I presidi favorevoli
Suor Monia Alfieri: “Il tetto agli studenti stranieri dovrebbe avere un appoggio trasversale. È una misura di buon senso”
“La misura sul tetto degli studenti stranieri in classe è un’azione che permette una reale integrazione perché formare classi a prevalenza di alunni stranieri certamente non consente una reale inclusione, anzi aumenta la difficoltà nell’inserimento. Mantenere il numero degli studenti stranieri in una percentuale ragionevole consente didatticamente di seguirli meglio da un punto di vista culturale e di creare, veramente, le condizioni per uno scambio reciproco”. E’ Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi Lazio e dirigente scolastico dell’Itis Galileo Galilei di Roma a valutare gli aspetti positivi della norma sul tetto agli studenti stranieri nelle classi e sul divito di burqa e hijab per le ragazze. Il governo punta ad introdurre queste norme per legge e potrebbe farlo già giovedì in Cosiglio dei ministri.
Costarelli: «Classi equilibrate per favorire una reale integrazione»
Intervistata dall’Adnkronos Costarelli aggiunge: “Si tratta poi di una misura non nuova perché sappiamo che in merito esiste una circolare già vigente. Sarà da gestire concretamente e come per tutte le norme immaginiamo che ci saranno dei passaggi attuativi che andranno a specificare situazioni particolari e probabilmente anche delle minime deroghe dove il tetto degli studenti venga di poco superato o situazioni particolari di alcuni territori”. Sarà il buon senso ovviamente la linea guida per l’applicazione delle regole laddove vi siano casi limite. Importante la sottolineatura: “Questa misura è da considerare in relazione anche ad altre azioni relative all’inclusione, come l’introduzione dell’insegnante specializzato per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, introdotto già da qualche anno. Si tratta di condizioni che permettono una reale integrazione perché spesso si intende come concetto generalizzato senza strumenti per metterlo in pratica”.
I presidi: «Obiettivo condivisibile, ma servono strumenti concreti»
Già all’annuncio della premier i presidi, nella persona del presidente dell’associazione nazionale (Anp), Antonello Giannelli, ne aveva valutato la giusta filosofia: “Sul piano didattico, l’obiettivo è fondato e condivisibile, ma tradurlo in pratica è molto complesso”, aveva osservato, segnalando che proprio questa difficoltà aveva reso inapplicabile il tetto del 30% previsto. Ma servono strumenti concretamente attuabili e compatibili con il diritto degli alunni a frequenta promuovere l’iniziativa del governo.
“Già in altre occasioni ho manifestato il mio parere favorevole in merito alla proposta del ministro Valditara e del Governo di introdurre un limite massimo rispetto alla presenza di studenti stranieri all’interno delle classi. Si tratta di una misura che dovrebbe ricevere il sostegno e l’appoggio trasversale. Perché è una misura dettata dal buon senso e dal desiderio di consentire a tutti gli studenti un percorso scolastico e formativo significativo e proficuo. Ogni studente deve poter godere di un contesto di apprendimento reale e concreto: lo studente italiano deve progredire nello studio e nell’approfondimento della propria lingua. Lo studente straniero deve essere posto nelle condizioni di acquisire le competenze linguistiche che gli consentano di essere inserito all’interno della società in cui vive”.
Le critiche dell’opposizione e la replica di La Russa
Del dibattito pedagogico-didattico che la misura che verrà presentata in CdM – a quanto si apprende- innesca a sinistra non troviamo traccia: prevalgono i tic soliti: Meloni insegue Vannacci. Misura discrimiantoria. Spot elettorale, arma di distrazione di massa. Anche tra le parlamentari il nodo burqa a scuola sembra diventare secondario. Qui “non si tratta di un momento elettorale” – risponde alle critiche Ignazio La Russa perché “manca quasi un anno, anzi, un anno alla scadenza naturale” della legislatura. Quindi “si tratta di una normale azione politica che FdI fa senza aggiungere nulla che dipenda dalla imminenza o meno delle elezioni”.
La Russa: «È buonsenso, nessuna discriminazione»
A ‘Ping Pong’ su Rai Radio1 parlando del nuovo provvedimento annunciato dalla premier il presidente del Senato aggiunge. “La tesi che Giorgia ha sviluppato non è nuova per noi, fa parte del pensiero FdI – spiega -: cioé non discriminare in alcun modo dei ragazzini, anche quelli che non sanno una parola di italiano; ma allo stesso tempo garantire agli italiani e anche ai bambini di origine straniera -che però sono ormai perfettamente inseriti e parlano italiano come gli altri- una adeguata possibilità di apprendere, studiare e crescere. Non ci trovo niente di strano, se non la demagogia della sinistra che è pronta a scattare in ogni occasione. È buonsenso, e come tutte le cose di buon senso non possono essere mistificate”.
Kelany: «Il limite serve a evitare le classi ghetto»
La Russa la definisce demagogia, Sara Kelany parla dell'”ennesimo corto circuito ideologico della sinistra”. La responsabile del Dipartimento immigrazione di FdI ragione: “E’ evidente che in una classe composta da bambini per la stragrande maggioranza stranieri, il rischio è che si alimentino dinamiche ghettizzanti che fanno male agli stessi bambini e ragazzi. Considerato che in questo modo l’apprendimento della lingua diventa ancor più difficile. Garantire un tetto massimo per studenti stranieri è necessario proprio per evitare la creazione di quelle classi ghetto che i soloni delle sinistre dicono di voler scongiurare. Ma senza fornire soluzioni alternative”.
C’è un elemento ancora più assurdo, “una cosa ancora più surreale della polemica sul tetto massimo per gli studenti stranieri- rimarca Kelany- : è quella sul velo integrale. Non possiamo accettare che nel 2026 ci siano ragazze costrette ad andare a Scuola coperte dalla testa ai piedi con il velo integrale, come è successo a Monfalcone: queste giovani dovrebbero apprendere proprio dalla scuola che esiste un’alternativa; che in Occidente sintetizziamo con le parole libertà, uguaglianza, parità tra uomo e donna. Se ne facciano una ragione i difensori dei diritti a fasi alterne”.