Il caso
Carrai si dimette dal Meyer: costretto a vivere in un bunker per l’odio antisemita, polemiche su Giani. Arriva la solidarietà di La Russa
Il manager lascia la Fondazione dopo mesi di tensioni. È console onorario di Israele. La vicinanza della seconda carica dello Stato
Marco Carrai si dimette da presidente della Fondazione Meyer. Il manager lascia per il crescente clima di antisemitismo nei suoi confronti, anche in virtù del fatto che è Console onorario d’Israele. Solidarietà dal presidente del Senato, Ignazio La Russa.
La vicenda
Carrai ha lasciato l’incarico denunciando un insostenibile clima d’odio, minacce di morte e scritte antisemite apparse sui muri di Firenze. Ha dichiarato che lui e la sua famiglia sono stati costretti a “vivere quasi in un bunker” a causa delle continue intimidazioni legate alle tensioni internazionali in Medio Oriente.
Nel difendere il proprio operato, il manager ha evidenziato che sotto la sua presidenza le risorse raccolte dalla Fondazione Meyer sono aumentate sensibilmente, passando da 12 milioni di euro nel 2023 a quasi 17 milioni nel 2026.
In più occasioni nel corso del 2026, sulle pareti del centro storico di Firenze (tra cui via dei Banchi e i sottopassi della stazione di Santa Maria Novella) sono comparsi graffiti violenti. Oltre a slogan come “Carrai muori” e svastiche, sono state tracciate frasi esplicitamente antisemite quali “Ebrei bruciati vivi” e “Ebrei al rogo”.
Le polemiche su Giani
Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha parlato di “normale rotazione”. Ma c’è un appello di 125 intellettuali a sostegno di Carrai e delle sue ragioni. Ma perché Giani parla di rotazione se Carrai si è dimesso? Carrai ha rivelato che avrebbe voluto dimettersi già prima per via del clima insostenibile per la sua famiglia, ma era rimasto in sella proprio su richiesta di Giani per garantire la continuità gestionale fino alla scadenza e alla nomina del successore. Quindi, il suo mandato sarebbe scaduto a breve ma non ha più retto al clima di odio antisemita.
Vive sotto scorta
A causa del livello di pericolo e delle continue intimidazioni dirette, Carrai è stato messo sotto protezione. Nello sfogo pubblico seguito alle sue dimissioni, ha raccontato che la situazione era diventata insostenibile per la sua sfera privata, costringendo lui e la sua famiglia a “vivere quasi in un bunker”.
Movimenti radicali come il Partito Comunista Italiano (nPCI) e gruppi pro-Gaza hanno lanciato campagne pubbliche per chiedere le sue dimissioni, invitando al boicottaggio e all’interruzione delle sue attività.
La solidarietà di La Russa
“Esprimo piena e convinta solidarietà a Marco Carrai, console onorario di Israele per la Toscana, costretto a lasciare la presidenza della Fondazione Meyer dopo mesi di minacce, insulti e intimidazioni legate proprio al suo incarico”, dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato. “Le parole di Carrai, e soprattutto il racconto delle conseguenze che questa vicenda ha avuto sulla sua famiglia e sui suoi figli, impongono una riflessione seria. Il confronto politico, anche quando è aspro e attraversato da profonde divisioni, non può mai trasformarsi in odio personale, persecuzione o intimidazione. A Marco Carrai e alla sua famiglia giunga la mia piena e sincera vicinanza”, conclude la seconda carica dello Stato.