Appello al governo
Sanità, 27mila strutture accreditate chiedono l’adeguamento delle tariffe: “Così si abbattono le liste d’attesa”
Le 27mila strutture sanitarie private accreditate in Italia chiedono un nuovo intervento sul fronte delle tariffe e rilanciano il contributo che il comparto può offrire al Servizio sanitario nazionale, a partire dall’abbattimento delle liste d’attesa.
In una conferenza stampa organizzata al Ceo for Life Clubhouse di piazza Montecitorio, a Roma, l’Unione ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (Uap) ha riunito le principali sigle del settore per chiedere criteri trasparenti, dati verificabili e tariffe maggiormente aderenti ai costi reali delle prestazioni sanitarie.
“Le tariffe non sono aumentate”: i numeri presentati dall’Uap
Ad aprire l’incontro è stata la presidente Uap Mariastella Giorlandino, che ha parlato a nome di 27mila strutture e 350mila lavoratori del comparto. “Il problema della sanità non è stato assolutamente risolto”, ha dichiarato, definendo “inaccettabile” la narrazione secondo cui le tariffe sarebbero già state aggiornate.
Giorlandino ha ricostruito la vicenda del nuovo nomenclatore tariffario: dopo un taglio del 70% contestato con successo davanti al Tar, il ministero della Salute ha impiegato un anno per pubblicare un testo aggiornato. Secondo l’analisi presentata dall’Uap, tuttavia, gli adeguamenti non sarebbero ancora sufficienti: su 2.040 tariffe esaminate, 1.591 (il 78%) non risultano aumentate.
Delle 448 rivalutate, 156 crescono meno dell’inflazione. Il risultato complessivo, secondo i calcoli illustrati dall’associazione, è che per l’85,7% delle prestazioni la tariffa proposta a luglio 2026 resta inferiore al valore che avrebbe dovuto avere applicando semplicemente la rivalutazione Istat dal novembre 2024 a oggi.
“Una visita a 22 euro non si può fare”, ha detto la presidente, chiedendo un’analisi reale dei costi delle prestazioni. Ha inoltre proposto che sia il Mef, e non il ministero della Salute, a gestire la verifica delle tariffe, “perché il ministero della Salute non è stato in grado di adeguarle”.
Giorlandino ha comunque rivolto il suo richiamo all’intero arco politico: “Destra, sinistra, centro”, ha detto rivolgendosi ai cittadini, invitandoli a non farsi ingannare sullo stato reale della sanità pubblica.
Pubblico e privato, “stessa famiglia”
Al di là delle osservazioni rivolte alle scelte ministeriali, Giorlandino ha respinto con decisione la lettura di uno scontro tra pubblico e privato: “pubblico e privato accreditato fanno parte della stessa famiglia”, ha ribadito, sottolineando che le strutture private accreditate integrano il Servizio sanitario nazionale senza volerlo sostituire. Ha chiesto equità di trattamento anche per gli ospedali pubblici in difficoltà economica, sostenendo che pure loro necessitano di rimborsi adeguati per abbattere le liste d’attesa.
Sul possibile passo verso la politica attiva, la presidente non ha chiuso la porta: non esclude che il movimento possa un giorno trasformarsi in un partito, ma ha precisato di non cercare “una poltrona”: un eventuale impegno diretto, ha detto, sarebbe “gratis”.
Il nodo delle risorse e delle liste d’attesa
A portare il punto di vista industriale è stato Luca Marino, vicepresidente della sezione Sanità di Unindustria, secondo cui lo stanziamento pubblico italiano per la sanità resta inferiore alla media Ocse rispetto al Pil. Un dato, ha precisato, riconosciuto anche dalle opposizioni, pur in un contesto di fondo sanitario nazionale in crescita negli ultimi anni.
Per Marino il problema non è solo quantitativo ma anche di programmazione: servirebbe una “maggiore integrazione” tra tutti i soggetti che erogano prestazioni all’interno del Ssn, incluse le migliaia di strutture accreditate sul territorio. Ha citato il caso delle case di comunità finanziate con il Pnrr: oltre mille strutture costruite con 2 miliardi di euro, ma ancora in gran parte inattive per carenza di personale e organizzazione. Secondo il vicepresidente di Unindustria, la rete privata accreditata dispone invece di una capacità produttiva che potrebbe essere utilizzata per contribuire più rapidamente alla riduzione delle liste d’attesa, a costi più contenuti.
L’appello di Maria Grazia Cucinotta
A moderare l’evento è stata l’attrice Maria Grazia Cucinotta, da oltre trent’anni impegnata sul fronte della prevenzione sanitaria. “Oggi parlarne è diventato difficile”, ha ammesso, raccontando le testimonianze raccolte da cittadini che rinunciano ai controlli per liste d’attesa troppo lunghe o budget esauriti.
Cucinotta ha insistito sul valore della prevenzione come strumento per salvare vite e ridurre i costi del sistema, ma ha ricordato che questa possibilità va garantita concretamente ai cittadini. “Chi si ammala non sceglie di ammalarsi”, ha concluso, chiedendo allo Stato di assicurare comunque la cura.
Una platea ampia di rappresentanti del settore
All’incontro hanno preso parte numerosi esponenti delle categorie sanitarie: il senior advisor Uap Paolo Poletti, il presidente di Feder Anisap Valter Rufini, il coordinatore regionale di Confapi Puglia – Salute, Università e Ricerca Aldo Allegretti, il presidente di Confesercenti Salute Alessandro Totaro, il presidente nazionale FederCardio Leonardo Di Maggio, il presidente dell’Ordine dei medici di Roma Antonio Magi, il presidente di Aiop Lazio Maurizio Pigozzi, la presidente nazionale di Anmed Elisa Interlandi e il presidente di Ams (Associazione medici di origine straniera in Italia) Foad Aodi.
Dal confronto emerge dunque la richiesta al governo di proseguire il lavoro sulle tariffe sanitarie, valutando adeguamenti Istat e una revisione più strutturale del sistema. Ma anche la disponibilità del comparto accreditato a collaborare con il pubblico per rafforzare il Servizio sanitario nazionale e affrontare uno dei problemi più sentiti dai cittadini, quello delle liste d’attesa.
Il punto di partenza, come sintetizzato dallo stesso titolo della conferenza, resta il principio di “un solo diritto alla cura” per tutti i cittadini, a prescindere dal fatto che si curino in una struttura pubblica o privata accreditata.