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Grillo da Fedez contro Conte. E su Ranucci… Nel mentre, ammette la fine della sua parabola politica: non posso fondare un partito
Ospite a Pulp Podcast, il garante estromesso insulta l'ex premier, esclude la nascita di un nuovo soggetto politico e archivia il grillismo tra rimpianti, teorie del complotto e nostalgie
Beppe Grillo, il comico prestato alla politica che un tempo riempiva i palazzetti e le piazze del Bel Paese a suon di vaffa, e che oggi si ripresenta alla platea dell’agorà di Internet con Fedez e via Youtube, allude all’ipotesi (periodo ipotetico dell’irrealtà?) di fondare un nuovo partito per soffiare voti all’avvocato di Volturara Appula. E chiude il caso enigmatico sul nascere: neanche per sogno. «Non ho le facoltà per organizzare un partito. Se mi dovessi candidare direi: sono Grillo, fidatevi, che c… volete da me? Datemi il voto e basta».
Grillo da Fedez tra sospetti, rimpianti e dito puntato su Conte
Non solo. Taglia corto sul caso Report: «Le inchieste venivano fatte un po’ come se volessero arrivare a un punto prestabilito, però su Ranucci non dò giudizi perché ho poco interesse per queste vicende»… Mentre della storia che riguarda suo figlio Ciro, condannato a otto anni per violenza sessuale di gruppo, fa sapere che «sta attraversando un momento particolare. Che sta risolvendo: «Sta maturando, con questa spada di Damocle sulla testa. Studia da avvocato penalista perché vuole difendersi, vuole gridare al mondo la sua innocenza», fa sapere Grillo.
E sullo sfondo – ma neanche troppo – una parabola decisamente singolare: quella del padre nobile del M5S, passato dai comizi elettorali, ai microfoni del Pulp Podcast, a cui affida un nostalgico repertorio di rimpianti. Il sospetto sempre vivo di complotti orditi a suo danno. “Elevazioni” ormai scadute. E finanche la disillusione di una partecipazione politica che dichiara tra le righe archiviata in soffitta, al punto di arrivare a dichiarare nel Podcast del rapper: «Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere, le facoltà di farlo, mi dispiace. Io posso dare degli input, delle idee straordinarie sull’ambiente, sulla religione»… Ma di là, a fare di più, ce ne passa… E lo ammette lui stesso.
Grillo: «Se dovessi candidarmi direi di darmi voto e basta. Chi legge più il programma?»
«Mi propongo come segretario di un partito? Oggi puoi essere al massimo un algoritmo», aggiunge infatti Beppe Grillo a Pulp Podcast riferendosi, tra l’altro, a Gaetana: l’avatar che si è candidata in Colombia. E sottolinea anche: «Io ho fatto l’ologramma… Sono avanti: perché dovrei tornare indietro? Il programma poi? Ma chi è che legge un programma? Se io mi dovessi candidare, direi “sono Grillo, vi fidate? Io non vi dico più niente, ho già detto tutto, che c***o volete da me? Datemi il voto e basta, fatela finita».
L’attacco a Conte, ribattezzato anche il “reverendo Jones”
E come al solito, mentre non si capisce dove vuole andare a parare. Quando finisce il danno e comincia la beffa, tra sconforto e accusa bastano pochi minuti per capire che il vero bersaglio al centro del mirino del suo amaro sfogo è il solito Giuseppe Conte. Il “Giuseppi” nazionale liquidato come il «reverendo Jones che dovrebbe mettere la sua faccia e il suo stemma» al progetto. Conte, che Grillo ha ribattezzato anche come «l’uomo che sussurrava ai cavilli», colpevole di aver trasformato la creatura grillina in un partito ordinario affetto da una «paralisi progressiva della mente». Altro che “rivoluzione digitale” e democrazia dal basso: per Grillo il Movimento «doveva essere compostabile. E invece è diventato biodegradabile». Una sorta di creatura ridotta a una comoda poltrona per burocrati grazie all’azzeramento dei due mandati.
Grillo: «Non ho rimpianti per essere stato estromesso, eppure…»
Oltre che una realtà da cui rivendica di essere stato escluso, sostiene di non aver rimpianti, eppure dimostra – almeno a suon di dichiarazioni – di avere ancora la lingua che batte dove il dente duole… «Io sono stato estromesso» dal Movimento 5 stelle, «ma questa è una mia particolarità. È un dato di fatto, ma non ho rimpianti perché ora il Movimento è un’altra cosa, perché è in mano al reverendo Jones… e a persone che si agitano dentro un movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente progressiva. Dove c’è il rigors vita che ti blocca la curiosità, ti fa andare su cose ovvie, idiote. Non c’è uno che prospetta un’umanità, una società nel 2050», incalza Beppe Grillo a Pulp Podcast.
E da Casaleggio a Draghi, come da ologramma a algoritmo…
E non è ovviamente ancora tutto. Perché, come spesso accade online, tra un ricordo patinato dell’amico Gianroberto Casaleggio – rievocato con una stravagante equazione fumettistica in cui il manager milanese era Tex Willer e lui il Grande Blek –. E un aneddoto sui messaggi in codice scambiati con Mario Draghi («parlando con questo banchiere del diavolo ci siamo trovati così, con molti dubbi, con l’ironia. Lui è una persona intelligente, ci mandavamo messaggi del tipo “le fragole sono mature”. A cui lui rispondeva invece che “i mirtilli ancora no”»), il comico scopre una fantomatica «manovra per togliere dalla memoria il mio nome».
A suo dire, cioè, lo avrebbero tagliato fuori persino dalle celebrazioni della tv e dalle interviste dei vecchi amici. Dopotutto, dall’ologramma all’algoritmo il passo è breve: l’importante è che qualcuno ci caschi ancora…