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Svezia, la sinistra aveva già stappato lo champagne. Ma il governo non c’è: la leader socialista rinuncia
I 176 seggi conquistati alle urne non bastano a tenere insieme il blocco progressista, che si divide subito sulle prime scelte parlamentari
Politica - di Alice Carrazza - 28 Settembre 2026 alle 14:15
Vincere le elezioni non basta, soprattutto quando la coalizione che dovrebbe governare comincia a dividersi prima ancora di arrivare a Palazzo Rosenbad. In Svezia Magdalena Andersson ha rinunciato, almeno per ora, al tentativo di formare il nuovo esecutivo. La leader socialdemocratica ha annunciato che comunicherà al presidente del Parlamento l’impossibilità di trovare una maggioranza in grado di sostenerla. «Alla luce delle discussioni che ho avuto, posso concludere che, allo stato attuale delle cose, non mi è possibile formare un governo», ha spiegato in conferenza stampa.
Un epilogo che, a ben guardare, era tutt’altro che imprevedibile. Eppure la sinistra italiana, all’indomani del voto del 13 settembre, aveva preferito fermarsi alla fotografia del risultato e celebrare in anticipo una vittoria che non si è mai trasformata in realtà. I quattro partiti del blocco guidato dai Socialdemocratici avevano conquistato 176 seggi contro i 173 del centrodestra: appena tre parlamentari di vantaggio, sufficienti per rivendicare il successo nelle urne, molto meno per garantire la tenuta di una maggioranza. I Socialdemocratici avevano ottenuto 99 deputati, il Partito della Sinistra 30, il Centro 25 e i Verdi 22. Una somma aritmeticamente vincente, ma politicamente assai più difficile da tenere insieme.
La sinistra si inceppa al primo banco di prova
Il nodo è esploso nei rapporti con il Partito della Sinistra, che aveva già fatto sapere di voler entrare direttamente nell’esecutivo con propri ministri. Nel fine settimana è arrivato poi lo strappo decisivo: il partito ha annunciato il sostegno a un candidato dei Moderati alla presidenza del Parlamento. Per Andersson, una scelta incompatibile con il tentativo di costruire un governo comune e tale da far venir meno le condizioni per proseguire le trattative.
La palla torna così al presidente del Riksdag, chiamato a individuare un altro leader al quale affidare l’esplorazione. Tra i nomi possibili c’è quello del premier uscente Ulf Kristersson, leader dei Moderati e punto di riferimento del blocco di destra. Il precedente esecutivo era formato da Moderati, Democratici cristiani e Liberali, con l’appoggio determinante dei Democratici Svedesi, formazione conservatrice e anti-immigrazione. Proprio il peso dei Democratici Svedesi aveva impresso alla legislatura una netta stretta sui confini: norme più restrittive sui permessi di soggiorno, maggiore spazio alle espulsioni e, dal 2026, incentivi fino a 350mila corone per gli immigrati extra-Ue disposti a lasciare volontariamente il Paese. Una linea dura che lo stesso partito rivendica come uno dei principali risultati ottenuti attraverso l’accordo con il governo Kristersson.
Il progetto europeo di Andersson resta in sospeso
Lo stop complica anche le ambizioni europee dell’ex premier. Andersson aveva annunciato l’intenzione di riportare Stoccolma a un ruolo più incisivo nell’Ue e di rafforzare la capacità decisionale europea in politica estera. Un tema che la socialdemocratica lega anche alle difficoltà incontrate durante la guerra in Ucraina e ai veti che negli anni hanno rallentato alcune decisioni sulle sanzioni alla Russia. Prima, però, bisognerà capire chi governerà davvero la Svezia. E il primo dato politico uscito dalle urne è già stato corretto dai fatti: tre seggi possono bastare per vincere un’elezione, non necessariamente per tenere insieme una maggioranza.