglie mobili, prevenzione degli scontri, rafforzamento della presenza sul territorio in occasione di manifestazioni e situazioni potenzialmente critiche, sorveglianza degli obiettivi sensibili, vigilanza di stazioni ferroviarie, infrastrutture e luoghi di particolare interesse pubblico, presidio delle aree individuate dalle autorità di pubblica sicurezza, supporto a polizia e carabinieri, collaborazione nelle attività di sicurezza, consentendo alle forze dell’ordine di concentrare maggiori risorse sui servizi di ordine pubblico. I militari non potranno effettuare arresti con i poteri della polizia giudiziaria,ma potranno effettuare fermi e usare le armi, in caso di necessità.
La stretta sulla sicurezza e le nuove norme contro le violenze dei maranza
L’invio dei cinquecento militari è una delle risposte decise dal Governo dopo quanto accaduto a Milano tra sabato e domenica. Le manifestazioni e i disordini hanno visto gruppi di giovani protagonisti di scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti e assalti a negozi del centro. Il provvedimento introduce, tra le altre novità, il reato di partecipazione violenta a una manifestazione e nuove disposizioni riguardanti i minorenni coinvolti nei disordini. Per i paracadutisti provenienti da Siena, dunque, l’impiego sarà di supporto alle forze dell’ordine, anche attraverso pattugliamenti congiunti. Non si tratta di un trasferimento delle competenze proprie di polizia e carabinieri all’Esercito.
Dunque, non ci saranno rapporti specifici di proporzionalità tra l’utilizzo di parà – che potranno comunque soltanto svolgere funzioni di pubblica sicurezza – e quello delle forze dell’ordine.
Le origini e la battaglia di El Alamein
Le origini del paracadutismo militare italiano risalgono agli anni Trenta, con i primi esperimenti e la costituzione di reparti specializzati. Nel 1938 venne istituita la scuola di paracadutismo di Castel Benito, in Libia; nel 1939 iniziò l’attività della scuola di Tarquinia. Nel 1941 fu costituita la 1ª Divisione paracadutisti, successivamente denominata 185ª Divisione paracadutisti Folgore, inizialmente preparata anche in vista dell’operazione contro Malta, mai realizzata. Il momento più noto della sua storia arrivò nell’autunno del 1942, durante la seconda battaglia di El Alamein, in Egitto. Schierati sul settore meridionale del fronte italo-tedesco, i paracadutisti della Folgore affrontarono le forze britanniche e del Commonwealth, dotate di una netta superiorità di mezzi e rifornimenti.
La divisione subì perdite gravissime e cessò di esistere come grande unità combattente organizzata. La resistenza dei suoi reparti divenne un riferimento centrale della tradizione militare dei paracadutisti italiani. Va distinto il valore militare dimostrato dai singoli reparti dal contesto storico: la divisione combatteva nell’esercito dell’Italia fascista, alleata della Germania nazista, durante la campagna del Nord Africa.
Dalla ricostruzione alla Brigata moderna
Dopo la Seconda guerra mondiale, le unità paracadutiste italiane furono progressivamente ricostituite. Nel 1963 nacque a Pisa la Brigata paracadutisti, che nel 1967 assunse il nome di Folgore, raccogliendo le tradizioni dei reparti della Seconda guerra mondiale. Nel corso dei decenni la Brigata si è trasformata da formazione prevalentemente destinata alla difesa territoriale a forza professionale capace di operare in missioni multinazionali, evacuazioni, operazioni di stabilizzazione e interventi ad alta intensità. Una delle pagine più drammatiche della storia recente dei paracadutisti è legata alla Somalia. Il 2 luglio 1993, durante l’operazione Ibis, i militari italiani furono coinvolti in un violento combattimento a Mogadiscio, passato alla storia come battaglia del Checkpoint Pasta. Morirono tre militari italiani: Andrea Millevoi, Stefano Paolicchi e Pasquale Baccaro. L’episodio rappresentò uno dei momenti più gravi dell’intervento italiano nel Paese e mostrò quanto rapidamente una missione di stabilizzazione potesse trasformarsi in un combattimento.
A supporto dell’ordine pubblico, la Folgore operò nell’operazione Vespri Siciliani, uno dei più importanti interventi dell’Esercito italiano sul territorio nazionale nel secondo dopoguerra. Avviata il 25 luglio 1992, all’indomani delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio, portò migliaia di soldati in Sicilia per affiancare le forze dell’ordine nella lotta contro Cosa Nostra. Tra i reparti coinvolti figuravano anche i paracadutisti della Brigata Folgore, impiegati in attività di vigilanza, pattugliamento e controllo del territorio. L’operazione durò quasi sei anni, fino al 1998, e rappresentò un precedente significativo per il successivo impiego delle Forze armate nella sicurezza interna, come avviene oggi con Strade Sicure.