Primarie per soli uomini...
Continua la saga del Campo Largo maschilista, la vice di Sala attacca: si parla solo di Majorino e Calabresi, ma ci sono anch’io
Se Palermo piange, Milano non ride. Continua la saga del Campo largo maschilista. Dopo la foto che immortalava tredici uomini e una sola donna al tavolo di Palermo per le Regionali siciliane, ed il grido di “dolore” della “solitaria” Palmira Mancuso, coordinatrice regionale di +Europa, ecco che si arriva alle primarie milanesi. Anche qui la corsa alla successione di Sala si tinge di connotati per nulla lusinghieri per le donne schierate con centrosinsitra. Nel capoluogo lombardo che il prossimo anno andrà al voto per rinnovare il Consiglio comunale, la partita è diventata una cosa da uomini. Giuseppe Sala ha una vicesindaca, Anna Scavuzzo, eppure è proprio lei a lamentare di essere messa da parte, cogliendo l’assist del renziano Ivan Scalfarotto che ha introdotto il tema del patriarcato anche in politica. E -sottolineiamo noi- un tema del tutto ascrivibile al centrosinistra. Altro che patriarcato…
Il patriarcato in politica è tutto di sinistra. Da Palermo a Milano
Se c’è un ambito in cui le donne partono sfavorite nella cooptazione dei ruoli istituzionali, questo è Campo largo. Il tema è questo: se Scavuzzo fosse stato un uomo il problema sarebbe stato bello e che risolto. Un vicesindaco ha in mano le redini della città, lavorando fianco a fianco con il primo cittadino. Chi meglio del numero due di Beppe Sala poter succedere a Sala?. Invece il vicesindaco è una “lei”. Scalfarotto salta con i piedi nel piatto e ha ammesso in onda su Stazione Radio: «Credo fondamentalmente che se Scavuzzo fosse un uomo non ci sarebbe stata questione. Perché uno fa il vicesindaco, è capace indubbiamente… why not?». Invece, chi segue il dibattito politico sa bene che la partita del dopo-Sala si gioca solo con due candidature: il capogruppo lombardo del Pd Pierfrancesco Majorino, schleiniano fidato, e il giornalista ed editorialista Mario Calabresi.
Il “grido di dolore” della vicesindaca di Milano, Scavuzzo
Alzi la mano chi nel dibattito su primarie sì/no abbia sentito fare il nome di Anna Scavuzzo. Una vicesindaca che nel pieno del dibattito sembra diventare una mera comparsa, un optional nella politica cittadina. Lei stessa ha fatto sentire la sua voce e, va notato che da subito si era messa a disposizione «io ci sono, pronta a correre alle primarie» già a dicembre, ancora quanndo Majorino aspettava un cenno dal Pd per annunciare la sua candidatura ufficiale. «Ringrazio Ivan Scalfarotto per aver detto ad alta voce una cosa vera, che ci riguarda tutte e che pensiamo in tante e in tanti: ancora oggi le donne fanno più fatica, anche a Milano – ha scritto Scavuzzo sui social -. Amo le sfide, confermo che anche questa volta sono in campo con impegno e serietà per Milano, e la stessa determinazione di sempre».
Anche perché il suo curriculum non è da meno dei suoi attuali competitor. Laureata in Fisica all’Università Statale di Milano, master alla Sda Bocconi, insegnante in aspettativa, è entrata in consiglio comunale nel 2011 con la lista Pisapia. Poi passata al Pd, è stata nominata vicesindaco di Beppe Sala nel 2016 e confermata per il bis nel 2021. Chissà se Elly Schlein si è accorta di lei? Scavuzzo dai suoi profili social lancia la sfida al femminile: «Una sola donna è stata sindaca di Milano. Una. E nella storia della città è stata una donna di destra». Si tratta,m appunto di Letizia Moratti, scelta da Silvio Berlusconi nel 2006.«Dall’altra parte – sottolinea -, una lunga lista di uomini. Non mi spaventa la sfida. Anzi. Amo le sfide. Mi spaventa di più l’idea che ancora oggi una donna debba chiedersi se ha il diritto di provarci». E ripete in chiusura del post: «Se fossi uomo non ci sarebbe partita».