Se la Ztl non porta in sala
Ridateci Checco Zalone… Boom al box office d’agosto, ma c’è il trucco: il record d’incassi non parla italiano, e sorge un dubbio
Il grande inganno dello sbigliettamento estivo da record: se le sale respirano è grazie ad Hollywood e ai maestri americani di sempre, da Ridley Scott a Nolan che furoreggiano nelle sale. Ma se persino le riedizioni cult di harry Potter e Terminator fanno il botto, una domanda dovremmo porcela...
Cronaca - di Priscilla Del Ninno - 1 Settembre 2026 alle 13:07
I numeri del box office di fine agosto diffusi dall’Adnkronos tratteggiano un mese record per i botteghini italiani: oltre 68,5 milioni di euro d’incasso complessivo, con un balzo del +220% sul 2025 e del +120% sul 2024. Una boccata d’ossigeno straordinaria per l’intero settore dell’esercizio cinematografico, certo, e possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo. Ma basta sbirciare tra le cifre e i titoli e analizzare la top 10 leggendo tra le righe (e i numeri soprattutto) con un minimo di spirito critico, per far crollare l’illusione: il miracolo economico delle nostre sale non parla affatto italiano. È un trionfo interamente targato Hollywood.
Boom al Box office di casa nostra, ma c’è il trucco: non lo dobbiamo al cinema italiano
A fare da mattatori assoluti sono i grandi colossal d’oltreoceano, la grande spettacolarità e l’intrattenimento ad alto budget. In vetta svetta il live-action Disney Oceania (oltre 8,5 milioni totali con un weekend da 1,8 milioni), seguito dall’ennesimo monumento del box office firmato Christopher Nolan, Odissea, capace di raggiungere la cifra mostruosa di 54,4 milioni di euro e quasi 6,5 milioni di presenze. La medaglia di bronzo va all’action di Spider-Man: Brand New Day (36,7 milioni totali), mentre debutta in quinta posizione The Dog Stars–Le stelle dopo la fine del maestro Ridley Scott (oltre 668 mila euro in pochi giorni). Persino le riedizioni cult come Harry Potter e la pietra filosofale (4° posto) o Terminator 2 (10° posto), insieme ad action (La vendetta perfetta) e horror (Insidious), saturano la classifica dei desideri degli italiani.
Cinema italiano, il solito plot del circoletto rosso da “due camere, bagno e cucina”
Cosa emerge, dunque, rileggendo questi dati in controluce? Che l’industria cinematografica italiana è quasi del tutto assente dal cuore e lontano dalle tasche del grande pubblico. Tolta la parentesi di rarissimi fenomeni di massa capaci di spezzare il muro della trasversalità come Checco Zalone, le produzioni nostrane faticano tragicamente a riempire le sale. Il problema, allora, viene da chiedersi, potrebbe risiedere in una crisi d’identità narrativa ed esistenzial-cinematografica? Di certo il nostro cinema sembra essersi rintanato in un perimetro asfittico, ossessionato dal guardare esclusivamente alla pancia delle nostre piccole realtà quotidiane.
Al box office mancano all’appello i film italiani (quando non c’è Zalone)
Si sfornano a nastro sceneggiature “basic”, costruite sul logoro modello “due camere, bagno e cucina”, incentrato su drammi da interno, fisime borghesi, tic nevrotici e dinamiche di coppia, stanche e autoreferenziali. Insomma, un sistema d’essai pensato per l’autocompiacimento e le coccole istituzionali del solito “circoletto rosso” di autori, registi e attori, spesso schermati dalla certezza dei fondi pubblici e con immancabile etichettatura statale di “pellicola di interesse culturale”.
Cinema italiano e sbigliettamento, un’equazione da risolvere
Eppure, ci sembra di dedurre dall’andamento delle frequentazioni delle nostre sale fuori dai perimetri della Ztl democratica e dei salotti intellettuali, che il pubblico a cui si deve lo sbigliettamento che conta e frutta rifiuti il solito sermone sociologico e il solito pauperismo narrativo. Chi oggi stacca un biglietto al botteghino cerca lo spettacolo, il viaggio, la meraviglia, o semplicemente l’evasione intelligente e divertente. Del resto, il cinema non è detto da sempre la fabbrica del sogno, più che dell’incubo del disagio generazionale?
Il racconto dal grande respiro disertato da registi e sceneggiatori italiani in voga
Manca cioè ai titoli italiani di oggi il racconto di grande respiro, lo slancio prospettico. Un paradosso sconcertante, se si pensa alla gloriosa stagione della Commedia all’italiana: i Monicelli, i Risi, i Comencini, così come interpreti del calibro di Sordi, Gassman e Manfredi, non disprezzavano affatto la platea. Al contrario, affidavano il ritratto del Paese a maschere tragicomiche immortali, capaci di divertire le folle e contemporaneamente firmare capolavori di critica sociale entrati di diritto nella storia della settima arte.
Box office e cinema italiano, non è solo una questione di marketing autoriale
Ed eccoci al dubbio finale che, senza pretendere di risolvere ma che rigiriamo a chi legge in cerca di risposte alternative, è questo: non sarà che finché il cinema italiano continuerà a confondere il pigro intimismo da salotto con l’arte, e i finanziamenti a pioggia con il successo di pubblico, il verdetto dei botteghini sarà sempre lo stesso? Di certo sappiamo che le casse dei cinema italiani continueranno a rimpinguarsi grazie all’industria a stelle e strisce, lasciando alla nostra produzione nazionale soltanto i ricordi sbiaditi del tempo che fu. Ma questo può bastare? E a quando un’inversione di rotta?