Aperta un'inchiesta
Sanchez ancora nei guai, spunta la “lista nera” dei giornalisti: il ministero dell’Interno è costretto a scusarsi
Un nuovo colpo per il governo socialista di Pedro Sanchez, che ora dovrà fare i conti con un'inchiesta aperta dall'Agenzia spagnola per la protezione dei dati. Il dossier, che include i nomi di 280 professionisti della stampa, aveva incontrato le resistenze di alcuni addetti ai lavori del ministero dell'Interno
Esteri - di Gabriele Caramelli - 9 Settembre 2026 alle 19:15
Un altro scandalo sta travolgendo il governo di Pedro Sanchez, ma stavolta c’entra la libertà di stampa spagnola. Secondo El Confidencial, il ministero dell’Interno ha stilato un rapporto segreto in cui compaiono i nomi di 280 giornalisti, catalogati in base alle loro idee e alle conformità con l’esecutivo. Il dossier risale al 2024 e comprende anche i nomi di avvocati, politici ed ex funzionari che collaborano come opinionisti o editorialisti nelle testate giornalistiche spagnole. Nel documento, secondo il giornale spagnolo che l’ha visionato, compaiono 54 pagine che riportano gli identikit dei professionisti della stampa. Ogni voce include una foto e una descrizione riassuntiva delle testate giornalistiche per cui lavora il soggetto, oltre alla classificazione basata sulle opinioni politiche e sui commenti sul governo Sanchez.
Sanchez ancora nei guai, spunta la “lista nera” del ministero dell’Interno sui giornalisti
Il rapporto si intitola “Opinionisti: Radio e Televisione” e, secondo quanto riportato dai media spagnoli, ha suscitato molte resistenze all’interno del ministero, tanto che alcuni dipendenti dell’Ufficio comunicazione del ministero dell’Interno hanno contestato il provvedimento, arrivando anche a definirlo incostituzionale. Per questa ragione, secondo El Confidencial, la sezione più delicata del dossier è stata stilata da pochi addetti ai lavori.
Alla fine, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha ammesso l’esistenza del documento e si è scusato con i soggetti presenti al suo interno, sostenendo che non si trattasse di un elenco di proscrizione. «Non è nel nostro modo di agire redigere alcuna lista nera – si è difeso il titolare del dicastero -. Non conosco liste nere che includano persone direttamente o indirettamente legate alle attività del ministero dell’Interno». In conferenza stampa, Grande-Marlaska ha tenuto a precisare che il ministero dell’Interno non fa distinzione «né tra i media né tra i giornalisti quando si tratta di fornire informazioni e di rispondere a qualsiasi richiesta».
Il premier è (quasi) nudo
Anche Pedro Sanchez è intervenuto sulla questione in un’intervista all’emittente spagnola Tve: «Mi sembra un documento molto poco felice, non posso dire altro. Quello che posso garantirle, a lei, ai giornalisti e, naturalmente, ai lavoratori e alle lavoratrici dei mezzi di comunicazione, è che il governo spagnolo rispetta l’autonomia e l’indipendenza dei media, come non potrebbe essere altrimenti». È rientrato timidamente nei ranghi, dopo aver provato a sminuire i 4 anni del governo Meloni, che di fatto è il più longevo della storia repubblicana italiana. Inoltre, ha evidentemente dimenticato che i suoi otto anni alla guida della penisola iberica potrebbero concludersi con una sconfitta storica.
Nel frattempo, l’Agenzia spagnola per la protezione dei dati (Aepd) ha comunicato l’inizio di un’indagine d’ufficio per valutare le modalità e la base giuridica del trattamento dei dati eseguito dal ministero dell’Interno. L’inchiesta verificherà «la natura, la portata, le finalità e la base giuridica di tale trattamento di dati personali da parte del ministero dell’Interno». Inoltre, «l’avvio del procedimento non pregiudica l’accertamento di un’eventuale violazione». È l’ennesimo colpo al governo Sanchez, travolto dalle critiche per i diversi casi di corruzione che riguardano i membri della sua famiglia e quelli del governo, oltre alla pessima gestione dell’invasione dei clandestini a Ceuta.